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Harris batte Trump nei sondaggi, ma è sfida aperta negli “Swing States”

(ap)

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Il dato macropolitico del voto nazionale indica la candidata dem avanti di tre punti
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New York - Kamala Harris guida i sondaggi a livello nazionale, mentre è testa a testa nei sette Stati chiave che decideranno la corsa verso la Casa Bianca. A trentacinque giorni dall’Election Day, la tornata elettorale delle presidenziali americane in programma il 5 novembre, la situazione tra la vicepresidente degli Stati Uniti e il suo avversario, l’ex presidente Donald Trump, resta incerta.

Il sorpasso

Il dato macropolitico del voto nazionale indica Harris avanti di tre punti, 49 per cento contro il 46 di Trump. Questo è il dato più aggiornato, riferito a lunedì 30 settembre e stilato da “538”, sito che fa la media dei sondaggi, e la rete tv Abc News. Il dato nazionale non è…

New York - Kamala Harris guida i sondaggi a livello nazionale, mentre è testa a testa nei sette Stati chiave che decideranno la corsa verso la Casa Bianca. A trentacinque giorni dall’Election Day, la tornata elettorale delle presidenziali americane in programma il 5 novembre, la situazione tra la vicepresidente degli Stati Uniti e il suo avversario, l’ex presidente Donald Trump, resta incerta.

Il sorpasso

Il dato macropolitico del voto nazionale indica Harris avanti di tre punti, 49 per cento contro il 46 di Trump. Questo è il dato più aggiornato, riferito a lunedì 30 settembre e stilato da “538”, sito che fa la media dei sondaggi, e la rete tv Abc News. Il dato nazionale non è indicativo della vittoria di un candidato, perché sono i singoli Stati a decidere il destino di una corsa, ma la forbice tra Harris e Trump si è allargata dopo il confronto tv del 10 settembre e seguito da circa 67 milioni di spettatori. La candidata Democratica ha incrementato il vantaggio, passando da 2,5 al 3 per cento. Lo 0,5 indica l’impatto positivo sulla vicepresidente della prestazione in tv, dove è apparsa - il giudizio è stato quasi unanime da parte dei commentatori - più sicura e presidenziale del suo avversario, caduto in una serie di gaffe, tra cui l’aver rilanciato la falsa accusa degli immigrati haitiani che rapiscono cani e gatti per mangiarseli.

La situazione negli Stati

Ma come appare la situazione nei sette Stati chiave? Molto equilibrata. Per Stati chiave si intendono quelli in cui nelle ultime elezioni un candidato ha vinto di poco, oppure lo ha strappato al suo rivale, con un andamento oscillante che lo rende contendibile. Un altro modo di definirli è, appunto, “Swing States”, stati oscillanti. Secondo la media dei sondaggi, Trump appare in vantaggio di un punto in Arizona, Stato del sud che risente del tema dell’emergenza migranti al confine con il Messico, e avanti di meno di un punto in Georgia, conquistato nel 2020 da Joe Biden per meno di 12 mila voti.

Harris guida negli altri cinque ma con percentuali minime: meno dell’1 per cento in North Carolina, +1 in Pennsylvania, +2 in Nevada, Michigan e Wisconsin. Anche in quessto caso il trend offre indicazioni: in tutti questi Stati Trump era nettamente avanti fino a quando il candidato era Biden. Dal giorno del suo ritiro, il 21 luglio, e il passaggio del testimone alla vice, Harris, i numeri sono cambiati. La vicepresidente ha recuperato da tre a cinque punti: a inizio agosto era sotto di 3 punti in Michigan e ora è salita a +2, era a -2 in Pennsylvania e adesso è a +1. Possiamo fidarci dei numeri? Sia nel 2016 sia nel 2020 i sondaggisti hanno finito per sottostimare Trump in alcuni Stati, anche se a livello nazionale vennero centrate le vittorie, e le proporzioni delle vittorie, di Hillary Clinton (poi sconfitta per il conteggio dei singoli Stati) e di Biden. Adesso i sondaggisti promettono di aver aggiustato il meccanismo.

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