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Netanyahu: “Con l’uccisione di Nasrallah abbiamo saldato i conti. Teheran non ci attacchi: possiamo arrivare anche lì”

Netanyahu: “Con l’uccisione di Nasrallah abbiamo saldato i conti. Teheran non ci attacchi: possiamo arrivare anche lì”

Una fonte Usa dice all’emittente Abc che Israele starebbe pensando a una invasione di terra “limitata” in Libano

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Tel Aviv – “Non era un terrorista, era il terrorista”. Le parole di Benjamin Netanyahu, pronunciate appena sceso dal volo di stato che lo ha riportato a Tel Aviv dopo il viaggio negli Stati Uniti per il discorso all’Onu, da sole spiegano la soddisfazione del governo israeliano per l’uccisione di Hassan Nasrallah, 64 anni, da 32 alla guida dei miliziani sciiti Hezbollah. Nasrallah è morto il 27 settembre pomeriggio nel bunker del quartiere Dahieh di Beirut, sfondato da un attacco missilistico di proporzioni smisurate (80 tonnellate di esplosivo lanciate da dieci F15 israeliani dello Squadrone 69), uno dei più devastanti mai visti in Medio Oriente. Le stime che circolano sui media indicano in 300 persone il bilancio delle vittime, tra cui molti quadri militari del Partito di Dio. Dove c’era un blocco di edifici residenziali ora ci sono crateri.

Un conto da saldare

“Nasrallah e i suoi uomini erano gli artefici del piano per distruggere Israele, erano il motore dell’asse del male dell’Iran”, dichiara Netanyahu, il cui aereo è atterrato al Ben Gurion mezz’ora prima che gli Huthi yemeniti lanciassero un missile, pare diretto proprio sull’aeroporto, intercettato dal sistema di difesa al di fuori dei confini. “Israele ha saldato i conti con i responsabili della morte di innumerevoli israeliani. L’Iran non ci attacchi, perché la lunga mano di Israele può arrivare anche lì”. Quest’ultimo passaggio del discorso di Netanyahu preannuncia giorni complicati, visto che Teheran, che nell’attacco a Beirut ha perso il generale Abbas Nilforushan comandante delle Forze Quds in Libano e Siria, ha trasferito d’urgenza la Guida Suprema Ali Khamenei in una località segreta iperprotetta, giura vendetta ed evoca la possibilità di inviare le sue truppe in Libano “per combattere contro Israele, proprio come nel 1981”.

La sconfitta degli Usa

Sarebbe l’incipit di quella guerra regionale che Joe Biden da mesi cerca disperatamente di scongiurare, pur ribadendo in ogni occasione di essere al fianco dello Stato ebraico qualsiasi cosa accada. L’uccisione di Nasrallah, per il presidente americano, è “una forma di giustizia per le vittime di cui si è macchiato, incluse migliaia di civili americani, israeliani e libanesi. Il nostro obiettivo è fermare le ostilità sia a Gaza che in Libano attraverso mezzi diplomatici. È giunto il tempo che questi accordi vengano firmati”.

L’esercito israeliano ha confermato il decesso nella mattina di sabato 28 settembre, dopo una girandola di smentite durata tutta la notte. È emerso che con il segretario generale è rimasto ucciso anche il numero tre di Hezbollah Ali Karaki, comandante delle unità in Libano meridionale. Il raid dell’Aeronautica è avvenuto durante una riunione convocata nel complesso sotterraneo sotto un edificio a più piani del quartiere sciita.

Lo Stato maggiore israeliano ha diffuso l’audio in cui il comandante dell’Aeronautica si è poi complimentato con i piloti dello Squadrone 69, una mossa che ha un sapore politico: allo Squadrone 69 infatti appartengono molti dei riservisti che prima del 7 Ottobre, in polemica con la contestata riforma della giustizia di Netanyahu, dichiararono pubblicamente che non avrebbero più prestato servizio militare.

Khamenei, dal bunker dove si è messo al sicuro, ha chiamato a raccolta «tutti i musulmani» per dire che è “dovere” schierarsi con Hezbollah dopo l’uccisione di Nasrallah. Nel mentre i caccia israeliani hanno continuato le operazioni lanciando bombe nel sud del Libano e altri attacchi mirati a Beirut in cui sono stati uccisi il comandante dell’unità missilistica nel sud del Libano, Muhammad Ali Ismail, e il capo della divisione intelligence, Hassan Khalil Yassin.

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