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Il trucco di Elon Musk: offre 47 dollari a elettore per portare voti a Trump

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Il fondatore di Tesla paga i firmatari della sua petizione per il Primo emendamento, sulla libertà di espressione, e per il Secondo, sul diritto a possedere armi. La speranza è che chi a cuore questi temi si sentirà incentivato a scegliere il Repubblicano, che li difende
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NEW YORK — Elon Musk offre 47 dollari a ogni elettore per attirarlo a votare Trump, mentre la madre sollecita gli americani a violare le leggi pur di riportare Donald alla Casa Bianca. Non potendo puntare lui alla presidenza, perché è nato in Sudafrica, il fondatore di Tesla è pronto ad usare qualsiasi mezzo pur di contribuire a decidere chi la occuperà.

Le leggi federali vietano di pagare per registrare gli elettori, o compensare in qualsiasi modo per i voti, ma Elon ha trovato la scappatoia per aggirarle. Attraverso il suo America Pac, le organizzazioni create per affiancare le campagne elettorali nei finanziamenti senza limiti, Musk ha offerto 47 dollari a qualunque elettore registrato nelle liste che firmi una sua petizione, o convinca un altro elettore a firmarla in difesa del Primo emendamento della Costituzione che garantisce la libertà di espressione, e del Secondo che afferma il diritto a possedere armi. La legge non vieta i compensi per le petizioni e così il gioco è fa…

NEW YORK — Elon Musk offre 47 dollari a ogni elettore per attirarlo a votare Trump, mentre la madre sollecita gli americani a violare le leggi pur di riportare Donald alla Casa Bianca. Non potendo puntare lui alla presidenza, perché è nato in Sudafrica, il fondatore di Tesla è pronto ad usare qualsiasi mezzo pur di contribuire a decidere chi la occuperà.

Le leggi federali vietano di pagare per registrare gli elettori, o compensare in qualsiasi modo per i voti, ma Elon ha trovato la scappatoia per aggirarle. Attraverso il suo America Pac, le organizzazioni create per affiancare le campagne elettorali nei finanziamenti senza limiti, Musk ha offerto 47 dollari a qualunque elettore registrato nelle liste che firmi una sua petizione, o convinca un altro elettore a firmarla in difesa del Primo emendamento della Costituzione che garantisce la libertà di espressione, e del Secondo che afferma il diritto a possedere armi. La legge non vieta i compensi per le petizioni e così il gioco è fatto.

La speranza del fondatore di Tesla ovviamente è che chiunque firmi per questi due temi poi si sentirà incentivato anche a votare per Trump, che a suo avviso li difende. Non a caso la cifra di 47 dollari è molto simbolica e spiega da sola qual è il vero obiettivo dell’iniziativa, perché se Donald fosse rieletto diventerebbe il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti, dopo esserne stato il quarantacinquesimo. Elon del resto ha abbondantemente chiarito da che parte sta, saltellando sul palco del comizio che l’ex capo della Casa Bianca ha tenuto sabato a Butler.

Sarebbe facile liquidare questa iniziativa come uno scherzo dell’eccentrico sudafricano, ma in una sfida così ravvicinata tutto può fare la differenza e poche migliaia di voti in più saranno decisive. Musk infatti ha focalizzato la sua operazione sui sette Stati chiave, cioè Pennsylvania, Georgia, Nevada, Arizona, Michigan, Wisconsin e North Carolina, con lo scopo di raccogliere almeno un milione di firme. Al suo Superpac costerebbero dunque appena 47 milioni di dollari, bruscolini per l’uomo più ricco al mondo, ma aggiungere un simile numero di elettori trumpisti ha la potenzialità di diventare un fattore decisivo, in Stati che nel 2020 hanno determinato il vincitore per 10mila voti o poco più.

Nel frattempo, se le mance del figlio non bastassero, anche mamma Maye si è mobilitata a modo suo. Commentando le sollecitazioni di Elon a registrarsi per votare, la madre del sudafricano ha aggiunto: «I democratici ci hanno dato un’altra opzione. Non dovete registrarvi per votare. Il giorno delle elezioni inventatevi 10 nomi falsi, andate in 10 seggi diversi e votate 10 volte. Sono 100 voti e non è illegale. Forse dovremmo anche sfruttare il sistema». E pazienza per la democrazia più antica del mondo moderno.

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