TEL AVIV — «La guerra in Libano sarà lunga, durerà mesi. Hezbollah è dieci volte più forte di Hamas, ma il nostro esercito è molto più preparato a Nord di quanto lo fosse a Gaza». A parlare con Repubblica è il generale in pensione Yakoov Amidror, 78 anni, il teorico della nuova dottrina della sicurezza di Israele. È ritenuto uno consiglieri più ascoltati da Netanyahu, pur non ricoprendo più alcun ruolo ufficiale.
Nel 2021 lei ha scritto che il tradizionale assunto secondo cui Israele si può impegnare solo in guerre brevi, per non danneggiare l’economia e il morale dei riservisti, deve essere ribaltato. Perché?
«A differenza del passato ce la dobbiamo vedere non con Stati, ma con organizzazioni radicate nel territorio e nella società. Quando si combatte contro un esercito, ci sono centri che se vengono presi o distrutti determinano la fine del sistema. Con Hezbollah o Hamas, invece, l’unico modo per sconfiggerle è sradicarle da tutte le aree che vogliono controllare».
Dall’occ…
TEL AVIV — «La guerra in Libano sarà lunga, durerà mesi. Hezbollah è dieci volte più forte di Hamas, ma il nostro esercito è molto più preparato a Nord di quanto lo fosse a Gaza». A parlare con Repubblica è il generale in pensione Yakoov Amidror, 78 anni, il teorico della nuova dottrina della sicurezza di Israele. È ritenuto uno consiglieri più ascoltati da Netanyahu, pur non ricoprendo più alcun ruolo ufficiale.
Nel 2021 lei ha scritto che il tradizionale assunto secondo cui Israele si può impegnare solo in guerre brevi, per non danneggiare l’economia e il morale dei riservisti, deve essere ribaltato. Perché?
«A differenza del passato ce la dobbiamo vedere non con Stati, ma con organizzazioni radicate nel territorio e nella società. Quando si combatte contro un esercito, ci sono centri che se vengono presi o distrutti determinano la fine del sistema. Con Hezbollah o Hamas, invece, l’unico modo per sconfiggerle è sradicarle da tutte le aree che vogliono controllare».
Dall’occupazione del Sud del Libano che cosa si aspetta?
«Gli obiettivi sono due. Spingere i miliziani a una distanza di dieci chilometri dal confine, e in alcuni punti fino al fiume Litani, distruggendone le infrastrutture militari, così da impedirgli di organizzare un’azione di terra tipo 7 Ottobre e di colpire le case israeliane della Galilea con i razzi anti-carro non intercettabili dall’Iron Dome. E poi bombardare con l’aviazione tutte le loro postazioni all’interno del Libano da dove lanciano missili a media e lunga distanza».
Cosa pensa del pericolo iraniano?
«Nel 1980 scrissi un articolo in cui descrivevo la strategia iraniana come la costruzione di un anello di fuoco intorno a Israele. In questo anello ci sono alcuni elementi. Il più forte era Hezbollah. Se continuiamo a colpire e fiaccare i miliziani di Hezbollah anche l’Iran perderà elementi dall’anello. Più Hezbollah è debole, più lo è l’Iran, che peraltro si ricorda il segnale che abbiamo dato loro in aprile, cioè che possiamo raggiungere ogni angolo del loro Paese. Compresi tutti gli obiettivi strategici. Non sono sicuro che dovremmo prendere questa decisione ora, dovremo vedere cosa succederà in Libano, prima di valutare. Ma di sicuro dobbiamo essere pronti a investire tutto il denaro necessario per garantire la sicurezza di Israele».