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Una “flotta fantasma” di 400 navi: così la Russia aggira le sanzioni occidentali per trasportare il petrolio

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L’inchiesta del “Financial Times” rivela come le petroliere di seconda mano, acquistate da studi legali di Londra e intestate a società anonime in paradisi fiscali, permettono a Mosca di eludere le misure punitive e rappresentano un grave pericolo ambientale
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LONDRA – La Russia ha creato una “flotta fantasma” di 400 petroliere che trasportano per il mondo 4 milioni di barili di petrolio al giorno, generando miliardi di dollari di guadagni all’anno, con cui Mosca finanzia la guerra contro Kiev.

Acquistate da studi legali di Londra, intestate a società anonime in paradisi fiscali e gestite attraverso una compagnia del Dubai, le navi permettono al Cremlino di aggirare le sanzioni occidentali per l’invasione dell’Ucraina. Rappresentano inoltre un grave pericolo ambientale, perché sono petroliere di seconda mano, che hanno superato di gran lunga il tempo previsto per una navigazione sicura e dovrebbero essere rottamate: gli esperti le definiscono “un disastro in attesa di accadere”.

A rivelare il piano orchestrato da Mosca è un’inchiesta del Financial Times, che nomina un anziano avvocato britannico e un armatore anglo-pachistano tra i complici dell’operazione. Il primo, John Ormerod, 74 anni, ha personalmente acquistato per conto della R…

LONDRA – La Russia ha creato una “flotta fantasma” di 400 petroliere che trasportano per il mondo 4 milioni di barili di petrolio al giorno, generando miliardi di dollari di guadagni all’anno, con cui Mosca finanzia la guerra contro Kiev.

Acquistate da studi legali di Londra, intestate a società anonime in paradisi fiscali e gestite attraverso una compagnia del Dubai, le navi permettono al Cremlino di aggirare le sanzioni occidentali per l’invasione dell’Ucraina. Rappresentano inoltre un grave pericolo ambientale, perché sono petroliere di seconda mano, che hanno superato di gran lunga il tempo previsto per una navigazione sicura e dovrebbero essere rottamate: gli esperti le definiscono “un disastro in attesa di accadere”.

A rivelare il piano orchestrato da Mosca è un’inchiesta del Financial Times, che nomina un anziano avvocato britannico e un armatore anglo-pachistano tra i complici dell’operazione. Il primo, John Ormerod, 74 anni, ha personalmente acquistato per conto della Russia almeno 25 petroliere usate fra il dicembre 2002 e l’agosto 2023, a un costo totale di oltre 700 milioni di dollari. Il secondo, Muhammad Tahir Lakhani, un magnate delle spedizioni marittime di origine pachistana e cittadinanza britannica, amministra la flotta di petroliere russe tramite la sua compagnia basata negli Emirati Arabi.

Ognuna delle navi è stata comprata da una differente società, appositamente creata per l’occasione dall’avvocato Ormerod alle isole Marshall: un minuscolo arcipelago del Pacifico che svolge un ruolo chiave nell’industria dei trasporti via mare, offrendo una bandiera di comodo alle navi che si registrano sul suo territorio.

Pur avendo una popolazione di appena 40 mila persone e neanche una raffineria, infatti, le Marshall sono statisticamente uno dei maggiori importatori di petrolio al mondo: dopo Panama, hanno il secondo maggior numero di navi che battono la sua bandiera. Ma le petroliere acquistate dal legale inglese erano pagate con soldi provenienti da Lukoil, il gigante petrolifero russo. E sulla carta, è tutto legale.

Fino a prima delle sanzioni varate dall’Occidente dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, Mosca trasportava il proprio petrolio da un capo all’altro del pianeta su petroliere occidentali. Le misure punitive intraprese da Stati Uniti, Unione Europea e loro alleati non hanno più consentito alle navi dell’Occidente di trasportare il petrolio del Cremlino.

Ma la Russia, grazie a una serie di operazioni analoghe a quelle assegnate all’avvocato Ormerod e al magnate pachistano Lakhani, è riuscita ad aggirare il problema. La maggioranza delle petroliere ha cambiato nome dopo l’acquisto da parte delle società controllate da Mosca. Il petrolio russo continua a viaggiare indisturbato, venduto a Paesi che non hanno adottato le sanzioni o che le evadono. Buona parte dei miliardi di dollari di introiti così generati servono a Vladimir Putin per continuare a finanziare la guerra in Ucraina.

La flotta fantasma russa pone anche un’altra minaccia all’Occidente. Di norma, le compagnie petrolifere occidentali mandano una nave in rottamazione dopo 15 anni di servizio. L’età media delle petroliere usate acquistate da Mosca è invece di 18 anni. Molte non hanno nemmeno un’adeguata polizza di assicurazione per la fuoriuscita accidentale di petrolio.

“Dal mar Baltico al Mediterraneo, queste navi trasportano petrolio russo in acque occidentali”, ammonisce Benjamin Hilgenstock, un esperto consultato dal quotidiano finanziario britannico. “Sono già avvenuti vari incidenti minori. Un disastro di grandi proporzioni è soltanto questione di tempo”. Come poteva accadere nel maggio scorso, quando la Canis Power, una delle petroliere della flottiglia russa, con 20 anni di vita, è rimasta in avaria per sei ore a due miglia nautiche dalla costa della Danimarca. Se si fosse verificato un incidente, la nave avrebbe rovesciato in mare 300 mila barili di petrolio, provocando alla regione un danno ambientale inestimabile. Considerata la cortina fumogena intorno alla sua proprietà, non è chiaro chi avrebbe pagato.

L’inchiesta, conclude il Financial Times, illustra il ruolo che avvocati e società di trasporti marittimi possono avere giocato nell’aiutare la Russia ad aggirare le sanzioni occidentali contro la propria industria petrolifera. Londra è da secoli il centro dell’industria globale della navigazione commerciale: la sede di armatori, agenti di trasporto, uffici legali e compagnie di assicurazione del settore.

Il sospetto è che qualcuno abbia chiuso un occhio, forse due, per sfruttare il lucroso business delle petroliere russe. Nel luglio scorso, 44 capi di governo europei hanno lanciato un appello congiunto a prevenire e fermare questo traffico, mettendo nel mirino “le navi e chi le facilita”. Da parte sua, il premier britannico Keir Starmer commenta: “Non permetterò che la flotta fantasma della Russia, e il denaro sporco da essa prodotto, navighi liberamente attraverso le acque dell’Europa”.

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