Le streghe son tornate, e vogliono vendicare le loro colleghe di 400 anni fa. In Olanda delle attiviste femministe hanno lanciato una campagna, con raccolta fondi, perché venga eretto un monumento alle vittime della caccia alla streghe che insanguinò il Paese tra il 15esimo e il 17esimo secolo: donne, perlopiù fragili, accusate di complottare con il diavolo per seminare il caos nel mondo cristiano.
Le cinquantamila streghe
Le tre principali protagoniste di questa battaglia si chiamano Susan Smit, Bregje Hofstede e Manja Bedner, e guidano la fondazione Nationaal Heksen Monument. Sull’homepage del loro sito campeggiano i nomi di tutte le circa 250 donne che morirono per quella tragica pagina di storia, da Lijse van den Rave, appesa e bruciata a Maastricht nel 1413, fino all’ultima, Sietse Hendriks, uccisa a Workum fuori tempo massimo, nel 1804. Una storia olandese ma non solo, visto che tra Europa e Americhe furono oltre 50mila le “heksen” giustiziate.
La bilancia delle streghe
“Vogliamo diffondere più consapevolezza intorno a questa storia, che di base è una storia di femminicidi”, ha dichiarato al Guardian Bregje Hofstede: “Oggi le streghe sono ancora figure comiche. Ogni anno a carnevale, nei Paesi Bassi, la gente brucia le loro effigi, ma si conosce poco di quante finirono al rogo”.
La loro fondazione ha già raccolto 35mila euro ed è in trattative con tre comuni che vogliono ospitare il monumento. Uno è Roermond, nel profondo Sud, dove almeno in 75 furono bruciate vive nel processo del 1613-1614. Poi ci sono Montferland, nel Sud-Est, e Oudewater, vicino a Utrecht, che è famosa per la “bilancia delle streghe”, che si può trovare ancora al Museum de Heksenwaag: se la donna accusata risultava avere un peso compatibile con la massa corporea – e dunque era troppo pesante per volare su un manico di scopa – veniva scagionata e riceveva un certificato di innocenza.
Fare i conti col passato
Così i Paesi Bassi cercano ancora una volta di fare i conti con il loro passato, come già succede con il colonialismo (anche in quel caso incrociando e sfidando le tradizioni del folklore, rappresentate dal blackface di Zwarte Piet, il servo nero di San Nicola). È una battaglia che ha anche un risvolto linguistico, perché – un po’ come nello slogan degli anni 70 “Tremate, tremate, le streghe son tornate!” – le femministe olandesi rivendicano l’appellativo in questione, ne capovolgono in positivo il senso, in polemica con chi lo usa come un insulto, e tra questi, immancabile, c’è ovviamente il leader dell’estrema destra Geert Wilders, oggi dominus del governo di centrodestra, che un anno fa ha dato della heks all’allora vicepremier Sigrid Kaag, la quale ha poi lasciato la politica anche a causa delle manifestazioni in cui veniva inseguita con minacciose fiaccole (Wilders, ovviamente, è anche un difensore della tradizione di Zwarte Piet).
La parità è lontana
I Paesi Bassi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono ancora lontani dai record dei Paesi del Nord Europa, quando si parla di uguaglianza di genere. Nella classifica della parità salariale sono al 28esimo posto, in parlamento c’è solo un 38% di deputate, un terzo delle donne non sono economicamente indipendenti e c’è un piano nazionale per combattere i femminicidi e le molestie di strada. Per questo, spiegano le attiviste, un monumento alle “streghe” non solo renderebbe giustizia a quelle vittime, ma farebbe riflettere sulla paura che si ha da sempre del potere delle donne: “Incoraggerebbe i giovani a studiare le origini del femminicidio, promuoverebbe la guarigione dal trauma collettivo e intergenerazionale di quella persecuzione, e renderebbe più facile individuare e affrontare la misoginia della società di oggi”.