La statua di Cristo più grande al mondo sta per nascere in Armenia, tra corruzione e scempi ambientali
di Luna De BartoloTBILISI – Più alta del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, più imponente dell’attuale titolare del record mondiale, il Cristo Re di Swiebodzin, in Polonia, che misura complessivamente 52,5 metri: in Armenia è stata quasi completata una statua che supererà tutte quelle costruite finora. Nel Paese che per primo ha adottato il cristianesimo come religione ufficiale, all’inizio del IV secolo, presto svetterà un Cristo alto 33 metri su un piedistallo di 44, per un totale di 77 metri. Interamente ricoperta di fosforo, emetterà luce durante la notte. E in virtù della sua collocazione strategica, sulla cima di una montagna che si trova a oltre 2500 metri sul livello del mare, sarà visibile da quasi ogni angolo della piccola repubblica del Caucaso meridionale.
Un progetto grandioso e stravagante che appare proiettare la personalità del suo ideatore e finanziatore: il controverso oligarca Gagik Tsarukyan, un massiccio ex atleta a capo di un impero economico e un partito politico, descritto in …
TBILISI – Più alta del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, più imponente dell’attuale titolare del record mondiale, il Cristo Re di Swiebodzin, in Polonia, che misura complessivamente 52,5 metri: in Armenia è stata quasi completata una statua che supererà tutte quelle costruite finora. Nel Paese che per primo ha adottato il cristianesimo come religione ufficiale, all’inizio del IV secolo, presto svetterà un Cristo alto 33 metri su un piedistallo di 44, per un totale di 77 metri. Interamente ricoperta di fosforo, emetterà luce durante la notte. E in virtù della sua collocazione strategica, sulla cima di una montagna che si trova a oltre 2500 metri sul livello del mare, sarà visibile da quasi ogni angolo della piccola repubblica del Caucaso meridionale.
Un progetto grandioso e stravagante che appare proiettare la personalità del suo ideatore e finanziatore: il controverso oligarca Gagik Tsarukyan, un massiccio ex atleta a capo di un impero economico e un partito politico, descritto in un cablogramma del dipartimento di Stato Usa del 2006, pubblicato da Wikileaks, come un uomo il cui stile «farebbe sembrare Donald Trump un asceta». Un personaggio di ragguardevole potere e influenza sugli affari del Paese, in grado di muovere leve che gli hanno permesso di portare avanti il bislacco disegno nonostante il parere contrario della Chiesa apostolica armena e una circostanza che ha dell’incredibile: il sito su cui dovrebbe poggiare la colossale statua ospita una fortezza del II millennio a.C. che in parte è stata già irrimediabilmente distrutta dai lavori preliminari di sbancamento, cioè di preparazione del terreno, sulla cima del monte Hatis, a trenta chilometri dalla capitale Erevan. Munifico mecenate, Tsarukyan si professa profondamente religioso e ha finanziato la costruzione e il restauro di diverse chiese.
La posizione della Chiesa
Forse per questa ragione, malgrado la dichiarata opposizione al progetto, la Chiesa non si è realmente messa di traverso. E così, una delle culle del cristianesimo, la cui tradizione ecclesiastica ha storicamente interpretato in modo assai restrittivo il divieto biblico di venerazione degli idoli, accettando la rappresentazione plastica del sacro unicamente nella forma del bassorilievo, diventerà patria di una gigantesca statua fosforescente di Cristo.
Più problematica ancora è la location individuata per l’installazione dell’opera, di proprietà dello stesso Tsarukyan, che ha potuto acquisire appezzamenti di terreno sul monte Hatis nonostante questo ospiti una ventina di siti nell'elenco dei monumenti armeni protetti dalla legge. Tra di loro, la fortezza del II millennio a.C. scoperta nel 2019 da una squadra di archeologi italo-armena guidata da Roberto Dan, ricercatore dell’Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e sull’Oriente (Ismeo), e Artur Petrosyan, dell’Accademia nazionale delle scienze di Erevan (Nas Ra).
La storia del progetto
All’inizio del 2022, l’oligarca armeno parla per la prima volta del visionario progetto, che il 7 luglio dello stesso anno, durante una riunione di gabinetto, riceve l’apprezzamento del primo ministro Nikol Pashinyan: «La nostra opinione iniziale è positiva, poiché pensiamo che incrementerà significativamente l’interesse turistico per il Paese». Tuttavia, il premier aveva aggiunto che gli organi competenti stavano esaminando la documentazione. Ma Tsarukyan coglie la palla al balzo, e due giorni dopo porta la stampa locale sulla cima del monte tramite una strada fresca di costruzione che ne ha sventrato un fianco, alla presenza dell’allora ministro dell’Economia, Vahan Kerobyan, dimessosi lo scorso febbraio dopo che il suo dicastero è stato travolto da uno scandalo di corruzione.
La cerimonia inaugurale di avvio dei lavori rivela che l’irreparabile era già avvenuto: le ruspe avevano spianato, non è chiaro quando, la sommità del monte Hatis, portandosi via buona parte del sito del II millennio a.C. Sentito da Repubblica, Dan ricorda lo sbigottimento: «Già dalle foto era evidente che ne era stato distrutto circa la metà». In Armenia scoppia un putiferio, la società civile alza la voce e il ministro dell'Ambiente comunica la sospensione dei lavori. Eppure, la costruzione della statua è continuata nel comune di Zovuni, non lontano da quella che dovrebbe essere la sua meta finale.
Verso l’inaugurazione
La scorsa settimana, i media locali hanno pubblicato le foto del monumento quasi ultimato e lunedì, in presenza di un gruppo di giornalisti, Tsarukyan ha annunciato che presto l’Armenia vanterà la statua di Cristo «più bella e imponente del mondo», senza però specificare quando verrà portata a destinazione: «Dipenderà dal volere di Dio», ha precisato. Le istituzioni armene tacciono, ma Tsarukyan afferma che «sono in corso dei negoziati, ci sono state modifiche rispetto al progetto iniziale».
Maggiori dettagli li fornisce Dan, che nell’estate del 2023 è tornato sul monte Hatis su richiesta delle autorità armene, a spese della fondazione di Tsarukyan, con lo scopo di quantificare i danni, recuperare informazioni su quanto distrutto e pianificare futuri interventi di ripristino. Gli scavi hanno rivelato un patrimonio inestimabile di reperti. Alcuni, racconta Dan, che preferisce ancora non sbilanciarsi, potrebbero risalire persino al III millennio a.C. In particolare, sono emerse centinaia di punte di lancia in ossidiana.
Ciò che è stato demolito non è ovviamente recuperabile, ma è possibile ripulire quanto ricoperto dai detriti originati dallo sbancamento dell’area e salvaguardare il resto. «I turisti verranno a vedere questo e quello», ha detto l’oligarca, riferendosi alla statua e alla fortezza, suggerendo che sia stato trovato un compromesso e dichiarandosi pronto a pagare per tutto. La speranza di Dan, che resta a disposizione di Erevan per proseguire i lavori, è che il colossale Cristo venga infine eretto sulla seconda cima del monte Hatis, a poca distanza dalla prima e raggiungibile anch’essa con la strada già costruita. E che il progetto, così rivisto, includa dei nuovi scavi e la realizzazione di un parco archeologico: «Un disastro potrebbe essere trasformato nell’opportunità di creare un sito davvero unico al mondo». In caso contrario, la distruzione pressoché totale della fortezza sarebbe inevitabile.