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Libano, ferito un altro soldato Unifil: “Rischiamo un conflitto catastrofico”

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È la quinta vittima tra le forze Onu. L’ex capo della cybersecurity di Teheran: “I nostri siti nucleari sono stati sotto attacco hacker”
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BEIRUT – Mentre le cancellerie occidentali cercano una via d’uscita dal conflitto in Libano, sul terreno la guerra tra Israele ed Hezbollah si intensifica e l’Unifil finisce ancora sotto il fuoco. In tre giorni cinque militari della missione internazionale sono rimasti feriti, quattro in attacchi israeliani e uno da un proiettile di cui non si sa ancora la provenienza. È un soldato indonesiano, gli hanno sparato due notti fa, a Naqura, il quartier generale dei Caschi Blu, dov’è stato subito operato e non è in pericolo di vita.

La stessa notte i bombardamenti dell’Idf hanno causato «danni ingenti» alla base di Ramyah, una ventina di chilometri più a Est, sempre a ridosso della Linea blu. In assenza di iniziative diplomatiche forti, la guerra rischia di estendersi, avverte Andrea Tenenti, portavoce della missione internazionale. «Il conflitto tra Hezbollah e Israele molto presto potrebbe diventare un conflitto regionale con un impatto catastrofico per tutti».

Seppur decapitato, …

BEIRUT – Mentre le cancellerie occidentali cercano una via d’uscita dal conflitto in Libano, sul terreno la guerra tra Israele ed Hezbollah si intensifica e l’Unifil finisce ancora sotto il fuoco. In tre giorni cinque militari della missione internazionale sono rimasti feriti, quattro in attacchi israeliani e uno da un proiettile di cui non si sa ancora la provenienza. È un soldato indonesiano, gli hanno sparato due notti fa, a Naqura, il quartier generale dei Caschi Blu, dov’è stato subito operato e non è in pericolo di vita.

La stessa notte i bombardamenti dell’Idf hanno causato «danni ingenti» alla base di Ramyah, una ventina di chilometri più a Est, sempre a ridosso della Linea blu. In assenza di iniziative diplomatiche forti, la guerra rischia di estendersi, avverte Andrea Tenenti, portavoce della missione internazionale. «Il conflitto tra Hezbollah e Israele molto presto potrebbe diventare un conflitto regionale con un impatto catastrofico per tutti».

Seppur decapitato, sul terreno Hezbollah non sembra cedere posizioni. In quarantotto ore, tra la vigilia di Yom Kippur e sabato, ha lanciato 320 tra razzi, missili e droni su Israele, colpendo Haifa e Tel Aviv. L’aviazione israeliana risponde: le foto satellitari scattate lungo il confine dal lato libanese mostrano una serie di villaggi distrutti mentre l’esercito israeliano continua a emettere nuovi ordini di evacuazione per altri 23 paesini. I bombardamenti solo ieri nel Sud del Libano hanno fatto almeno 9 morti, sono più di 1.500 le vittime da quando è iniziata l’offensiva israeliana e almeno 2.255 dall’8 ottobre scorso.

Intorno a questa matematica di sangue si muovono interessi politici e ambizioni geopolitiche. Dopo gli emissari americani, giordani e sauditi, ieri è arrivato a Beirut lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammed Qalibaf. È atterrato guidando l’aereo su cui viaggiava, un messaggio di sfida alle minacce israeliane di attacchi all’aeroporto o ad aerei sospettati di trasferire armi. “Sosterremo le scelte del popolo libanese e della Resistenza”, ha promesso.

L’Iran attende la rappresaglia israeliana e minaccia una controrisposta se verranno colpite le sue infrastrutture. Tutte le dichiarazioni che arrivano da Teheran vengono scandagliate con la massima attenzione. Ieri le parole dell’ex capo della cybersecurity sui diversi attacchi informatici subiti dalle istituzioni del Paese e anche dagli impianti nucleari, hanno fatto scattare l’allerta, ma Abolhassan Firouzabadi parlava di episodi del passato

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