La devastazione creata dall’attacco israeliano nel cuore di Beirut sembra indicare l’impiego di un’arma straordinaria, addirittura più letale delle possenti “bunker buster” GBu-28 da quasi due tonnellate: una bomba forse progettata su misura per riuscire a demolire il quartiere generale di Hezbollah.
Un isolato
I condomini della capitale libanese infatti sono stati letteralmente sbriciolati e in molti punti inceneriti: anche le strutture in cemento sono state spezzettate, senza lasciare larghi frammenti di solai o colonne. È qualcosa di molto diverso dai danni provocati a Gaza dagli ordigni scagliati per colpire i rifugi di Hamas nel sottosuolo. Lì si trattava sicuramente delle Gbu-28 americane, …
La devastazione creata dall’attacco israeliano nel cuore di Beirut sembra indicare l’impiego di un’arma straordinaria, addirittura più letale delle possenti “bunker buster” GBu-28 da quasi due tonnellate: una bomba forse progettata su misura per riuscire a demolire il quartiere generale di Hezbollah.
Un isolato
I condomini della capitale libanese infatti sono stati letteralmente sbriciolati e in molti punti inceneriti: anche le strutture in cemento sono state spezzettate, senza lasciare larghi frammenti di solai o colonne. È qualcosa di molto diverso dai danni provocati a Gaza dagli ordigni scagliati per colpire i rifugi di Hamas nel sottosuolo. Lì si trattava sicuramente delle Gbu-28 americane, che penetrano anche trenta metri di terreno o pareti di cemento larghe sei metri prima che ci sia la detonazione di trecento chili di esplosivo. L’effetto è quello di far collassare l’edificio come in un terremoto, accartocciando i piani uno sull’altro.
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Un’arma ad hoc
A Beirut invece i pianificatori del raid hanno tenuto conto delle tecniche di costruzione dei rifugi insegnate ai miliziani sciiti dagli ingegneri nordcoreani: le sale di comando sotterranee hanno una pianta studiata per resistere allo scoppio delle “bunker buster”, con corridoi angolati o semicircolari per disperdere l’onda d’urto. Un criterio che ha permesso durante la guerra del Kosovo del 1999 la sopravvivenza di alcune basi jugoslave bersagliate proprio con le terribili Gbu-28. Un modo per vanificare questi accorgimenti è impiegare le testate termobariche, che generano una spinta di pressione contro cui non c’è difesa: un mostruoso vento assassino. Il Pentagono ha sviluppato un ordigno di questo tipo nell’autunno 2001 per neutralizzare le caverne afghane di Al Qaeda: il peso della bomba – chiamata Blu-118 – è di circa 1800 chili. Non risulta che sia mai stata venduta alle Israeli Defense Forces ma le aziende israeliane hanno la capacità di produrre armi simili e alcune ong sostengono che siano state sganciate negli scorsi mesi a Gaza per smantellare i cunicoli scavati nella sabbia da Hamas, spargendo un’onda di morte sulla popolazione palestinese.
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A Beirut la catacomba di Hezbollah si estendeva oltre i palazzi: l’esplosione sotterranea ha aperto voragini pure nelle strade. E il video dell’attacco spinge alcuni analisti a ipotizzare che siano state usate più bombe simultaneamente, entrate nelle case a pochi metri di distanza: un anello di fuoco per impedire che i leader sciiti potessero salvarsi.