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Israele-Libano, la battaglia tra Egoz e Radwan: le truppe d’élite decisive nel Sud

(reuters)

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Da una parte gli incursori israeliani, dall’altra l’élite guerriera di Hezbollah che negli anni è passata dalla guerriglia alla guerra grazie agli insegnamenti dei Guardiani della rivoluzione e dei marines russi
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Entrambe si sono preparate a questa sfida per decenni. Da una parte, gli incursori israeliani dell’Unità Egoz. Dall’altra, la Forza Radwan ossia l’élite guerriera di Hezbollah. Gli uomini di Egoz si sono addestrati per impedire a Radwan di attaccare in Israele; quelli di Radwan per fermare i raid di Egoz in Libano. Mercoledì si sono affrontati in un duello all’ultimo sangue. Non sappiamo come sia finita perché le Israeli Defence Forces tengono segreta l’attività dei loro commandos. Ma è stato un giorno nero per Egoz, che ha perso in poche ore cinque tra ufficiali e soldati mentre altri cinque sono rimasti feriti.

Gli inizi

Nella sua lunga storia l’esercito israeliano non ha mai avuto davanti nemici così agguerr…

Entrambe si sono preparate a questa sfida per decenni. Da una parte, gli incursori israeliani dell’Unità Egoz. Dall’altra, la Forza Radwan ossia l’élite guerriera di Hezbollah. Gli uomini di Egoz si sono addestrati per impedire a Radwan di attaccare in Israele; quelli di Radwan per fermare i raid di Egoz in Libano. Mercoledì si sono affrontati in un duello all’ultimo sangue. Non sappiamo come sia finita perché le Israeli Defence Forces tengono segreta l’attività dei loro commandos. Ma è stato un giorno nero per Egoz, che ha perso in poche ore cinque tra ufficiali e soldati mentre altri cinque sono rimasti feriti.

Gli inizi

Nella sua lunga storia l’esercito israeliano non ha mai avuto davanti nemici così agguerriti. La brigata di Hezbollah ha il nome di battaglia del più famoso terrorista sciita, Imad Mughniyeh, ucciso in Siria dal Mossad nel 2008 dopo avere messo a segno attentati per un quarto di secolo. Si tratta di quasi 2500 miliziani, in passato abituati a lottare come guerriglieri trasformando i villaggi del Libano meridionale in fortezze. Già durante l’invasione del 2006 hanno teso una trappola ai parà nei vicoli di Maroun al-Ras e poi aggredito alle spalle l’Unità Egoz intervenuta per liberarli, uccidendo cinque commandos.

Cattivi maestri

Da allora la Forza Radwan è diventata ancora più temibile: l’ingresso nella guerra civile siriana al fianco del regime di Damasco le ha permesso di cambiare pelle. Nell’assedio di Aleppo ha imparato a coordinare le manovre dei singoli plotoni per condurre assalti su larga scala. Lì ha avuto maestri veramente cattivi, ma allo stesso tempo esperti: la divisione Sabeerin, il reparto più selezionato dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, e i marines russi. I fanti di marina della Brigata 810, la stessa che nel 2022 ha espugnato Mariupol, sono andati all’assalto spalla a spalla con i combattenti della Radwan, insegnandogli a gestire “operazioni combinate” con droni, mezzi blindati e artiglieria: non più guerriglia, ma una vera guerra. I corsi degli Spetsnaz, le forze speciali di Mosca, sono poi stati una sorta di master: gli hanno mostrato come utilizzare l’identica sincronia per gestire imboscate a livello di plotone. Hezbollah ci ha messo del suo: l’esperienza dei precedenti conflitti libanesi e quella trasmessa da Hamas sulle azioni israeliane nella Striscia.

La prima battaglia e lo spettro dell’ultima

Le poche notizie disponibili, tutte prive di conferme, descrivono l’attacco di mercoledì come la sintesi di queste lezioni. I miliziani sapevano che l’avanguardia di Egoz avrebbe ispezionato un palazzo dove si trovava una riserva di razzi. Li hanno lasciati entrare e poi lo hanno fatto saltare in aria: un metodo usato a Gaza otto anni fa. Dopo hanno lanciato quadricotteri kamikaze contro i superstiti mentre altri droni hanno guidato il tiro dei mortai contro i soccorritori.

Ogni squadra di Radwan può operare dietro le linee: resta nascosta nei cunicoli, raggiunge i depositi di armi, attacca e scompare. Ovviamente le Idf lo sanno e hanno escogitato procedure per intercettare questi movimenti. Il primo giorno dell’offensiva ha reso però concreto quello che gli alti comandi israeliani temevano: l’ultima fase della campagna contro Hezbollah sarà anche quella più sanguinosa.

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