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Usa, nel dibattito tv Vance vince ai punti su Walz. Ma la corsa al voto tra Trump e Harris resta incerta

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Nel faccia a faccia tra i candidati alla vicepresidenza niente volgarità e livori. Il senatore repubblicano più abile e sicuro, il governatore del Minnesota senza guizzi
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“Il tono fa la musica”, il vecchio adagio delle sale da concerto sintetizza la serata del dibattito fra i candidati alla vicepresidenza americana 2024, il democratico Tim Walz, governatore del Minnesota, e il repubblicano J.D. Vance, senatore dell’Ohio. Duro nella sostanza, il faccia a faccia, sulla rete tv Cbs, non ha avuto insulti, ghigni, volgarità, livori, abituali ormai nella politica Usa, tornando a un formale, decente, approccio di rispetto per l’avversario, demolito negli anni del populismo dell’ex presidente Donald Trump.

Ai punti ha vinto Vance, 40 anni, raggiante, sicuro di sé nelle risposte, abile nel concedere che, ove sconfitto, darebbe volentieri “preghiere e aiuto” al rivale Walz, apparso invece a tratti sì simpatico, ma lento, impacciato, anziano, pur avendo 60 anni, ben 18 meno di Trump. L’appello finale, con Vance ad accusare la candidata democratica Kamala Harris per l’inflazione e le difficoltà economiche lamentate da milioni di cittadini, risuona nella base …

“Il tono fa la musica”, il vecchio adagio delle sale da concerto sintetizza la serata del dibattito fra i candidati alla vicepresidenza americana 2024, il democratico Tim Walz, governatore del Minnesota, e il repubblicano J.D. Vance, senatore dell’Ohio. Duro nella sostanza, il faccia a faccia, sulla rete tv Cbs, non ha avuto insulti, ghigni, volgarità, livori, abituali ormai nella politica Usa, tornando a un formale, decente, approccio di rispetto per l’avversario, demolito negli anni del populismo dell’ex presidente Donald Trump.

Ai punti ha vinto Vance, 40 anni, raggiante, sicuro di sé nelle risposte, abile nel concedere che, ove sconfitto, darebbe volentieri “preghiere e aiuto” al rivale Walz, apparso invece a tratti sì simpatico, ma lento, impacciato, anziano, pur avendo 60 anni, ben 18 meno di Trump. L’appello finale, con Vance ad accusare la candidata democratica Kamala Harris per l’inflazione e le difficoltà economiche lamentate da milioni di cittadini, risuona nella base degli incerti e degli indipendenti, mentre il tentativo di Walz di ridurre l’avversario a un clone di Trump non sempre è scattato.

Tim Walz è stato in gamba quando ha saputo riportare davanti al podio Trump, con l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e le violenze che ne sono seguite, ma anche qui Vance ha respinto il raid, ribattendo che, dopo tutto, i repubblicani hanno accettato il passaggio dei poteri a Joe Biden, come sempre nella storia del paese, e anche Hillary Clinton, nel 2016, s’era schermata, nella sconfitta, dietro le manovre russe sul voto Usa.

Invano Walz ha insistito nell’inchiodare Vance sulle dichiarazioni a favore di un divieto assoluto sull’aborto, con buona dialettica il repubblicano si è divincolato, facendo un po’ di confusione e glissando sul tema che preoccupa milioni di elettrici.

A un mese dal voto, la corsa fra Kamala Harris e Donald Trump resta dunque più incerta che mai, un sostanziale pareggio nei sondaggi nazionali, una diffusa parità, o un non sufficiente vantaggio, negli stati chiave, e il dibattito di martedì notte non ha certo chiarito il risultato, malgrado la brillante performance di Vance e la più dimessa prova di Walz.

Scelto in persona da Trump, che pure aveva definito “Hitler…un pericolo per la democrazia”, il giovane senatore Vance è cresciuto povero, con una madre alcolizzata e senza padre, “la stufa spenta di notte, nel gelo dell’inverno, perché non avevamo soldi per le bollette”, ha poi servito nelle forze armate, studiato all’università, firmato la biografia best seller “Elegia Americana” (Garzanti), finita poi in un film a Hollywood e una serie tv su Netflix. Arciconservatore, convertito al cattolicesimo, versione di destra controriformista, Vance ha sposato una indiana e preso la guida dell’ala antiprogressista del Paese, fino al buon dibattito tv.

Tim Walz, già deputato e poi governatore, noto per i successi come allenatore di squadre giovanili e i modi bonari, decenni in divisa con la Guardia Nazionale, qualche esagerazione nei ricordi, dall’essere stato al fronte in combattimento, all’avere partecipato ai cortei di protesta a Hong Kong, bufale di cui ha fatto ammenda, “a volte sono un testone”, è stato convocato da Harris proprio per completare il “ticket”, la squadra per la Casa Bianca, con un americano vecchio stile, a fianco della leader, donna e figlia di un giamaicano e una indiana.

Il dibattito, cominciato alle 21 Usa e andato avanti fino a tardi, con i microfoni spenti ai candidati quando si interrompevano l’un l’altro e un teso scambio di Vance con le moderatrici Cbs sulle regole di fact checking, non muterà la sorte delle elezioni 2024, tanti americani hanno già votato, per posta o nei propri cuori, ma aggiunge qualche elemento importante di giudizio. Vance, pur nei toni forti, ha lasciato intravedere, per la prima volta, il possibile volto del Grand Old Party repubblicano, ove a novembre si chiudesse la stagione del trumpismo, destra estrema ma istituzionale, non rivoltosa, senza il populismo radicale dell’ex presidente. Walz ha delegato la guida ad Harris, difendendone la politica, ma senza guizzi che testimonino in lui il sacro fuoco di guida alla Casa Bianca.

Non ci saranno più, salvo sorprese, testa a testa tv nel rush finale verso il 5 novembre. Trump deve mobilitare la base, senza spaventare moderati ed indipendenti e, di conseguenza, chiamare alle urne in massa i democratici in ansia per democrazia, diritti e aborto. Harris ha il compito ingrato di cancellare il vecchio Biden e l’inflazione al supermarket e alla pompa di benzina dalla mente degli americani, mostrando di avere la stoffa del leader.

La notte di guerra in Medio Oriente, con l’Iran a colpire Israele, già impegnato a Gaza contro Hamas, Cisgiordania e al Sud del Libano contro Hezbollah, faceva da cupo contesto al dibattito Vance-Walz, mentre gli ucraini attendono di sapere se avranno ancora aiuti al fronte contro Putin, o resteranno soli in inverno, e il nuovo capo della Nato, Mark Rutte, si chiede se Trump scioglierà l’antica alleanza occidentale.

Il botta e risposta tra J.D. Vance e Tim Walz, con i momenti di cameratismo e gli scontri duri, ha fatto rimpiangere la tradizione Usa di una volta, la stretta di mano, il riconoscimento reciproco fra i partiti, lasciando sperare, sia pure flebilmente, che quel passato democratico non si sia del tutto perduto fra le polemiche fiammate dei social media, dell’odio, della disinformazione feroce.

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