L’Europa come “Barbieland”. Ecco i lati oscuri dietro la facciata dell’Unione: rischiamo di perdere giovani, “non bianchi” ed europei dell’Est
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – All’Europa si crede ancora. Ma ci sono tre categorie di persone che hanno perso la fiducia in essa: i “non bianchi”, i cittadini dei Paesi centro orientali e i giovani. E questo l’esito preoccupante del sondaggio, l'European Sentiment Compass, condotto su iniziativa congiunta del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e della Fondazione culturale europea(ECF) e dal titolo significativo: “Benvenuti a Barbieland: il sentimento europeo in un anno di guerre ed elezioni”. La ricerca punta capire quale sia il livello di “europeismo” e di fiducia nei confronti del progetto europeo. Il risultato conferma che il tasso di adesione è ancora alto. Ma con tre “punti oscuri”: i giovani, gli esteuropei e i cittadini non cristiani e non di pelle bianca. Una situazione che pone in prospettiva il pericolo di un’Ue che venga concepita con una impostazione “etnica”.
Ottimismo nonostante tutto
Da cosa si evincono questi tre aspetti negativamente in rilievo? Dalla limitata parte…
BRUXELLES – All’Europa si crede ancora. Ma ci sono tre categorie di persone che hanno perso la fiducia in essa: i “non bianchi”, i cittadini dei Paesi centro orientali e i giovani. E questo l’esito preoccupante del sondaggio, l'European Sentiment Compass, condotto su iniziativa congiunta del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e della Fondazione culturale europea(ECF) e dal titolo significativo: “Benvenuti a Barbieland: il sentimento europeo in un anno di guerre ed elezioni”. La ricerca punta capire quale sia il livello di “europeismo” e di fiducia nei confronti del progetto europeo. Il risultato conferma che il tasso di adesione è ancora alto. Ma con tre “punti oscuri”: i giovani, gli esteuropei e i cittadini non cristiani e non di pelle bianca. Una situazione che pone in prospettiva il pericolo di un’Ue che venga concepita con una impostazione “etnica”.
Ottimismo nonostante tutto
Da cosa si evincono questi tre aspetti negativamente in rilievo? Dalla limitata partecipazione giovani, dall’evidente ”candore” della sua politica e dal sempre più tiepido europeismo degli abitanti delle aree centrali e orientali. Tre fattori che formano un combinato disposto in grado di indicare uno spostamento verso una allarmante dimensione "etnica" dell’Unione. Il rapporto conferma una dose di ottimismo: nonostante un anno di guerre ed elezioni, la maggioranza dei cittadini europei – oltre il 60 per cento - continua a essere fiducioso nell’Ue. A testimoniarlo è stata anche l'affluenza relativamente elevata alle elezioni del Parlamento europeo di giugno scorso e la circostanza che la stragrande maggioranza dei 27 governi nazionali rimane europeista.
La dimensione etnica dell’Unione
Ma il pericolo non va sottovalutato. Proprio perché esiste una parte della popolazione – “non bianchi”, orientali e giovani – che si sente “esclusa”, “disillusa” o “disinteressata”. Motivo per cui il rapporto fa riferimento al film Barbie: quando si esce dalla finzione (e nel caso specifico dalla cosiddetta “bolla” di Bruxelles), le istituzioni europee scoprono che non tutti sono riconoscenti nei loro confronti e che anzi alcuni non credono più nel futuro unito del Vecchio Continente. Pawel Zerka, senior policy fellow dell'ECFR, sintetizza così il risultato: molti europei potrebbero ora vedere il loro continente e le sue istituzioni politiche come "troppo bianchi", "troppo occidentali" o "troppo boomer".
L’effetto del 7 ottobre in Europa
Nel primo caso l’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso ha acuito la sensazione di lontananza, rafforzato i partiti di estrema destra provocando nuove forme di xenofobie e di riflesso anche di antisemitismo. Un effetto rimbalzato in particolare nell'Europa centrale e orientale. I due terzi dei cittadini francesi di religione musulmana, ad esempio, ritengono i resoconti sul conflitto israelo-palestinese siano parziali. Un problema non da poco se si considera che in molti Stati la popolazione musulmana rappresenta almeno il 5 per cento del totale. Va inoltre considerato che alle elezioni europee solo il 3 per cento degli eletti è di etnia diversa. E invece dovrebbe essere intorno al 10 per cento.
Il “caso” Italia
In alcuni Paesi, come il nostro, “i rigidi criteri di cittadinanza italiana negano il diritto al voto a circa un milioni di adulti”. Gli immigrati, legali e illegali, costituiscono invece il 5 per cento della popolazione. I primi posti dell'estrema destra alle elezioni del Parlamento europeo, in Francia, Italia, Belgio, Austria e Ungheria – e le forti prestazioni nei Paesi Bassi e in Germania – hanno così alimentato l’avversione contro i migranti. Sebbene la questione migratoria non è sempre al primo posto tra le preoccupazioni degli europei. Negli ultimi 20 anni si assiste ad un saliscendi di attenzione.
La delusione degli orientali
Il rapporto suggerisce poi che alcuni cittadini “orientali” sono delusi dai reali benefici dell'appartenenza all'UE: un sentimento sfruttato dalle formazioni di destra che incontra una preoccupante scarsa opposizione politica. Il 30 per cento degli abitanti di questa zona guarda con diffidenza alla Ue. In Slovenia addirittura la maggioranza. In Polonia il 47 per cento delle persone ritiene che il futuro sarebbe migliore fuori dall’Ue. In sette dei Paese di questo quadrante l’affluenza alle urne in occasione delle europee non è andato oltre il 40 per cento. In effetti la fiducia nell’Ue negli ultimi 20 anni è scesa ovunque, ad eccezione della Danimarca. Ma, fortunatamente, resta un “attaccamento” all’Unione ancora superiore al 50 per cento.
In Italia l’attaccamento all’Europa è intorno al 55 per cento, la fiducia al 50 e nel futuro dell’Ue al 60. Ma la sfiducia al 45 per cento e il 40 penso che si starebbe meglio fuori.
I giovani
I giovani europei, anche se generalmente più pro-europei e tolleranti rispetto alle generazioni più anziane, hanno mostrato un interesse limitato per le elezioni europee. Hanno sostenuto partiti di estrema destra o anti-sistema. In Polonia queste formazioni hanno vinto grazie al voto giovanile. In Germania e Francia un gran numero di giovani ha sostenuto l'AfD e il Rassemblement National, e lo hanno fatto perché non si sentono rappresentanti da una classe dirigente troppo “boomer”.Secondo lo studio, allora, i partiti europeisti dovrebbero diversificare i loro membri e la loro base elettorale, e ampliare la gamma di argomenti che discutono con i giovani. I valori di universalismo, uguaglianza e laicità, non possono essere accompagnati dalla paura nei confronti dell'immigrazione dall'Africa e dall'Asia vissuta come una minaccia alla "civiltà" europea.
Nel nostro Paese, in realtà, la situazione da questo punto di vista è meno preoccupante: nella fascia di elettori tra i 18 e 29 anni la classifica prevede il primo posto per il Pd con il 18 per cento, seguito dall’M5S al 17, Alleanza Verdi Sinistra al 16, Fdi al 14, Forza Italia al 9 e la Lega al 5.