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L’Idf torna ad attaccare. Raid a Gaza: decine i morti tra i civili

(reuters)

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Per l’esercito israeliano Hamas si stava riorganizzando a Jabalia e Deir Balah. Le autorità locali: “Tra le vittime anche 9 bimbi”
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Nel frattempo, Gaza. Non se n’è mai andata, è sempre rimasta lì, ad affogare in un conflitto irrisolto, a versare il sangue dei propri bambini, a vedere i palazzi crollare e i combattimenti proseguire. Solo che all’improvviso è diventata meno raccontata perché le notizie arrivano da altrove e, con la forza dell’ultimo minuto, paiono più grosse, più importanti. Gaza era lì quando Israele ha lanciato l’invasione “limitata” del Libano la notte tra domenica e lunedì scorsi, ed era lì quando, poco dopo, l’Iran ha sparato sulle città e sulle basi israeliane 181 missili balistici. Ed è lì, al di là della barriera che la chiude su tre lati, ora che si conta il tempo che manca alla risposta israeliana contro Teheran, il tempo che separa il Medio Oriente dall’ennesima, imprevedibile escalation. Ma intanto, Gaza.

Nel frattempo, Gaza. Non se n’è mai andata, è sempre rimasta lì, ad affogare in un conflitto irrisolto, a versare il sangue dei propri bambini, a vedere i palazzi crollare e i combattimenti proseguire. Solo che all’improvviso è diventata meno raccontata perché le notizie arrivano da altrove e, con la forza dell’ultimo minuto, paiono più grosse, più importanti. Gaza era lì quando Israele ha lanciato l’invasione “limitata” del Libano la notte tra domenica e lunedì scorsi, ed era lì quando, poco dopo, l’Iran ha sparato sulle città e sulle basi israeliane 181 missili balistici. Ed è lì, al di là della barriera che la chiude su tre lati, ora che si conta il tempo che manca alla risposta israeliana contro Teheran, il tempo che separa il Medio Oriente dall’ennesima, imprevedibile escalation. Ma intanto, Gaza.

Guerra senza fine

La caccia a Hamas non si è mai interrotta. Il campo profughi di Jabalia, a Nord di Gaza, la mattina del 6 ottobre si è svegliato circondato. Altre volte aveva visto incursioni dell’Idf nei quartieri, ma non di questa estensione. I tank e i soldati di due brigate della 162esima divisione, la 401 e la 460, hanno avuto l’ordine di lasciare Rafah e il Corridoio Philadelphi al confine con l’Egitto, dove erano rimaste per quattro mesi, e di portarsi a Nord per stringere d’assedio Jabalia. Secondo informazioni dell’intelligence militare israeliana, quel che resta delle brigate al-Qassam si sta riorganizzando proprio lì e sta pianificando attacchi contro le truppe e contro lo Stato ebraico. Il punto identificato era la vecchia scuola Khalifa Ben Zayed all’interno del campo, colpita e distrutta da un raid aereo in mattinata. “Diciassette morti, tra cui nove bambini”, denuncia l’agenzia di difesa civile di Gaza.

Strage di giornalisti

L’Idf non fa cenno a vittime civili, come sempre. L’intera famiglia di un uomo di nome Imad Alarabid, di professione graphic designer, è stata decimata. “La mia amata madre, il mio carissimo padre, mia sorella, mio fratello Maometto, mio fratello Jihad, sua moglie e i loro figli, sono diventati martiri nel bombardamento della casa di famiglia”, scrive Alarabid sulla sua pagina Facebook, postando le foto dei suoi cari e dedicando un pensiero in più alla cugina piccola, Zaharaa, “un uccellino che è volato in paradiso”. La mostruosa quotidianità della Striscia di Gaza, da un anno a questa parte.

Nel raid sul campo profughi ha perso la vita anche il giornalista freelance Hassan Hamad, collaboratore di al Jazeera: la contabilità dei cronisti deceduti sale quindi a 175, quella generale è quasi arrivata a 50mila.

I profughi

“Abbiamo chiesto alla popolazione di Jabalia di evacuare a Sud usando i due corridoi umanitari che abbiamo aperto”, spiegano fonti ufficiali dell’esercito israeliano. Prima del 7 Ottobre al campo vivevano quasi novantamila persone, ora di meno ma siamo ancora nell’ordine di migliaia di famiglie. Che, di nuovo, prenderanno in fretta il niente che hanno e lo metteranno negli zaini e negli scatoloni, per ricominciare a vagare a piedi verso Sud. “Abbiamo allargato la zona umanitaria di al-Malwasi a Ovest di Khan Yunis”, fa sapere l’Idf. In soldoni, significa che l’operazione militare a Nord di Gaza non è finita, nonostante il capo di Stato maggiore Herzi Halevi in serata dichiari che “il braccio armato di Hamas è stato sconfitto”.

(afp)

Quello su Jabalia non è stato l’unico attacco nelle ultime trentasei ore. A riprova di una ripresa corposa delle manovre militari dentro la Striscia, ci sono i 27 edifici buttati giù in diverse aree della Striscia e un secondo raid aereo, questo a Deir el-Balah sulla scuola Rushd e sulla moschea dei Martiri di Al Aqsa: 22 morti, 53 feriti. Corpi morenti o senza vita portati, a frotte, all’ospedale Al Aqsa, una delle poche strutture sanitarie ancora funzionanti, dove lavora personale di Medici senza frontiere. «Molti pazienti sono arrivati con ferite alla testa, al torace e all’addome, non c’erano abbastanza letti per tutti perciò li abbiamo curati sul pavimento», racconta l’infermiera italiana Eliza Sabatini.

L’Idf dice di aver prevenuto così diversi lanci di razzi di Hamas programmati per l’anniversario del 7 Ottobre e di aver rafforzato le difese lungo la barriera e il corridoio Netzarim, che taglia la Striscia al centro e dove gli israeliani mantengono una presenza militare semi-permanente. Dal Nord, ieri, Hamas è riuscita a lanciare diversi razzi verso il Negev, uno intercettato dall’Iron Dome, gli altri caduti in spazi aperti. “Gaza offre la sua pellaccia dura, agisce di spontanea volontà e versa il suo sangue”, scriveva il poeta nazionale palestinese Mahmud Darwish nel Diario di ordinaria tristezza. Era il 1973. È oggi.

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