L’Iran si vendica: pioggia di missili contro Israele, ma lo scudo regge. La ricostruzione interattiva dell’attacco
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV — Il cielo d’Israele si è acceso alle sette e trentuno della sera, ore locali, quando a Tel Aviv già c’erano a terra sei cadaveri per un attentato terroristico.
Eccole di nuovo le stelle cadenti di ferro, oblique e mortali, le avevamo viste tagliare questo stesso cielo il 14 aprile scorso quando l’Iran, per la prima volta nella storia, attaccò lo Stato ebraico. Lo ha fatto di nuovo, ieri, nel secondo giorno di incursioni dell’esercito israeliano nel Sud del Libano e alla vigilia del Rosh Hashanah, il capodanno civile ebraico. La portata, dice il Pentagono, è stata doppia rispetto a quella di sei mesi fa.
La Repubblica islamica ha lanciato 180 missili balistici in due ondate ravvicinate, puntandoli soprattutto su Tel Aviv. Una rappresaglia per l’uccisione di Haniyeh e Nasrallah, hanno fatto sapere i Guardiani della Rivoluzione, tributando a loro modo i leader di Hamas e di Hezbollah eliminati da Israele. Il bilancio provvisorio è di un morto a Gerico, un uomo pales…
TEL AVIV — Il cielo d’Israele si è acceso alle sette e trentuno della sera, ore locali, quando a Tel Aviv già c’erano a terra sei cadaveri per un attentato terroristico.
Eccole di nuovo le stelle cadenti di ferro, oblique e mortali, le avevamo viste tagliare questo stesso cielo il 14 aprile scorso quando l’Iran, per la prima volta nella storia, attaccò lo Stato ebraico. Lo ha fatto di nuovo, ieri, nel secondo giorno di incursioni dell’esercito israeliano nel Sud del Libano e alla vigilia del Rosh Hashanah, il capodanno civile ebraico. La portata, dice il Pentagono, è stata doppia rispetto a quella di sei mesi fa.
La Repubblica islamica ha lanciato 180 missili balistici in due ondate ravvicinate, puntandoli soprattutto su Tel Aviv. Una rappresaglia per l’uccisione di Haniyeh e Nasrallah, hanno fatto sapere i Guardiani della Rivoluzione, tributando a loro modo i leader di Hamas e di Hezbollah eliminati da Israele. Il bilancio provvisorio è di un morto a Gerico, un uomo palestinese probabilmente colpito dai detriti di un intercettamento, e di tre feriti a Tel Aviv per via delle schegge. Ma un’azione così non si conta, si pesa. E quel che accadrà adesso in Medio Oriente nessuno è veramente in grado di prevederlo.
Per quasi un’ora le sirene dell’allarme aereo sono state il tappeto sonoro di un Paese intero che ha fatto in tempo a ripararsi negli scantinati, nelle stanze blindate, per strada accucciandosi accanto alle macchine. Si è assistito di nuovo allo spettacolo, insieme osceno e magnetico, dei mille razzi della contraerea che inseguivano i missili nella notte per distruggerli prima che toccassero i tetti delle case. Tanti li hanno presi, alcuni, hanno bucato l’Iron Dome: almeno una decina sono arrivati a bersaglio, come testimoniano i video girati coi telefonini e postati sui social. Si sono sentite esplosioni a Tel Aviv, dove è stato colpito un palazzo, a Gerusalemme, nel deserto del Negev e nella pianura di Sharon. Circolano immagini di testate di missili conficcate nei solai, e di pezzi fumanti lunghi tre metri caduti in spazi vuoti.
Quel che è arrivato a destinazione non era l’intero sciame: una parte consistente è stata distrutta prima di penetrare nei confini dai caccia israeliani e americani, e dai razzi lanciati dalle due navi militari Bulkely e Cole, anch’esse americane. Ci sono stati intercettamenti in Giordania e anche lo spazio aereo dell’Iraq è stato chiuso.
«Abbiamo dimostrato la nostra capacità di proteggerci grazie a una combinazione esemplare del comportamento dei nostri cittadini e l’efficacia del sistema della contraerea», ha detto, ad attacco terminato, Herzi Halevi, il Capo di Stato Maggiore. «Decideremo noi quando l’Iran ne pagherà il prezzo, assaggerà le nostre capacità di portare attacchi precisi e inaspettati». Il premier Netanyahu, apparso in tv nella notte, ha usato poche parole, ma assai esplicite. «L’iran ha commesso un grande errore, la pagherà». È la promessa di una risposta imprevedibile, ma già praticamente benedetta dalla Casa Bianca. «Israele ha diritto di difendersi, lo sosteniamo in pieno», è il commento del presidente Joe Biden. «Le conseguenze devono essere ancora calcolate, ne parlerò con Netanyahu».
Potrebbe essere l’occasione per il premier israeliano di fare ciò che gli strateghi della linea dura gli consigliano da tempo: colpire e smantellare i centri di arricchimento dell’uranio dell’Iran. È tutto da valutare, nessuno ha certezze. Da Teheran, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian parla di «una forte risposta all’aggressione del regime sionista», avvertendo che, pur non cercando una guerra diretta, è pronto «ad affrontare ogni minaccia con fermezza».
Lo scorso 13 aprile l’Iran, per rappresaglia all’attacco alla sua ambasciata a Damasco, alzò in volo 185 droni kamikaze, e una sessantina di missili balistici ipersonici modello Kheibar e 36 missili da crociera tipo Paveh 351, le armi più sofisticate mai affrontate dalle difese israeliane. I danni furono minimi. Ieri, i balistici sono stati il doppio.
Siamo di nuovo al punto di partenza, ad azioni che generano reazioni a catena dall’esito incontrollabile. Israele ha vissuto una giornata in cui si è sentito aggredito da tre fronti: dal cielo; dal confine Nord, dove Hezbollah ha sparato una cinquantina di razzi sull’Alta Galilea mentre l’Idf faceva altre operazioni di occupazione “limitata” per smantellare tutte le postazioni e i tunnel dei miliziani nella fascia di 5-10 chilometri a ridosso della frontiera, così da mettere le abitazioni israeliane fuori dalla portata dei letali razzi anticarro, non intercettabili dall’Iron Dome; e, infine, da terra, con l’attentato terroristico a Jaffa che ha paralizzato l’intero quartiere prima della pioggia di ferro iraniana. Lasciando l’intelligence a chiedersi se anche quest’ultima aggressione a colpi di coltello e fucile tra la folla non sia stata, in qualche modo, coordinata con chi a Teheran ha premuto il bottone dei lancia-missili.