Il risiko di Biden. Se l'Iran colpirà di nuovo, Israele avrà l'appoggio su ogni tipo di risposta: dagli aeroporti ai siti nucleari
dal nostro inviato Fabio Tonacci , Tommaso CiriacoDeve solo decidere come e quando. Ma che Israele risponderà ai 181 missili balistici iraniani piovuti martedì sulle sue città è ormai certo. L’aviazione era già pronta ieri, a quanto riferivano fonti del governo. E questo sposta già l’attenzione al dopo, a cosa farà il regime degli ayatollah. Qui viene il punto, cruciale. A quanto risulta a Repubblica, gli Stati Uniti, di fronte a un altro attacco iraniano contro lo Stato ebraico sono pronti ad autorizzare Netanyahu a colpire in risposta anche le infrastrutture civili iraniane, come fabbriche e aeroporti, portando sul tavolo del possibile e realistico il bombardamento dei siti nucleari della Repubblica Islamica. Uno scenario dalle conseguenze imprevedibili.
Il premier israeliano ha gridato vendetta subito dopo l’attacco di due giorni fa, e ha ribadito il concetto in un messaggio trasmesso dalle tv. «Siamo nel mezzo di una dura guerra contro l’Asse del male dell’Iran che cerca di distruggerci, ma questo non accadrà. Vinceremo pe…
Deve solo decidere come e quando. Ma che Israele risponderà ai 181 missili balistici iraniani piovuti martedì sulle sue città è ormai certo. L’aviazione era già pronta ieri, a quanto riferivano fonti del governo. E questo sposta già l’attenzione al dopo, a cosa farà il regime degli ayatollah. Qui viene il punto, cruciale. A quanto risulta a Repubblica, gli Stati Uniti, di fronte a un altro attacco iraniano contro lo Stato ebraico sono pronti ad autorizzare Netanyahu a colpire in risposta anche le infrastrutture civili iraniane, come fabbriche e aeroporti, portando sul tavolo del possibile e realistico il bombardamento dei siti nucleari della Repubblica Islamica. Uno scenario dalle conseguenze imprevedibili.
Il premier israeliano ha gridato vendetta subito dopo l’attacco di due giorni fa, e ha ribadito il concetto in un messaggio trasmesso dalle tv. «Siamo nel mezzo di una dura guerra contro l’Asse del male dell’Iran che cerca di distruggerci, ma questo non accadrà. Vinceremo perché staremo insieme, con l’aiuto di Dio». E degli americani, poiché un’azione diretta contro il regime degli ayatollah deve necessariamente essere concordata con la Casa Bianca visto come potrebbe incendiare ulteriormente l’intero Medio Oriente. Per ora, pubblicamente, il presidente Joe Biden ha già detto a Netanyahu di non volere sostenere un eventuale bombardamento dei siti nucleari iraniani. Come dire: la rappresaglia contro Teheran è inevitabile, ma ci sono linee rosse da non superare, e il nucleare può essere solo oggetto di diplomazia. E tuttavia, come detto, la postura della Casa Bianca dipenderà dalla controrisposta iraniana.
Gli analisti militari e politici in queste ore si arrovellano sugli scenari della più o meno imminente azione dello Stato ebraico per i 181 missili balistici. Il primo, il più plausibile, è un attacco alle infrastrutture energetiche (centrali elettriche, depositi di carburante, oleodotti) e alle basi militari iraniane. «Sarebbe una mossa per mettere in difficoltà il regime di fronte alla propria popolazione e destabilizzarne il governo», spiega a Repubblica Eli Karmon, ricercatore senior dell’Istituto internazionale per l’antiterrorismo della Reichman University.
La seconda ipotesi, deflagrante ma poco realistica, è quella che Netanyahu ha in mente da anni di realizzare: distruggere subito tutte le infrastrutture coinvolte nel programma nucleare, che si trovano però in bunker sotterranei profondi 30-40 metri e per i quali all’aviazione israeliana serviranno, oltre alla copertura americana, le bombe più penetranti a disposizione dell’arsenale, da una o due tonnellate, anche più devastanti di quelle usate per uccidere Nasrallah a Beirut. «Oppure, ed è una terza ipotesi, potrebbe essere fatta un’operazione di intelligence come quella che ha causato l’esplosione dei 2.500 cercapersone posseduti dai miliziani di Hezbollah», ragiona Karmon. «Sarebbe un segnale forte, dimostrerebbe che Israele è entrata nei loro sistemi di comunicazione».
Va ribadito che il focus non è più soltanto la reazione israeliana – che potrebbe necessitare di qualche giorno di preparazione - ma l’eventuale risposta iraniana. Teheran ha infatti minacciato un’immediata risposta. Dovesse accadere, Israele colpirebbe ancora più duramente. È questo il senso del messaggio che in queste ore Joe Biden, riferiscono fonti delle principali cancellerie occidentali, ha consegnato alle capitali alleate.
Washington è di fatto a conoscenza delle prossime opzioni sul tavolo. E molto passa appunto dall’ipotesi di un nuovo affondo del regime iraniano. In questo scenario, Israele reagirebbe alzando ancora l’intensità dello scontro. Allo studio ci sono incursioni mirate su infrastrutture civili. In particolare, istallazioni petrolifere, fabbriche e industrie, aeroporti. E lo farebbe, riferiscono, con il consenso della Casa Bianca.
Ieri Biden ha risposto «no» a chi gli chiedeva se fosse a favore di attacchi israeliani contro le strutture nucleari iraniane. «Tutti e sette – ha detto dopo la riunione del G7 convocato da Giorgia Meloni – concordiamo sul fatto che gli israeliani hanno il diritto di reagire, ma devono farlo in modo proporzionato». In realtà, l’eventuale controreazione di Teheran potrebbe provocare anche affondi contro il programma nucleare iraniano. E Washington – secondo quanto risulta dalle stesse fonti – attuerebbe un doppio registro: mancato sostegno in pubblico, tolleranza nei fatti.