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Medio Oriente, il via libera di Biden alla risposta di Israele: “Possibili raid sull’Iran per colpire il petrolio”

(reuters)

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Gravi conseguenze” dopo l’attacco degli ayatollah allo Stato ebraico. Il presidente Usa esclude però di bombardare il nucleare di Teheran
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New York – Gli Usa stanno “discutendo” con Israele la possibilità di attaccare le infrastrutture petrolifere iraniane, in risposta all’assalto missilistico lanciato da Teheran martedì 1 ottobre. Lo ha confermato lo stesso presidente Biden che però il giorno prima aveva escluso bombardamenti sugli impianti nucleari.

Si sta quindi definendo una linea che porta verso le “serie conseguenze” minacciate dalla Casa Bianca dopo l’aggressione, cercando però di contenerle entro limiti che non scatenino la guerra diretta con la Repubblica islamica. Washington invece appoggia le operazioni di terra dello Stato ebraico al confine con il Libano, a patto che siano finalizzate a neutralizzare le postazioni di Hezbollah a Sud del fiume Litani. Se però gli ayatollah reagissero con una nuova escalation, come minacciano, la pressione per prendere di mira gli impianti nucleari salirebbe.

Il 3 ottobre Biden ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano se avesse autorizzato la rappresaglia isra…

New York – Gli Usa stanno “discutendo” con Israele la possibilità di attaccare le infrastrutture petrolifere iraniane, in risposta all’assalto missilistico lanciato da Teheran martedì 1 ottobre. Lo ha confermato lo stesso presidente Biden che però il giorno prima aveva escluso bombardamenti sugli impianti nucleari.

Si sta quindi definendo una linea che porta verso le “serie conseguenze” minacciate dalla Casa Bianca dopo l’aggressione, cercando però di contenerle entro limiti che non scatenino la guerra diretta con la Repubblica islamica. Washington invece appoggia le operazioni di terra dello Stato ebraico al confine con il Libano, a patto che siano finalizzate a neutralizzare le postazioni di Hezbollah a Sud del fiume Litani. Se però gli ayatollah reagissero con una nuova escalation, come minacciano, la pressione per prendere di mira gli impianti nucleari salirebbe.

Il 3 ottobre Biden ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano se avesse autorizzato la rappresaglia israeliana contro l’Iran: “Noi non diamo permessi a Israele, lo consigliamo”. Gli hanno domandato se l’opzione di attaccare gli impianti petroliferi è la più probabile, e lui ha ammesso che “la stiamo discutendo”. Già martedì il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan aveva avvertito che ci sarebbero state “serie conseguenze” per l’attacco iraniano. La Casa Bianca non può fare marcia indietro, perché farebbe perdere credibilità alla deterrenza, ma a un mese dalle presidenziali non vuole l’esplosione di una guerra regionale nell’intero Medio Oriente, anche se non manca chi suggerisce di approfittare della debolezza degli ayatollah, per facilitare attacchi che potrebbero provocare il collasso del regime. Gli impianti petroliferi potrebbero rappresentare la soluzione, anche se la crisi sta già provocando l’aumento del prezzo del petrolio, che non aiuta Kamala Harris nella sua sfida contro Donald Trump.

Usa-Israele

Il portavoce del dipartimento di Stato Miller ha ammesso che le discussioni con Israele sono in corso, senza scendere nei dettagli. Ha ribadito che la posizione sul bombardamento dei siti nucleari è già stata chiarita dal presidente, contrario al momento, mentre ha confermato che gli Usa appoggiano le operazioni di terra nel Sud del Libano, purché restino limitate e focalizzate sulla distruzione delle postazioni di Hezbollah sotto il fiume Litani. “In passato - ha notato però Miller - abbiamo visto altre operazioni simili che non sono rimaste limitate".

L’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, ha risposto che “oltre il confine abbiamo trovato bunker, tunnel e mappe delle nostre città, che dimostrano come Hezbollah si preparasse ad invaderci. Lo scopo è respingerlo sopra il Litani”, come prevede la risoluzione Onu 1701 del 2006. Quanto agli obiettivi della risposta a Teheran, “impedire all’Iran di avere armi nucleari è nell’interesse di tutti i paesi democratici”. La discussione quindi è sul punto fino a cui spingere la rappresaglia, tanto per neutralizzare Hezbollah, quanto per mettere in ginocchio l’Iran.

Il G7

I paesi del G7 intanto hanno emesso un comunicato di condanna dell’attacco lanciato dagli ayatollah contro lo Stato ebraico, ribadendo “il nostro impegno per la sicurezza di Israele" ma contro l’escalation.

L’ambasciatore italiano all’Onu, Maurizio Massari, ha incontrato ieri il capo del Dipartimento per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, da cui dipende la missione Unifil, a cui Roma fornisce il grosso dei caschi blu. Parlando poi con i giornalisti, Lacroix ha detto che i 10.058 soldati sono ancora al loro posto, «ma abbiamo pronti i piani per ogni evenienza». Ha diffidato Hezbollah dal nascondere i suoi uomini vicino alle basi Onu e ha appoggiato la proposta del premier libanese Najib Mikati di schierare il suo esercito tra il fiume Litani e il confine. Secondo Lacroix l’invasione dell’intero Paese aprirebbe la porta a scenari imprevedibili, mentre «la diplomazia e l’applicazione della risoluzione 1701 restano la soluzione della crisi».

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