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Stati Uniti, l’uragano del secolo: nei rifugi di Tampa, tra barriere e bugie

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Nella Florida colpita da Milton chi non è riuscito a fuggire si ripara negli shelter. Mentre Harris deve smentire le menzogne dei repubblicani
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TAMPA – Ho sentito il rumore dei proiettili, mentre sparavano a mio fratello. Viveva nella casa accanto alla mia. Lo hanno ammazzato per lanciare un avvertimento a me, perché ero un soldato delle forze armate colombiane che combattevano i narcos e le milizie degli insorti. Perciò il giorno dopo ho fatto le valige e sono venuto negli Stati Uniti a chiedere asilo». Oscar Buitrago racconta la sua storia mentre sta entrando con la moglie, il figlio e la suocera nel rifugio allestito dentro alla Middleton High School di Tampa per chi ha bisogno di ripararsi dall’uragano Milton: «Adesso faccio il cameriere in un ristorante dell’International Plaza. Viviamo nella zona A della città, quella più esposta alle inondazioni, e ci hanno ordinato di evacuare».

Spesso dimentichiamo che le catastrofi naturali, le tragedie, nascondono dietro ai titoli dei giornali le facce di esseri umani che le vivono, le subiscono e le soffrono. Ricordandolo, però, si scoprono significati profondi che magari a prima…

TAMPA – Ho sentito il rumore dei proiettili, mentre sparavano a mio fratello. Viveva nella casa accanto alla mia. Lo hanno ammazzato per lanciare un avvertimento a me, perché ero un soldato delle forze armate colombiane che combattevano i narcos e le milizie degli insorti. Perciò il giorno dopo ho fatto le valige e sono venuto negli Stati Uniti a chiedere asilo». Oscar Buitrago racconta la sua storia mentre sta entrando con la moglie, il figlio e la suocera nel rifugio allestito dentro alla Middleton High School di Tampa per chi ha bisogno di ripararsi dall’uragano Milton: «Adesso faccio il cameriere in un ristorante dell’International Plaza. Viviamo nella zona A della città, quella più esposta alle inondazioni, e ci hanno ordinato di evacuare».

Spesso dimentichiamo che le catastrofi naturali, le tragedie, nascondono dietro ai titoli dei giornali le facce di esseri umani che le vivono, le subiscono e le soffrono. Ricordandolo, però, si scoprono significati profondi che magari a prima vista ci sfuggono. Per esempio, Oscar è uno degli immigrati che Trump vorrebbe deportare, se il 5 novembre vincesse le elezioni presidenziali? E il governatore della Florida Ron DeSantis, così inginocchiato davanti a Donald da rifiutarsi di parlare dei soccorsi per i cittadini del suo Stato con la vicepresidente Kamala Harris, inizia a considerare che i cambiamenti climatici non siano un “hoax”, un imbroglio, mentre Tampa trema davanti all’uragano più potente ad investirla negli ultimi cento anni?

Milton ha raggiunto la categoria 5, la più alta, prima di schiantarsi ieri notte sulla costa della Florida. Spinto da venti fino a 180 miglia orarie, prima di rallentare toccando terra, minacciava di provocare inondazioni alte anche quattro metri e mezzo. Superfluo spiegare cosa poteva accadere a chi ci fosse capitato in mezzo. Per evitare questa catastrofe, quindici contee tra le città di Tampa e Sarasota, dove vivono 7,2 milioni di persone, hanno ricevuto l’ordine di evacuare.

Gente che non sapeva come salvarsi, tipo Jason Brownstein, la faccia coperta dai tatuaggi: «Mi hanno appena rilasciato dalla prigione. Sono homeless, non ho neppure una coperta per coprirmi». Quando chiedi il motivo, ci mette un po’ ad arrivarci: «Mi sono trovato coinvolto in una situazione... una situazione che è degenerata». Tipo? «Vivo a San Diego dove faccio il muratore, però ho una figlia che sta qui a Tampa con la madre. Abbiamo litigato, è arrivata la polizia, mi hanno chiuso in cella per 120 giorni. Quando sono uscito c’era l’uragano».

Negli shelter pubblici abbondano storie così, perché ci finisce chi non ha alternative. Persino il Tampa General Hospital, con la sua altrimenti magnifica vista sul mare, ha dovuto chiudere, come conferma l’agente Brown davanti all’entrata del pronto soccorso: «Eravamo troppo a rischio. Funziona solo il reparto emergenze, se ci fossero vittime dell’uragano bisognose di assistenza». All’ingresso hanno montato le barriere AquaFence, recinto impermeabile alto un paio di metri, per cercare di contenere l’acqua che potrebbe salire dal mare. Gli aeroporti ovviamente sono tutti chiusi: per scappare non c’è più tempo, ora si tratta di sopravvivere qui.

Pochi giorni fa queste regioni erano state investite dall’uragano Helene, che poi aveva colpito anche le zone interne degli Stati più a nord, Georgia e North Carolina, facendo circa 250 morti. È il bilancio più grave da Katrina, che nel 2005 inondando New Orleans aveva ucciso quasi 1.400 persone, fatto 125 miliardi di dollari di danni, e avviato il crollo della presidenza di Bush figlio.

Anche stavolta l’uragano ha portato con sé la tempesta politica. Trump ha sfruttato Helene per la campagna elettorale. Ha visitato la Georgia, accusando il presidente Biden e Harris di non aver reagito in tempo, non aver preparato i soccorsi, aver offerto alle vittime meno soldi di quelli consegnati all’Ucraina o usati per assistere gli immigrati illegali. Non è vero, perché la Federal Emergency Management Agency si è mobilitata, e i 750 dollari dati ad ogni persona colpita erano solo l’anticipo per acquistare beni di immediata necessità. Saranno poi seguiti da fondi più consistenti per la ricostruzione. Biden però ha capito la lezione e ha cancellato il viaggio in Germania, dove a Ramstein avrebbe dovuto riunire proprio gli alleati dell’Ucraina, mobilitando nuove risorse per difendere Kiev.

(reuters)

Invece nel pomeriggio tiene insieme a Harris un briefing pubblico con i responsabili dei soccorsi, per mostrare agli americani la mobilitazione del governo: «Questa può diventare la tempesta del secolo, mettetevi al riparo». E non ascoltate le menzogne di chi non si ferma neppure davanti alle catastrofi, pur di fare i propri interessi: «Basta menzogne. Trump ha detto che la Fema non ha soldi, perché li abbiamo usati per gli immigrati: è falso. Dicono che verranno confiscate le proprietà: è falso. La deputata Marjorie Taylor Greene è arrivata a sostenere che noi controlliamo il tempo, e abbiamo indirizzato gli uragani verso regioni republicane. Siamo alla follia». Solo che queste bugie elettorali, come denuncia subito dopo Harris alla Cnn, «fanno del male a persone reali. Bisogna smetterla, non è possibile mettere a rischio vite umane per incassare guadagni elettorali. Ascoltate le autorità locali e seguite i loro avvertimenti, perché questa è una tempesta mai vista prima».

Poco dopo le due del pomeriggio il National Weather Service lancia l’allarme “shelter in place”. Significa che non c’è più tempo per scappare: bisogna trovare riparo dove ci si trova. Qualcuno lungo l’I-4 Corridor, l’autostrada che collega Tampa a Orlando, sfida ancora la sorte. Corre verso la costa orientale, guidando un Suv. A ripararlo, solo questa scritta sul rimorchio: “Fuck Milton”.

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