La rivelazione di Boris Johnson: “Durante il Covid pensai di invadere l’Olanda per riprenderci i nostri vaccini”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Boris Johnson pensò di invadere l’Olanda per “riprenderci le nostre dosi di vaccino anti-Covid”. A rivelarlo è lo stesso ex primo ministro, autore delle sue memorie Unleashed, che arriveranno nelle librerie inglesi il 10 ottobre prossimo ma che in questi giorni sono già ampiamente serializzate sul Daily Mail. Lo stesso Johnson, a un certo punto dell’estratto, confessa che si sarebbe trattato di “un piano folle”. Un alto rappresentante della Difesa gli disse: “Beh, primo ministro, è tecnicamente possibile, certo significherebbe attaccare un nostro storico alleato Nato…”.
Eppure, l’ex leader scrive che nel marzo 2021, quando erano appena stati prodotti e approvati i primi vaccini Astrazeneca, discusse con alcuni capi militari britannici la possibilità di “una operazione anfibia” dalle coste inglesi a quelle olandesi per “recuperare cinque milioni di dosi del vaccino” ideato dall’università di Oxford ma in parte prodotto in Ue. Dosi, secondo Boris, “tenute in ostaggio dell’Unio…
LONDRA - Boris Johnson pensò di invadere l’Olanda per “riprenderci le nostre dosi di vaccino anti-Covid”. A rivelarlo è lo stesso ex primo ministro, autore delle sue memorie Unleashed, che arriveranno nelle librerie inglesi il 10 ottobre prossimo ma che in questi giorni sono già ampiamente serializzate sul Daily Mail. Lo stesso Johnson, a un certo punto dell’estratto, confessa che si sarebbe trattato di “un piano folle”. Un alto rappresentante della Difesa gli disse: “Beh, primo ministro, è tecnicamente possibile, certo significherebbe attaccare un nostro storico alleato Nato…”.
Eppure, l’ex leader scrive che nel marzo 2021, quando erano appena stati prodotti e approvati i primi vaccini Astrazeneca, discusse con alcuni capi militari britannici la possibilità di “una operazione anfibia” dalle coste inglesi a quelle olandesi per “recuperare cinque milioni di dosi del vaccino” ideato dall’università di Oxford ma in parte prodotto in Ue. Dosi, secondo Boris, “tenute in ostaggio dell’Unione europea in un magazzino di Leida”.
“L’Ue ci trattava con astio e un atteggiamento di ripicca perché i loro approvvigionamento e distribuzione dei vaccini anti Coronavirus erano molto più lenti di noi dopo Brexit”, racconta Johnson nella sua versione dei fatti, “volevano che quelle dosi non ci arrivassero, nonostante sembrava non volessero utilizzarle nemmeno per loro. Non potevo permettere questo al popolo britannico che soffriva”.
In realtà, lo scenario di quel momento drammatico in piena pandemia era ben più complicato. Come all'epoca rivelò una intervista a Repubblica del ceo di Astrazeneca Pascal Soriot, il Regno Unito aveva una sorta di priorità nella consegna dei vaccini di Oxford, una clausola di cui l’Unione europea non era a conoscenza quando firmò il contratto con la multinazionale britannico-svedese per la fornitura di decine di milioni di fiale.
Allora, le parole di Soriot innescarono la reazione di Bruxelles e l'Ue addirittura, per qualche ora, pensò di reinstallare una temporanea ma pericolosissima dogana tra le due Irlande proprio per il controllo della distribuzione delle fiale contese. In ogni caso, poi l’Europa concentrò buona parte delle sue risorse sui vaccini mRNA americani come Pfizer e Moderna e gradualmente rinunciò all’uso di quelli Astrazeneca, come avrebbe poi fatto nei mesi successivi lo stesso governo britannico.
Nelle sue attese memorie, tuttavia, Johnson parla anche di molto altro. Continua a difendersi dallo scandalo Partygate, ossia delle feste a Downing Street in pieno lockdown (“persino il mio compleanno fu il più triste della mia vita”) e rivela un altro retroscena, stavolta sul principe Harry: “Nel gennaio 2020”, a margine del summit Uk-Africa investment, “mi fu chiesto da alcuni funzionari britannici di fargli un discorso da uomo, a quattr’occhi, per farlo rimanere nel Regno Unito. Parlammo da soli per venti minuti e gli spiegai perché era sbagliato abbandonare la Royal Family e trasferirsi in Nord America”. Ma non ci fu niente da fare. Johnson non riuscì a convincere Harry, che con la moglie Meghan e il piccolo Archie qualche giorno dopo prese un volo per il Canada. E così, i duchi del Sussex abbandonarono, forse per sempre, Londra e la famiglia reale.