Il più netto di tutti è Guido Crosetto. Davanti alle commissioni parlamentari, assicura che l’Italia è capace di far rientrare anche da sola gli oltre mille soldati Unifil dal teatro mediorientale. In realtà, Roma deciderà ogni mossa con le Nazioni Unite, ma le parole del ministro segnalano i rischi di questa fase. «Siamo in grado di condurre operazioni di estrazione dei nostri connazionali in Libano - dice Crosetto - anche in modo autonomo».
È già pronto un piano, studiato dalla Difesa, che prevede l’impiego di aerei e navi dell’aeronautica e della marina, tra quelli che si trovano già nell’area Sud del Mediterraneo. La durata dell’evacuazione dipenderebbe dal grado di emergenza: tra uno e due giorni in caso di massima allerta - lasciando sul terreno parte del materiale - oppure una settimana in caso di rientro ordinato.In fondo, il ministro della Difesa va direttamente al punto. E indica il bivio inevitabile dei prossimi giorni: rimpatriare i militari Unifil, appunto, oppure sa…
Il più netto di tutti è Guido Crosetto. Davanti alle commissioni parlamentari, assicura che l’Italia è capace di far rientrare anche da sola gli oltre mille soldati Unifil dal teatro mediorientale. In realtà, Roma deciderà ogni mossa con le Nazioni Unite, ma le parole del ministro segnalano i rischi di questa fase. «Siamo in grado di condurre operazioni di estrazione dei nostri connazionali in Libano - dice Crosetto - anche in modo autonomo».
È già pronto un piano, studiato dalla Difesa, che prevede l’impiego di aerei e navi dell’aeronautica e della marina, tra quelli che si trovano già nell’area Sud del Mediterraneo. La durata dell’evacuazione dipenderebbe dal grado di emergenza: tra uno e due giorni in caso di massima allerta - lasciando sul terreno parte del materiale - oppure una settimana in caso di rientro ordinato.In fondo, il ministro della Difesa va direttamente al punto. E indica il bivio inevitabile dei prossimi giorni: rimpatriare i militari Unifil, appunto, oppure sancire una permanenza nei bunker per tutto il tempo necessario alla cessazione della fase acuta dello scontro.
La preoccupazione, d’altra parte, è massima. Della missione Onu si è discusso anche durante il G7 in video conferenza convocato ieri dalla presidente di turno Giorgia Meloni. Un incontro disertato da Emmanuel Macron, che si è fatto rappresentare dal ministro degli Esteri: ufficialmente per ragioni di agenda, in realtà perché tentato dal giocare la partita libanese in solitaria. La premier ha insistito sulla necessità di una soluzione diplomatica, «ancora possibile». Ma ha evitato di concentrarsi sull’opzione del ritiro, perché consapevole del fatto che l’Italia non può mostrarsi in fuga rispetto agli altri Paesi che contribuiscono alla spedizione. Non accadrà, dunque, a meno che la situazione non precipiti a tal punto da non lasciare altra strada operativa possibile. Da Joe Biden è arrivata invece la promessa di nuove sanzioni contro Teheran.
E sempre discutendo di Unifil, i leader hanno messo sul tavolo un altro scenario, al momento del tutto teorico visti i venti di guerra: rafforzare la missione Unifil, che non permette ai militari di interporsi con efficacia tra contendenti. Un’ipotesi, va detto, tutta in salita. Servirebbe infatti una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, paralizzato dallo scontro tra Washington e Mosca. Ieri è comunque toccato ad Antonio Tajani ventilare questa strada: «Non c’è nessuna decisione di ritirare i nostri militari, anzi abbiamo chiesto di allargare le competenze di Unifil». La verità è che sul tavolo resistono però soprattutto due opzioni: permanenza nei bunker, oppure rientro in patria.