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Il diario di Rita Baroud da Gaza: “Sopravvivere sotto le bombe con una fame che ti lacera dentro”

(reuters)

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La testimonianza di Rita Baroud, 21enne della Striscia: “Ora ci troviamo a lottare per la necessità più semplice della vita: il cibo”
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DEIR EL BALAH – La vita a Gaza è diventata come un indumento che si è stretto troppo sul corpo; non è più possibile respirare normalmente. Non è sufficiente affrontare la morte o sentire il costante suono delle bombe; ora ci troviamo a lottare per la necessità più semplice della vita: il cibo. È come se il mondo si stesse ritirando da noi, strato dopo strato, lasciando la fame come un fantasma che ci tormenta. Gli scaffali dei negozi sono vuoti e le famiglie si affannano per quel poco che rimane a prezzi esorbitanti. Immaginate di comprare un pollo per più di 30 euro! La vita ci prende in giro. Il cibo diventa sempre più fuori portata, non solo perché i mercati sono vuoti, ma perché il denaro stesso ha perso valore. È carta che sfugge dalle mani come sabbia.

Ricordo quando mangiavo vari pasti senza pensare, con abbondanti portate che riempivano il tavolo. Ora mi trovo a mentire a me stessa, e a volte ai miei genitori. Cerco di apparire forte, dicendo loro che non ho fame, ma la…

DEIR EL BALAH – La vita a Gaza è diventata come un indumento che si è stretto troppo sul corpo; non è più possibile respirare normalmente. Non è sufficiente affrontare la morte o sentire il costante suono delle bombe; ora ci troviamo a lottare per la necessità più semplice della vita: il cibo. È come se il mondo si stesse ritirando da noi, strato dopo strato, lasciando la fame come un fantasma che ci tormenta. Gli scaffali dei negozi sono vuoti e le famiglie si affannano per quel poco che rimane a prezzi esorbitanti. Immaginate di comprare un pollo per più di 30 euro! La vita ci prende in giro. Il cibo diventa sempre più fuori portata, non solo perché i mercati sono vuoti, ma perché il denaro stesso ha perso valore. È carta che sfugge dalle mani come sabbia.

Ricordo quando mangiavo vari pasti senza pensare, con abbondanti portate che riempivano il tavolo. Ora mi trovo a mentire a me stessa, e a volte ai miei genitori. Cerco di apparire forte, dicendo loro che non ho fame, ma la verità è che la fame mi sta lacerando dall’interno. Faccio finta che il cibo che mangiamo mi basti, ma è solo un boccone per placare lo stomaco. Ricordo chiaramente i giorni in cui mangiavo tre pasti senza apprezzarne il valore, e ora, avere solo un pasto al giorno sembra un’impresa immane.

Quando vedo mia madre dividere quel che resta del cibo riconosco il dolore nei suoi occhi. Ha sempre cercato di fornirci tutto ciò di cui avevamo bisogno, ora non può più. Comprare pane è diventata un’avventura: ogni giorno il prezzo è più alto e aumentano le code.

Trovare semplicemente delle uova o un piccolo pezzo di pollo è un evento importante. Celebriamo la disponibilità di qualsiasi tipo di carne, ma le quantità sono sempre insufficienti. Mettiamo poco nei nostri piatti come se ci stessimo premiando con un po’ di cibo.

A volte mi chiedo come la mia vita sia cambiata così tanto. Come ha fatto il cibo a diventare qualcosa che sogniamo? Non mangiamo più solo per saziare la fame, stiamo cercando di mantenere la nostra dignità. E i momenti che una volta relazionavamo al cibo sono ora pieni di paura: del domani, degli aumenti dei prezzi e che il cibo possa non essere mai più disponibile.

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