Noemi Di Segni: “Noi ebrei lacerati da come la guerra viene condotta”
di Gabriele IsmanROMA – «Israele, gli ebrei nel mondo, io stessa: siamo tutti lacerati sul modo di condurre questa guerra. E il dolore è terrificante: se a Gaza il proseguimento degli attacchi è legato alla ricerca degli ostaggi, in Libano è più evidente che c’è un’organizzazione terroristica, la guerra lì è più mirata e più circoscritta per evitare che mezza Israele sia paralizzata». Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, parla con voce angosciata mentre si prepara al digiuno di Yom Kippur, il giorno dell’espiazione: «In Israele ho tre figli, uno dei tre soldati morti giovedì a Gaza era il figlio della mia insegnante di liceo» dice.
La base Unifil è stata colpita dall’esercito israeliano, due caschi blu sono feriti.
«L’accaduto va chiarito tra governi alleati di Paesi amici come Italia e Israele, e un ulteriore chiarimento sarà forse a questo punto opportuno anche riguardo la funzione di Unifil in quel territorio. Poi è chiaro che i fatti recenti potrebbero porr…
ROMA – «Israele, gli ebrei nel mondo, io stessa: siamo tutti lacerati sul modo di condurre questa guerra. E il dolore è terrificante: se a Gaza il proseguimento degli attacchi è legato alla ricerca degli ostaggi, in Libano è più evidente che c’è un’organizzazione terroristica, la guerra lì è più mirata e più circoscritta per evitare che mezza Israele sia paralizzata». Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, parla con voce angosciata mentre si prepara al digiuno di Yom Kippur, il giorno dell’espiazione: «In Israele ho tre figli, uno dei tre soldati morti giovedì a Gaza era il figlio della mia insegnante di liceo» dice.
La base Unifil è stata colpita dall’esercito israeliano, due caschi blu sono feriti.
«L’accaduto va chiarito tra governi alleati di Paesi amici come Italia e Israele, e un ulteriore chiarimento sarà forse a questo punto opportuno anche riguardo la funzione di Unifil in quel territorio. Poi è chiaro che i fatti recenti potrebbero porre nuove criticità nelle relazioni tra Italia e Israele. Per noi però è importante che anche questi ultimi accadimenti non si prestino a una demonizzazione. Un chiarimento però è necessario. Israele poi avvisa sempre i civili primi di intervenire, si figuri se non lo fa con i soldati di un esercito alleato».
Sull’accaduto nella base Unifili lei ha scritto alla premier Meloni e ai ministri Tajani e Crosetto.
«La lettera doveva restare riservata. Il governo italiano è stato coerente alle esigenze di Israele e delle comunità ebraiche, ma quanto accaduto mette tutti in stato di allerta».
La Francia ha appena convocato l’ambasciatore di Israele. Forse Netanyahu sta isolando il suo Paese?
«Israele vive un isolamento dovuto a diverse ragioni, ma ricondurlo alle scelte del primo ministro è superficiale. Il punto è l’Iran, e l’indicatore più interessante del posizionamento di Israele oggi sono le scelte dei Paesi arabi moderati e degli arabi che vivono in Israele. Per noi è fondamentale l’attenzione ai nostri valori religiosi, che siano di monito e di guida in ogni scelta».
Si spieghi bene.
«Mentre dai terroristi e da Hamas mi aspetto che vengano ad attaccarci per ucciderci, se accade da parte di un solo ebreo israeliano fuori da un contesto di legittima difesa la mia moralità ebraica è tradita. E sì, in casi isolati, purtroppo è successo».
Nel mondo, da più parti, c’è la richiesta a Israele di fermarsi.
«È il dilemma lacerante che dicevo prima: fermare la guerra a Gaza in cambio degli ostaggi o proseguire? Certo, ci sarebbe l’ossigeno della pausa, ma poi tornerebbe il veleno degli attacchi, e questo vale per gli israeliani e per come vivevano i palestinesi prima del 7 ottobre. Il dibattito, sintomo di un Paese democratico, è continuo in Israele, ma quello che arriva in Italia è l’antisemitismo privo di analisi e di valutazione, ma solo pieno di odio e pregiudizio. L’antisemitismo prende a pretesto la guerra per attaccare gli ebrei, perché è una forma di odio che distorce i fatti».