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Biden e Netanyahu, disgelo al telefono. Gaza, raid sul campo profughi: “47 morti a Jabalia”

Il primo ministro israeliano Netanyahu

 (reuters)

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Primo contatto tra i due leader in 50 giorni. Gallant: “La risposta all’Iran sarà a sorpresa”
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GERUSALEMME - Trenta minuti di telefonata per archiviare cinquanta giorni di gelo: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato ieri sera con il presidente americano Joe Biden e la sua vice Kamala Harris per la prima volta dal 21 agosto. La diplomazia non ha frenato i raid a Gaza: ieri i morti nei bombardamenti israeliani su Jabalia, nel nord, sono arrivati a 47, secondo il bilancio del ministero della Sanità della Striscia, controllato da Hamas. Tre gli ospedali fermi a causa dell’attacco. E ancora: decine di razzi sul nord di Israele dal Libano e bombardamenti continui da parte israeliana su Beirut. Per non parlare dell’azione delle forze speciali a Nablus, Cisgiordania, in cui sono morti quattro uomini.

La telefonata tra i due leader si è concentrata sull’Iran: definire e condividere gli obiettivi dell’attacco che Israele intende lanciare sull’Iran in risposta al lancio di missili da Teheran il 1 ottobre. Secondo indiscrezioni riportate su Axios da uno dei giornalis…

GERUSALEMME - Trenta minuti di telefonata per archiviare cinquanta giorni di gelo: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato ieri sera con il presidente americano Joe Biden e la sua vice Kamala Harris per la prima volta dal 21 agosto. La diplomazia non ha frenato i raid a Gaza: ieri i morti nei bombardamenti israeliani su Jabalia, nel nord, sono arrivati a 47, secondo il bilancio del ministero della Sanità della Striscia, controllato da Hamas. Tre gli ospedali fermi a causa dell’attacco. E ancora: decine di razzi sul nord di Israele dal Libano e bombardamenti continui da parte israeliana su Beirut. Per non parlare dell’azione delle forze speciali a Nablus, Cisgiordania, in cui sono morti quattro uomini.

La telefonata tra i due leader si è concentrata sull’Iran: definire e condividere gli obiettivi dell’attacco che Israele intende lanciare sull’Iran in risposta al lancio di missili da Teheran il 1 ottobre. Secondo indiscrezioni riportate su Axios da uno dei giornalisti più informati, Barak Ravid nel mirino di Netanyahu ci sono siti militari, ma non sono escluse azioni come quella che a luglio ha portato all’uccisione del leader di Hamas Ismail Hanyeh a Teheran.

Gli Stati Uniti hanno ribadito di essere contrari ad ogni mossa che punti ai siti nucleari e ai pozzi di petrolio: Netanyahu dovrebbe essere obbligato a tenere a mente queste osservazioni perché dall’aiuto Usa dipende la possibilità che i suoi jet sorvolino i cieli di Paesi come la Giordania e l’Arabia Saudita. Ma spesso in questi mesi ha valicato le linee rosse fissate dagli alleati. Giovedì comunque della questione discuterà il governo israeliano, chiamato ad approvare le scelte sull’attacco.

La chiamata di ieri sera è arrivata dopo un gelo puntellato dalle rivelazioni del libro del giornalista del Washington Post Bob Woodward, secondo il quale Biden avrebbe definito il Netanyahu “un bugiardo seriale”: di certo l’irritazione della Casa Bianca per l’alleato negli ultimi mesi non ha fatto che aumentare.

Dalle nuove condizioni messe sul tavolo da Netanyahu a luglio, quando il cessate il fuoco mediato da Biden a Gaza sembrava a portata di mano, all’operazione per uccidere il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah a settembre: gli americani non erano stati informati. Proprio questo avrebbe dovuto essere oggi a Washington il tema dell’incontro fra il ministro della Difesa Yoav Gallant e la sua controparte americana Lloyd Austin: ma il viaggio è stato bloccato da Netanyahu, che ha preteso di parlare prima con Biden. Gallant dovrebbe recarsi presto a Washington: nel frattempo ieri sera ha partecipato alla guerra di parole, annunciando un attacco "preciso, letale e sorprendente”.

Per prepararsi, l’Iran è impegnato da giorni in una vasta offensiva diplomatica che ieri ha visto il suo ministro degli Esteri Ali Aragchi a Riad per parlare con il principe Mohammed bin Salman e a Doha per incontrare l’emiro Al Thani. Il viaggio coincide con una nuova mossa americana: la Casa Bianca sta cercando di coordinare i Paesi dell’area per arrivare a una descalation congiunta su Gaza e Libano. Idea che difficilmente sarà appoggiata da Israele.

Mentre la diplomazia parla, sul terreno si combatte: ieri è stata una giornata sanguinosa nella Striscia, con attacchi a ripetizione sul campo Jabalia, nel Nord. I morti sono almeno 17 e tre ospedali sono bloccati. Verso il confine con il Libano, i missili lanciati da Hezbollah hanno ucciso due persone nella città di Kyriat Shmona e preso di mira Haifa. Resta aperto anche il fronte Cisgiordania: in un’operazione a Nablus sono stati uccisi quattro uomini, fra cui, secondo la stampa israeliana, un comandante locale di Hamas.

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