Austria al voto, l’estremista Kickl punta al potere, contro “il settarismo ambientalista”e la “follia arcobaleno”. In piazza cita Don Camillo e Peppone
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniVIENNA – Gli altoparlanti gracchiano, una voce anonima urla “gib gas”, “dai gas”. E fa venire i brividi. Siamo a pochi metri dal palco affittato da un partito fondato da nazisti mai redenti i cui leader continuano a sostenere che “non tutte le SS erano criminali”. Ma è uno dei tanti slogan che rimbalzano sulla piazza antistante al duomo di Santo Stefano durante il comizio finale della Fpoe. Una piazza piuttosto vuota: circa 600 persone sono venute ad ascoltare il capo dell’estrema destra austriaca,Herbert Kickl. E l’attesa è allietata, si fa per dire, da canzoni country, balli popolari, un paio di walzer e persino un “Va pensiero” con testo in tedesco.
Una piazza semivuota
La piazza resta semivuota anche quando parla il leader dell’ultradestra, ma del resto siamo nel cuore della cosmopolita “Vienna rossa”, roccaforte socialdemocratica, coccolata da un secolo di generose politiche abitative e sociali che continuano a reg…
VIENNA – Gli altoparlanti gracchiano, una voce anonima urla “gib gas”, “dai gas”. E fa venire i brividi. Siamo a pochi metri dal palco affittato da un partito fondato da nazisti mai redenti i cui leader continuano a sostenere che “non tutte le SS erano criminali”. Ma è uno dei tanti slogan che rimbalzano sulla piazza antistante al duomo di Santo Stefano durante il comizio finale della Fpoe. Una piazza piuttosto vuota: circa 600 persone sono venute ad ascoltare il capo dell’estrema destra austriaca,Herbert Kickl. E l’attesa è allietata, si fa per dire, da canzoni country, balli popolari, un paio di walzer e persino un “Va pensiero” con testo in tedesco.
Una piazza semivuota
La piazza resta semivuota anche quando parla il leader dell’ultradestra, ma del resto siamo nel cuore della cosmopolita “Vienna rossa”, roccaforte socialdemocratica, coccolata da un secolo di generose politiche abitative e sociali che continuano a regalarle la qualità della vita più alta al mondo. Qui l’onda blu degli ultranazionalisti non ha mai sfondato, ma quando alle sette di sera appare l’anima nera della nuova destra austriaca, Herbert Kickl, dalla piazza parte un “Herbert, Herbert”. Ormai il leader della Fpoe è il simbolo più rappresentativo della parabola di un’estrema destra che per un po’ ha tentato una conquista del centro ma che di recente ha scelto di nuovo la via del radicalismo, e martella i suoi elettori con parole d’ordine nerissime.
E Kickl grida. “Oesterreich zuerst”, che sembra trumpiano ma in realtà fu inventato proprio dalla Fpoe molto prima di Trump. E “prima il popolo, poi il cancelliere”, “no al regime del covid”, “basta sanzioni contro la Russia e basta con i guerrafondai”, basta con “il settarismo ambientalista”. E giù bordate contro la stampa, gli “snob”, “il culto arcobaleno”, “gli assalti dei migranti alle frontiere”. Parole d’ordine che suonano familiari perché le destre estreme se le scopiazzano a vicenda, insieme alla promessa “di una nuova era”, se arriveranno al governo.
Un’elezione storica
Stavolta Kickl ci crede davvero: la Fpoe è avanti nei sondaggi e promette di incoronarlo “Volkskanzler”, cancelliere del popolo, e anche questo suona un po’ stonato nel Paese dell’Anschluss, ma tant’è. Alle ultime elezioni, la Fpoe aveva sempre scelto piazze di quartieri popolari di Vienna, aree operaie, per i comizi finali degli ex leader Norbert Hofer e Heinz-Christian Strache. Stavolta Kickl ha voluto la piazza centralissima del duomo perché “ero qui, venticinque anni fa, quando Joerg Haider chiuse la campagna elettorale e ci regalò un risultato straordinario”. Erano le elezioni del 2000, e l’Austria scioccò l’Europa chiamando al governo, per la prima volta, un partito di estrema destra. Appunto, quello di Haider, il cui ghost writer era all’epoca un giovanissimo Herbert Kickl.
La citazione di Guareschi
Quando suonano le campane del duomo, il leader Fpoe cita “Don Camillo e Peppone” - la serie di romanzi di Giovanni Guareschi è sempre stato un mito nei Paesi di lingua tedesca – e lo prende come “un segno premonitore”. Spera, stavolta, di non partecipare solo al governo, come è accaduto anche in anni recenti con il leader dei popolari Sebastian Kurz. Stavolta Kickl vuole dare le carte, vuole fare il cancelliere. E anche chi lo segue dalla piazza, ci crede davvero.
Michael, 68 anni, non vuol dire il cognome ma racconta di essere “figlio di un’ungherese scappato in Austria nel 1956 dai carri armati sovietici” e non lo spaventa votare per un partito che stigmatizza i migranti e i profughi come lo era stato suo padre. “Lui si spaccò le ossa, i siriani, afghani, iracheni vengono qui a prendersi i nostri sussidi, violentano, accoltellano, non si integrano. E noi stiamo diventando stranieri nel nostro Paese”.
Il tramonto dei partiti tradizionali
Passiamo accanto a un ragazzo vestito di nero che distribuisce volantini e adesivi anti-Kickl. Axel Magnus si presenta con una vigorosa stretta di mano, “siamo del sindacato contro il razzismo”, un’associazione che dal 2000, quando la Fpoe andò al potere per la prima volta, indice ogni volta una manifestazione al centro di Vienna nel giorno del giuramento dei governi con la destra a bordo. “Questo è un partito che vuole spaccare la società, razzista e che smantellerà le nostre sicurezze sociali”.
Sono tante le associazioni che stanno aumentando le pressioni sui partiti tradizionali perché non scendano a compromessi con l’ultradestra. Ma intanto dal palco Kickl è convinto che perderanno. “Lasciatemi citare Gorbaciov: ‘chi arriva tardi, sarà punito dalla storia’”. E’ la famosa citazione del 1989 con cui il padre della Perestrojka, il leader del Pcus sovietico che avviò la fine del comunismo, avvertì il dittatore della Germania est Erich Honecker che non aveva capito la portata della rivoluzione. Un confronto oltraggioso, ma Kickl non molla: “siamo i combattenti per la libertà”. E una clamorosa menzogna. Quello che Kickl promette è un’Austria orbaniana, autocratica, filorussa, illiberale e repressiva. E domani gli austriaci decideranno se affidargli il loro destino.