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Dal mare e da terra, Israele allarga il fronte della guerra in Libano

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Il messaggio di Netanyahu: “Liberatevi di Hezbollah o finirete come Gaza”. E il premier blocca la missione negli Usa di Gallant per forzare sull’Iran
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SIDONE — Da cielo, da terra e adesso dal mare. L’offensiva israeliana si allarga, accerchia tutto il Libano meridionale, svuota i villaggi e le coste, da Sidone in giù fino a Tiro e Naqoura e anche la città a ridosso della Linea Blu, che ospita il quartiere generale dell’Unifil, finisce sotto il fuoco.

L’ordine arriva lunedì sera, dall’uomo che da un anno è l’incubo dei palestinesi di Gaza e ora pure dei libanesi, Avichay Adraee, il portavoce in arabo dell’esercito israeliano, migliaia di persone sfollate con i tweet, mappe sintetiche di chi e quando dovrà lasciare la propria casa. «Per la tua sicurezza, astieniti dal trovarti in mare o sulla spiaggia da ora fino a nuovo avviso. Le Idf opereranno presto nella zona marittima contro le attività terroristiche di Hezbollah», sentenzia.

La linea Maginot non è più il fiume Litani, che le Nazioni Unite indicano come il limite di una zona cuscinetto al confine con Israele, ma il fiume Awali, circa 60 km a nord della frontiera, che nasce sul…

SIDONE — Da cielo, da terra e adesso dal mare. L’offensiva israeliana si allarga, accerchia tutto il Libano meridionale, svuota i villaggi e le coste, da Sidone in giù fino a Tiro e Naqoura e anche la città a ridosso della Linea Blu, che ospita il quartiere generale dell’Unifil, finisce sotto il fuoco.

L’ordine arriva lunedì sera, dall’uomo che da un anno è l’incubo dei palestinesi di Gaza e ora pure dei libanesi, Avichay Adraee, il portavoce in arabo dell’esercito israeliano, migliaia di persone sfollate con i tweet, mappe sintetiche di chi e quando dovrà lasciare la propria casa. «Per la tua sicurezza, astieniti dal trovarti in mare o sulla spiaggia da ora fino a nuovo avviso. Le Idf opereranno presto nella zona marittima contro le attività terroristiche di Hezbollah», sentenzia.

La linea Maginot non è più il fiume Litani, che le Nazioni Unite indicano come il limite di una zona cuscinetto al confine con Israele, ma il fiume Awali, circa 60 km a nord della frontiera, che nasce sul monte Barouk e sfocia a Sidone, tagliando in due il Paese. È un blocco navale di fatto, che congela più di un terzo di costa libanese, e apre la nuova fase della guerra.

Al mattino, il vecchio porto è semideserto. Le reti sono rimaste in banchina, le barche attraccate. I greci l’avevano chiamata così Sidone perché vuol dire “Pesca”, era la più potente città stato dell’antica Fenica. «Ho iniziato a 17 anni ad andare in mare, le guerre del Libano ho vissute tutte, ma questa è diversa, è più dura, gli israeliani attaccano da ogni lato», racconta sconsolato Mustafa Kobrusli, 67 anni, due generazioni di pescatori. Ci incontriamo vicino al vecchio mercato di Sidone, ci sono quattro banchi lerci e un pescatore che cerca di piazzare il pesce del giorno prima. «L’hanno ristrutturato l’anno scorso, con i soldi degli inglesi, nemmeno il tempo di finirlo e guarda dove siamo. Presi nel mezzo, con il blocco non possiamo più lavorare e il mare è la nostra unica fonte di vita», dice Ali che ha tre figli da sfamare.

Foto Gabriella Colarusso 

La base dell’intelligence militare libanese è poco distante. L’esercito continua a fare pattugliamenti lungo la costa insieme con l’Unifil, ogni sei ore. «Ci aspettiamo una operazione israeliana più forte dal mare», dice una fonte della sicurezza. Nel 1982 le navi da sbarco anfibie salparono da Ashdod verso Sidone per scendere sulla costa e tagliare la ritirata del nemico da Tiro, allora era l’Olp di Arafat. «Hanno già colpito dalle navi, nella zona intorno Naqoura», conferma la fonte, dove c’è il quartier generale dell’Unifil. È la battaglia che infuria nel settore occidentale, dopo che a est, a Marun el Ras, l’esercito israeliano ha piantato la prima bandiera in territorio libanese. A ovest, le truppe dell’Idf tentano di sfondare da Labbouneh verso Aalma el Shaab e Naqoura, appunto, i combattenti sciiti rispondono al fuoco con missili anticarro. Ci sono perdite da entrambi i lati.

Hezbollah è senza testa, ma il corpo funziona. Da cinque giorni non si sa che fine abbia fatto Safieddine, il religioso che avrebbe dovuto prendere il posto di Nasrallah. Gli israeliani hanno bombardato il luogo in cui si trovava, a Dahieh, con 73 tonnellate di esplosivo, e hanno continuato a colpire nello stesso punto, ogni giorno, tutti i giorni, impedendo ai soccorritori di avvicinarsi.

Khalil è stato vicino al partito di Dio per molto tempo, poi ha coltivato il cinismo dei delusi. «Sono come una matrioska, tireranno fuori un altro leader, un altro segretario, ma non credo subito. L’obiettivo adesso è fermare l’avanzata israeliana e per questo la catena di comando e controllo c’è, funziona». A Sud, Hezbollah si è disposto su tre linee: la prima è a ridosso dei villaggi di confine, dove opera la Radwan, le forze speciali. La seconda sul Litani per gestire i rifornimenti, la terza a nord del fiume Awali. «Sanno di non poter sconfiggere tecnologicamente l’esercito israeliano ma puntano a infliggere grosse perdite per costringerlo alla ritirata». Significa una guerra lunga. Lo dice senza mediazioni anche Benjamin Netanyahu, in un messaggio che arriva a sera sui telefonini dei libanesi e suona a molti come una minaccia, e una provocazione. «Avete l’occasione di liberarvi di Hezbollah e salvare il Libano prima che sprofondi in un abisso che porterà distruzione e sofferenza come quelle che vediamo a Gaza», scandisce il premier israeliano.

L’obiettivo non è più solo allontanare i miliziani sciiti dal confine in modo che gli israeliani possano tornare a casa, ma è cambiare il quadro politico del fragile Libano, a forza di bombe, rendere di fatto obsoleta la 1701 per riportare la Storia ancora più indietro, alla risoluzione 1559 del 2004, che prevedeva il completo disarmo di Hezbollah, mai applicato. E mentre la guerra in Libano si allarga, gli americani tacciono, la diplomazia è afona. Il timore, espresso da un politico libanese di lungo corso, è che dietro gli appelli al cessate il fuoco Washington stia fatto dando luce verde alla strategia di Israele: finite il lavoro. Ma chiede in cambio moderazione nella risposta all’Iran. Uno scambio “indicibile” che potrebbe non bastare a Netanyahu, che ieri ha bloccato la missione americana del ministro della Difesa, Gallant, all’ultimo minuto. Voleva parlare con Biden prima, e vuole quello che gli sta a cuore di più: l’avallo americano per colpire l’Iran.

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