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“Bibi, ma che c...”. L’ira di Biden contro Netanyahu raccontata nell’ultimo libro del Pulitzer Bob Woodward

Joe Biden con Benjamin Netanyahu 

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L’autore con Carl Bernstein dello scoop sul Watergate descrive i tesissimi rapporti tra il presidente americano e il premier israeliano, peggiorati dopo gli attacchi e le eliminazioni mirate messe a segno contro Hamas ed Hezbollah. Il precedente di Bill Clinton che dopo un incontro con l’interlocutore israeliano disse: “Ma chi è la superpotenza in questa stanza?”
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LONDRA – “Bibi, what the fuck?” Usando il diminutivo con cui lo chiamano tutti in Israele, Joe Biden parlò così a Benjamin Netanyahu, nel luglio scorso, dopo che nello spazio di 24 ore Israele aveva ucciso Fuad Shukr, uno dei massimi comandanti militari di Hezbollah, a Beirut, e Ismail Haniyeh, il capodi Hamas, a Teheran. Espressione traducibile in “Bibi, ma che cavolo?”, per utilizzare un termine meno crudo di quello usato dal presidente degli Stati Uniti.

È una delle rivelazioni di “War”, ultimo libro di Bob Woodward, il giornalista premio-Pulitzer americano che negli anni Settanta insieme al collega Carl Bernstein scoprì lo scandalo Watergate portando alle dimissioni del presidente Nixon e che da allora ha collezionato una lunga serie di scoop. Nel nuovo volume, di cui il Washington Post e il New York Times anticipano alcuni passaggi chiave, Woodward fa luce anche sul rapporto sempre più teso fra Biden e Netanyahu nel corso dell’ultimo anno, dall’aggressione di Hamas a Israele alla…

LONDRA – “Bibi, what the fuck?” Usando il diminutivo con cui lo chiamano tutti in Israele, Joe Biden parlò così a Benjamin Netanyahu, nel luglio scorso, dopo che nello spazio di 24 ore Israele aveva ucciso Fuad Shukr, uno dei massimi comandanti militari di Hezbollah, a Beirut, e Ismail Haniyeh, il capodi Hamas, a Teheran. Espressione traducibile in “Bibi, ma che cavolo?”, per utilizzare un termine meno crudo di quello usato dal presidente degli Stati Uniti.

È una delle rivelazioni di “War”, ultimo libro di Bob Woodward, il giornalista premio-Pulitzer americano che negli anni Settanta insieme al collega Carl Bernstein scoprì lo scandalo Watergate portando alle dimissioni del presidente Nixon e che da allora ha collezionato una lunga serie di scoop. Nel nuovo volume, di cui il Washington Post e il New York Times anticipano alcuni passaggi chiave, Woodward fa luce anche sul rapporto sempre più teso fra Biden e Netanyahu nel corso dell’ultimo anno, dall’aggressione di Hamas a Israele alla risposta militare israeliana a Gaza.

“Sai che (davanti ad azioni come l’uccisione del comandante di Hezbollah e del leader di Hamas, ndr.) Israele viene sempre più percepito nel mondo come uno Stato canaglia?”, aggiunge Biden nella ricostruzione del dialogo citato da Woodward. “Stiamo parlando di Haniyeh”, gli risponde senza scomporsi il premier israeliano, “uno dei terroristi peggiori del mondo. Un tipo terribile. Abbiamo visto un’opportunità (di eliminarlo, ndr.) e l’abbiamo colta”.

In un’altra conversazione, quando per scongiurare un disastro umanitario cerca di convincere Netanyahu a non invadere la parte meridionale di Gaza, Biden gli dice, sempre secondo il libro: “Amico, quale sarebbe la tua strategia?” Il primo ministro di Israele insiste che l’espansione dell’invasione è necessaria per distruggere completamente Hamas. “Bibi, la verità è che non hai strategia”, replica il presidente americano. E quando Israele, ignorando l’opposizione Usa, procede con l’invasione del sud della Striscia, Biden definisce Netanyahu “un bugiardo” commentando gli sviluppi della guerra con i suoi consiglieri. Poi aggiunge: “Sono dei bugiardi anche 18 dei 19 collaboratori che lavorano con lui”. Infine, riferito al premier israeliano, il presidente sbotta: “Non gliene frega un accidenti, gli interessa soltanto di se stesso”, usando pure in questo caso un termine molto più forte di “accidenti”.

Anche i presidenti americani del passato hanno avuto spesso relazioni difficili con i leader di Israele. Ronald Reagan interruppe parte degli aiuti americani allo Stato ebraico durante la guerra nel Libano. Sia Bush padre che Bush figlio hanno avuto momenti di grande tensione con i premier israeliani. Barack Obama non ci andava per niente d’accordo. E Bill Clinton, dopo il suo primo incontro con Netanyahu, stupefatto dall’aggressività del premier israeliano, domandò sottovoce al proprio assistente: “Chi è la fottuta superpotenza in questa stanza?”.

Soltanto Eisenhower ebbe la forza di imporsi veramente a Israele, quando durante la crisi di Suez del 1956 ne fermò le truppe che stavano per raggiungere il Cairo, ammonendo Israele(e Regno Unito e Francia, in quella circostanza alleati dello Stato ebraico) che il conflitto poteva scatenare la terza guerra mondiale, considerato l’appoggio militare che allora gli egiziani ricevevano da Mosca. Ma erano altri tempi. E raramente i rapporti fra gli Stati Uniti e Israele sono stati burrascosi come lo sono oggi fra Biden e Netanyahu, anche perché dalla crisi mediorientale dipende il lascito politico del presidente uscente e può dipendere l’esito della corsa alla Casa Bianca fra Kamala Harris e Donald Trump.

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