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Apocalisse a Beirut, le bombe di Israele contro Nasrallah

(reuters)

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Il racconto della giornata. Quattro esplosioni a Dahieh sbriciolano gli edifici. Si temono centinaia di morti e resta incerta la sorte del leader di Hezbollah
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BEIRUT– Il rumore spaventoso delle esplosioni, una, due, tre, quattro, cinque, a poca distanza l’una dall’altra, la terra di Beirut trema, dal Nord al Sud della città, le sentono tutti, come mai prima era successo in questi 11 mesi di conflitto. Alle 18.40 la guerra entra nelle case dei libanesi della capitale, un’enorme colonna di fumo si alza da Dahieh, la periferia meridionale dove Hezbollah tiene il suo quartier generale ma che è anche un sobborgo popolare dove vivono un milione di persone stipate in palazzi fatiscenti, bambini, scuole, mercati.

Un attacco senza precedenti

È qualcosa di nuovo, di diverso, di più inquietante degli “omicidi mirati” compiuti finora dall’aviazione israeliana. Tonnellate di bombe che radono al suolo un inte…

BEIRUT– Il rumore spaventoso delle esplosioni, una, due, tre, quattro, cinque, a poca distanza l’una dall’altra, la terra di Beirut trema, dal Nord al Sud della città, le sentono tutti, come mai prima era successo in questi 11 mesi di conflitto. Alle 18.40 la guerra entra nelle case dei libanesi della capitale, un’enorme colonna di fumo si alza da Dahieh, la periferia meridionale dove Hezbollah tiene il suo quartier generale ma che è anche un sobborgo popolare dove vivono un milione di persone stipate in palazzi fatiscenti, bambini, scuole, mercati.

Un attacco senza precedenti

È qualcosa di nuovo, di diverso, di più inquietante degli “omicidi mirati” compiuti finora dall’aviazione israeliana. Tonnellate di bombe che radono al suolo un intero isolato, “dai 4 ai 6 palazzi non ci sono più”: nemmeno il soccorritore della difesa civile libanese riesce a restituire le dimensioni esatte della distruzione. Il primo bilancio che viene diffuso parla di 2 morti, 70 feriti ma è destinato ad aumentare perché i palazzi sono stati polverizzati e con essi anche le vittime.

Libano, bombe su Beirut: esplosioni devastanti nel quartiere di Hezbollah - il video

“Mi sono buttato in strada senza nulla, ci sono decine di persone che camminano verso l’aeroporto, non sanno dove andare, è un massacro, un’apocalisse qui”, racconta terrorizzato Mustafa che vive a meno di un chilometro dalle esplosioni. Un giovane uomo della sicurezza di Hezbollah, un gruppo armato che ha combattuto diversi conflitti, abituato ai raid mirati su Dahieh, dice sotto choc a una giornalista di Al Jazeera: “Spiegate, per favore, che noi siamo persone, esseri umani”.

L’enigma

L’esercito israeliano dichiara: “Abbiamo colpito il quartier generale di Hezbollah”. L’obiettivo era Seyyed Hassan Nasrallah, il leader del partito-movimento libanese fin dalla sua fondazione. Si rincorrono voci, conferme e poi smentite anche su un presunto ferimento della figlia. Nessuno sa ancora con certezza quale sia la sorte del religioso divenuto capo militare che si è conquistato il sostegno di una parte di mondo arabo sciita e non solo. Dal 27 settembre, la guerra di “attrito” combattuta da Israele e Hezbollah fin dallo scorso ottobre è un ricordo del passato.

Inizia qualcosa di nuovo, “più grande e spaventoso”, dice Ibrahim, reporter di lungo corso a Beirut. Finora Israele aveva preso di mira la catena di comando militare del gruppo libanese, decimandola. Ora l’obiettivo sono i leader politico-religiosi, gli esponenti del consiglio esecutivo e del consiglio della Shura di Hezbollah, Nasrallah, ma anche il suo vice, Hashem Safieddine, cugino della madre, religioso legato a Teheran (il figlio ha sposato la figlia del generale iraniano ucciso dagli americani, Soleimani).

Un crimine

"Non c’è dubbio che questo crimine riprovevole e questo comportamento sconsiderato rappresentano una grave escalation che cambia le regole del gioco”, dichiara l’ambasciata iraniana a Beirut. Il leader supremo Khamenei convoca a Teheran una riunione con i capi delle diverse divisioni dei pasdaran. Ali Larijani, uno dei suoi consiglieri, avverte: “Qualsiasi leader martire della resistenza verrà sostituito”. Per gli americani, Israele ha il diritto di “riportare i suoi cittadini nelle loto case”, ma il “modo in cui si difende conta”.

Gli israeliani si aspettano ora una risposta dura dall’Asse della resistenza. Netanyahu ha dato luce verde al raid da New York doveva appena parlato all’assemblea generale delle Nazioni Unite per dire che “Israele vuole la pace”. Alla maniera che ritiene più efficace: l’escalation. “Continueremo a indebolire Hezbollah finché non saranno raggiunti tutti i nostri obiettivi”, ha detto il premier israeliano, ricalcando la posizione sempre assunta sulla guerra a Gaza: eliminare Hamas, e ora eliminare Hezbollah.

La pioggia di fuoco

Dopo l’ondata di bombardamenti che ha fatto più di 600 morti in Libano nel giro di 4 giorni, e che promettono di intensificarsi, ora il governo israeliano dà la caccia alla leadership storica di Hezbollah, un salto di qualità dalle conseguenze imprevedibili perché Hezbollah non è Hamas, è un movimento molto più radicato e strutturato del gruppo palestinese, ha una vasta base sociale, una rete parastatale di scuole, ospedali, associazioni, è un partito che siede in Parlamento. Gli americani, che sarebbero stati informati dell’attacco su Beirut solo quando era in corso, hanno espresso questa preoccupazione a diversi interlocutori europei negli ultimi giorni: temono la decomposizione politica del Libano, l’esplosione del fragile equilibrio confessionale e settario su cui si regge il Paese.

La proposta di un cessate il fuoco di 3 settimane per ora è lettera morta. A sera l’aviazione israeliana riprende a bombardare nel Sud del Libano, Hezbollah lancia missili sul nord di Israele, a Safad. Su Beirut cala la notte con le ambulanze che attraversano senza sosta la città, i soccorritori che scavano sotto le macerie, e l’esercito israeliano che ordina evacuazioni da Dahieh, preparando nuovi radi, un inquietante remake della dinamica di Gaza. La guerra è arrivata fino a Beirut.

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