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Francia, il premier Barnier vuole meno spese e una patrimoniale per ridurre il debito: “Siamo sull’orlo del precipizio”

Il primo ministro ha illustrato il suo programma in Parlamento, tra le proteste della sinistra
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PARIGI – Comincia con una citazione di De Gaulle, il neopremier Michel Barnier. «Vi chiedo di fare molto con poco» dice l'ex commissario Ue, sceso finalmente nell’arena parlamentare, dopo essere stato nominato da Emmanuel Macron quasi un mese fa. Nel suo discorso programmatico davanti ai 577 deputati dell’Assemblée Nationale, riuniti per la prima volta in plenaria dopo la dissoluzione del 9 giugno scorso, Barnier ha illustrato le priorità del suo esecutivo di minoranza, sostenuto solo dal blocco centrale e dal partito di destra dei Républicains.

Barnier ha cominciato parlando della “spada di Damocle” dei conti pubblici, con la legge di Bilancio da approvare entro fine anno sotto la sorveglianza di Bruxelles e dei mercati finanziari. «La Francia è sull'orlo del precipizio», sottolinea il premier, incitando a «guardare la verità». «È accettabile che spendiamo di più per il pagamento degli interessi sul debito che per la Di…

PARIGI – Comincia con una citazione di De Gaulle, il neopremier Michel Barnier. «Vi chiedo di fare molto con poco» dice l'ex commissario Ue, sceso finalmente nell’arena parlamentare, dopo essere stato nominato da Emmanuel Macron quasi un mese fa. Nel suo discorso programmatico davanti ai 577 deputati dell’Assemblée Nationale, riuniti per la prima volta in plenaria dopo la dissoluzione del 9 giugno scorso, Barnier ha illustrato le priorità del suo esecutivo di minoranza, sostenuto solo dal blocco centrale e dal partito di destra dei Républicains.

Barnier ha cominciato parlando della “spada di Damocle” dei conti pubblici, con la legge di Bilancio da approvare entro fine anno sotto la sorveglianza di Bruxelles e dei mercati finanziari. «La Francia è sull'orlo del precipizio», sottolinea il premier, incitando a «guardare la verità». «È accettabile che spendiamo di più per il pagamento degli interessi sul debito che per la Difesa o la ricerca? La mia risposta è no». Nel ricordare che quest'anno la Francia sforerà il 6% deficit/Pil, fuori dalla traiettoria prevista, Barnier promette di tornare al 5% nel 2025 e al 3% nel 2029, ovvero due anni dopo la promessa fatta dal precedente governo.

«Il primo rimedio al debito è la riduzione della spesa», osserva il premier. «Entro il 2025, due terzi dello sforzo di risanamento deriveranno da tagli alla spesa», prosegue, prima di annunciare di voler aumentare le tasse, chiedendo un maggiore contributo «alle grandi imprese che realizzano profitti consistenti». Il governo prepara anche una patrimoniale che Barnier definisce come un «prelievo eccezionale da parte dei francesi più ricchi».

La protesta della sinistra

Il discorso programmatico di Barnier è stato interrotto da frequenti contestazioni dai banchi della sinistra che rivendicava il governo dopo i risultati elettorali. Qualche decina di deputati della France Insoumise hanno brandito le tessere elettorali urlando verso i ministri: «I francesi non hanno votato per voi». Impassibile, Barnier ha invitato tutti a «fare compromessi», «superare le divisioni», lanciando messaggi per tentare di allargare la sua base. E così il premier settantenne, “gollista sociale”, si è rivolto alla sinistra parlando della necessità di “migliorare la riforma delle pensioni”, affidandosi al dialogo con i sindacati, e di affrontare anche il «debito ecologico», con misure ambiziose per la riduzione delle emissioni. Poi Barnier ha guardato alla sua destra, con promesse per lottare di più contro l'immigrazione. Infine, il neopremier ha precisato di non voler rimettere in discussione diritti fondamentali come l'aborto o il matrimonio per le coppie omosessuali: un modo di rassicurare i macronisti che non hanno gradito la scelta di ministri ultraconservatori nel nuovo governo.

La mozione di sfiducia

In uno scenario inedito, con un parlamento diviso in tre blocchi e opposizioni sempre più violente, il neopremier ha concluso il suo discorso chiedendo ai deputati di rispettare le istituzioni: «Prendiamoci cura della République, è fragile». Dopo il suo discorso, hanno sfilato i vari capigruppo per esprimere il loro posizionamento. Dal punto di vista procedurale, Barnier non ha chiesto un voto di fiducia sul programma ma la sinistra ha già annunciato di voler presentare una mozione di “censure” nei prossimi giorni. Mathilde Panot, presidente dei deputati Insoumis, ha accusato il governo di «strisciare ai piedi all'estrema destra». Anche il capogruppo dei socialisti, Boris Vallaud, ha ribadito la sfiducia al nuovo esecutivo, accusato di aver tradito il voto dei francesi che hanno messo in testa la coalizione di sinistra.

La posizione di Marine Le Pen

La mozione di sfiducia che la coalizione di sinistra (193 deputati) vuole presentare contro Barnier già la settimana prossima non dovrebbe però ottenere una maggioranza di 289 voti per far cadere il governo Barnier. Tutto dipende da Marine Le Pen e dai suoi 123 deputati. La leader dell’estrema destra, capogruppo all’Assemblée, sotto processo per appropriazione indebita di fondi europei, ha lodato la «cortesia» istituzionale del premier che ha promesso di voler «rispettare tutte le sensibilità». Le Pen ha poi chiesto a Barnier una nuova legge sull'immigrazione già da inizio 2025. Una ''linea rossa'', ha precisato la leader di estrema destra, senza la quale il Rassemblement National potrebbe anche decidere di far cadere l'esecutivo.

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