Vali Nasr: “Teheran ha perso una battaglia in Libano: ha sottovalutato Israele. Ma si prepara a una guerra lunga
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoBEIRUT - «Per l’Iran questa è una guerra lunga», dice Vali Nasr, uno dei più attenti osservatori di cose iraniane, politologo, docente alla John Hopkins, ex consigliere del dipartimento di Stato, un’autorità mondiale sull’Islam sciita.
Professore, dopo l’attacco a Israele, che obiettivi ha l’Iran adesso?
«L’Iran ha chiaramente perso una grossa battaglia in Libano, Israele ha capacità che forse gli iraniani hanno sottostimato, soprattutto di intelligence, così come hanno sottovalutato la volontà e capacità americana in questo momento di esercitare influenza sull’alleato. Ma nonostante questo gli iraniani non reagiranno immediatamente, sanno che sarà una campagna lunga in Libano e si preparano a una guerra lunga».
E dove porta?
«Il problema con Israele è che la sua strategia è solo guerra e il calcolo iraniano è che Israele può vincere una battaglia ma non riuscirà a stabilire i suoi rapporti con il Medio Oriente, a cominciare dal Libano, attraverso il conflitto. Teheran si muove s…
BEIRUT - «Per l’Iran questa è una guerra lunga», dice Vali Nasr, uno dei più attenti osservatori di cose iraniane, politologo, docente alla John Hopkins, ex consigliere del dipartimento di Stato, un’autorità mondiale sull’Islam sciita.
Professore, dopo l’attacco a Israele, che obiettivi ha l’Iran adesso?
«L’Iran ha chiaramente perso una grossa battaglia in Libano, Israele ha capacità che forse gli iraniani hanno sottostimato, soprattutto di intelligence, così come hanno sottovalutato la volontà e capacità americana in questo momento di esercitare influenza sull’alleato. Ma nonostante questo gli iraniani non reagiranno immediatamente, sanno che sarà una campagna lunga in Libano e si preparano a una guerra lunga».
E dove porta?
«Il problema con Israele è che la sua strategia è solo guerra e il calcolo iraniano è che Israele può vincere una battaglia ma non riuscirà a stabilire i suoi rapporti con il Medio Oriente, a cominciare dal Libano, attraverso il conflitto. Teheran si muove su una visione di medio e lungo termine. Ricostruiranno Hezbollah, per loro questa è una guerra lunga come la guerra Russia-Ucraina. Una “buona giornata” di Zelensky non basta a spingere Putin a dire che ha perso».
Se Israele attacca le infrastrutture nucleari l’Iran potrebbe accelerare il suo programma atomico?
«Credo che le azioni di Israele nella regione spingeranno l’Iran a guardare alle opzioni nucleari più seriamente, ma non solo l’Iran, anche la Turchia e i Paesi arabi riconsidereranno le loro capacità di deterrenza perché se hai un Paese che è capace e disposto ad agire come stanno agendo gli israeliani e osservi l’inazione degli americani sei portato a pensare che devi cavartela da solo. Diversi Stati cominciano a pensare che è meglio avere un’arma di distruzione di massa come deterrenza. Se Israele attacca gli impianti nucleari dell’Iran o le infrastrutture petrolifere l’apertura al dialogo sul nucleare si chiuderà definitivamente e ci sarà un’escalation».
La decisione di lanciare 180 missili su Israele ha spaccato l’establishment iraniano?
«No, la decisione è stata presa dal consiglio supremo di sicurezza nazionale. Pezeshkian ha detto che non vogliono la guerra con gli Stati Uniti, che vogliono negoziare sul nucleare, ma questo non significa che il presidente si sarebbe opposto all’infinito a una risposta».
Perché?
«L’Iran sapeva che se non avessero risposto all’uccisione di Nasrallah si sarebbe aperta una finestra molto pericolosa. Gli sciiti in Libano cominciavano a sentirsi abbandonati, traditi. All’interno gli ultraconservatori spingevano per una reazione. Teheran ha mandato due messaggi: di sostegno ai suoi alleati in Libano e a Gaza; e ha parlato a Israele, per dire che hanno le armi per colpire. Ma la scala dell’attacco è stata limitata, seppure molto più serio di quello di aprile».
Il messaggio di Netanyahu in cui invitava gli iraniani a ribellarsi ha avuto un ruolo nella decisione?
«Non ha aiutato. Molti iraniani, anche chi è contro il regime, non vedono Netanyahu come un amico che li libererà, sanno cosa sta facendo a Gaza, in Libano. E in realtà lui sta dicendo loro quello che ha detto ai palestinesi e ai libanesi cristiani, drusi: se non volete essere uccisi o diventare un obiettivo, liberatevi di Hamas e Hezbollah».
Il sistema teme per la sua sopravvivenza?
«Il Sistema temeva di perdere consenso e fiducia tra la sua base interna e nella regione».