Volevano «congratularsi» con Vladimr Putin per il suo 72esimo compleanno, dicono: all’alba, prima che il presidente russo potesse spegnere le candeline sulla torta, gruppi hacker ucraini gli avevano già recapitato il loro omaggio. Hanno spento i siti internet della tv russa di Stato, poi hanno azzoppato l’intero sistema informatico giudiziario: “503, servizio non disponibile”.
Dopo ore i siti sono tornati online, ma ci vorranno giorni per capire quanto sia stato devastante il «regalo» di Kiev. Senza minimizzarlo, il Cremlino lo ha definito «un attacco senza precedenti» annunciando che porterà il caso all’Unesco, l’agenzia dell’Onu per la libertà di parola. È l’ennesimo episodio di «guerra ibrida» da parte «dell’Occidente globale», dice la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.
L’attacco principale lo ha scatenato e poi rivendicato il collettivo hacker “Sudo rm-RF”, prendendo d’assalto i siti della compagnia radiotelevisiva statale Vgtrk. Ha spento le trasmissio…
Volevano «congratularsi» con Vladimr Putin per il suo 72esimo compleanno, dicono: all’alba, prima che il presidente russo potesse spegnere le candeline sulla torta, gruppi hacker ucraini gli avevano già recapitato il loro omaggio. Hanno spento i siti internet della tv russa di Stato, poi hanno azzoppato l’intero sistema informatico giudiziario: “503, servizio non disponibile”.
Dopo ore i siti sono tornati online, ma ci vorranno giorni per capire quanto sia stato devastante il «regalo» di Kiev. Senza minimizzarlo, il Cremlino lo ha definito «un attacco senza precedenti» annunciando che porterà il caso all’Unesco, l’agenzia dell’Onu per la libertà di parola. È l’ennesimo episodio di «guerra ibrida» da parte «dell’Occidente globale», dice la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.
L’attacco principale lo ha scatenato e poi rivendicato il collettivo hacker “Sudo rm-RF”, prendendo d’assalto i siti della compagnia radiotelevisiva statale Vgtrk. Ha spento le trasmissioni online di Rossiya 1 e del canale all news Rossiya 24, di radio Vesti e di una ventina di canali tv che gli ucraini considerano autostrade di propaganda. Ma la sigla dei pirati di Kiev contiene essa stessa un messaggio: nel sistema operativo Unix/Linux, “rm-rf” è il comando per eliminare intere directory.
Appena hanno provato a ripristinare il guaio, alle 6 di mattina, il grado di devastazione era evidente. «Ci vorrà molto tempo. Hanno spazzato via tutto dai server — racconta una fonte a Gazeta.ru — incluso il back up». Non solo «trasmissioni online e servizi sono down», ma è saltato anche l’accesso alla rete internet e la rete telefonica interna. Nelle stesse ore un altro collettivo hacker ucraino, il “Vo Team”, ha affiancato gli specialisti del Gur — i servizi segreti militari — paralizzando i tribunali: bloccati gli account dei dipartimenti e i siti web ufficiali, rubati i dati degli utenti e «documentazione interna». Effetto pratico, ieri era impossibile avviare azioni legali e riprogrammare udienze.
Mentre in trincea corre il sangue e ovunque i civili schivano missili e droni, la guerra ibrida fa il suo corso: mercoledì scorso i corpi cibernetici del Gur hanno messo ko le principali banche russe e Rostelecom. Non sono gentilezze a senso unico. Lo scambio di favori ha radici lontane, con stoccate clamorose su entrambi i fronti. A luglio 2022 le radio ucraine annunciarono che il presidente Zelensky era ferito gravemente e il potere era stato trasferito, ma era un messaggio diffuso da hacker russi o filorussi. Una galassia che ha esploso un buco nero anche ieri, contro siti istituzionali «del Belgio russofobo, per mostrare loro come finiscono le iniziative a sostegno del regime criminale di Kiev». E intanto la guerra ibrida se la prende pure con la stampa: un tribunale russo ha ordinato l’arresto in contumacia dei giornalisti Rai Stefania Battistini e Simone Traini, chiedendone l’estradizione per lo sconfinamento nel Kursk occupato da Kiev. Rischiano fino a 5 anni di carcere.