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Una moneta, una lode: l’uomo che vive elogiando i passanti in Giappone

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Da homeless a star sui social e in televisione. Il fenomeno fa riflettere il Paese sui suoi limiti e rigidità
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TOKYO – C’è un uomo giapponese che, da qualche anno, loda le persone. Lo fa qui e là, per le strade del paese; si ferma davanti a una stazione, in uno slargo, su un ponte, distende sotto il volto un cartone che recita così: sugoku homemasu, ovvero “Lodo moltissimo”, “Offro lodi sperticate”. A terra, accanto al suo fagotto, poggia un contenitore in cui, chi vuole ricevere il servizio, inserisce a propria discrezione un compenso.

In un paese come il Giappone in cui non è consentito l’accattonaggio, in cui non si incontrano né per strada né altrove mendicanti e chi si siede a terra è al 99% un turista o un ubriaco, l’Uomo che loda non può essere scambiato per null’altro che per se stesso. La sua figura è a metà tra il mimo di strada (di cui si dichiara grande ammiratore e a cui pare essersi ispirato nell’ideazione del personaggio) e lo spettacolo di stand-up comedy, e gli sconosciuti che gli si fermano di fronte vivono con divertimento l’esperienza d’essere incensati, consapevoli di sta…

TOKYO – C’è un uomo giapponese che, da qualche anno, loda le persone. Lo fa qui e là, per le strade del paese; si ferma davanti a una stazione, in uno slargo, su un ponte, distende sotto il volto un cartone che recita così: sugoku homemasu, ovvero “Lodo moltissimo”, “Offro lodi sperticate”. A terra, accanto al suo fagotto, poggia un contenitore in cui, chi vuole ricevere il servizio, inserisce a propria discrezione un compenso.

In un paese come il Giappone in cui non è consentito l’accattonaggio, in cui non si incontrano né per strada né altrove mendicanti e chi si siede a terra è al 99% un turista o un ubriaco, l’Uomo che loda non può essere scambiato per null’altro che per se stesso. La sua figura è a metà tra il mimo di strada (di cui si dichiara grande ammiratore e a cui pare essersi ispirato nell’ideazione del personaggio) e lo spettacolo di stand-up comedy, e gli sconosciuti che gli si fermano di fronte vivono con divertimento l’esperienza d’essere incensati, consapevoli di star assistendo a qualcosa di raro.

Con la sua parlantina accelerata, l’Uomo che loda descrive a raffica tutti gli aspetti eccezionali dell’interlocutore, un certo abbigliamento elegante oppure spoglio (ma sempre comunque degno di approvazione), ammira le sopracciglia, la posa, si sofferma su una borsa, si congratula per l’espressione mite o intelligente, plaude alla magnifica grana della voce eccetera.

Tuttavia, a fare il censimento delle emozioni ricevute, ci si accorge che - dopo un iniziale momento in cui prendono il sopravvento l’assurdità, l’esagerazione e il grottesco - ecco che subentra una timida gioia, simile nel suo essere del tutto involontaria al movimento che ci fa serrare automaticamente le palpebre quando qualcuno ci batte le mani vicino alla faccia. Questo perché essere lodati ci commuove intimamente e ci turba insieme: siamo soliti ricevere complimenti soprattutto nell’infanzia oppure in gioventù, mentre in età adulta capita assai raramente che ci vengano elargite lodi e solo in occasioni di successo manifeste (circostanze che, col tempo, vanno fatalmente diminuendo).

Pare che egli abbia inaugurato quest’attività qualche anno fa e che, a poco a poco, abbia raccolto crescente interesse da parte dei media. Sebbene all’inizio le interazioni con la gente per la strada fossero minime, così come le cifre guadagnate (tali da non permettergli di raggranellare neppure denaro a sufficienza per prendere una stanza per la notte), l’intenso passaparola sui social network e, successivamente, i servizi televisivi e i documentari hanno reso l’Uomo che loda conosciuto a livello nazionale. Ne sono scaturiti dibattiti pubblici sul senso del gesto e soprattutto riflessioni sulla risposta entusiastica, emotiva, spesso commossa della gente. Quest’ultima, intervistata, si interroga essa stessa sul perché dell’intensa gioia che prova a essere lodata da un perfetto sconosciuto per strada.

Alcuni si sono spinti a leggere in questa figura urbana uno specchio capace di riflettere alcuni dei problemi più profondi della moderna società giapponese: più si cade a margine, infatti, più qui si fa complicato ottenere supporto, più ci si discosta dal modello condiviso e minore è la possibilità di ricevere approvazione, innescando così un meccanismo che mina l’autostima e azzera le energie necessarie alla ripresa.

Lo stesso protagonista di questa storia, l’Uomo che loda (che sappiamo soltanto avere 42 anni ed essere originario della prefettura di Ibaraki), in passato è caduto in rovina per via di una situazione economica dissestata, per un uso incauto del denaro già in seno alla famiglia e per un passato da giocatore che lo ha messo economicamente (ma soprattutto psicologicamente) sulla strada. Ora, però, dichiara che la sua vita ha più senso e che non tornerebbe mai a lavorare in azienda. Elargire lodi e un lampo di felicità lo gratifica più di qualunque altra cosa. Altro punto preso in esame nell’analisi sociologica è il quantitativo di denaro che le persone pensano di dover elargire per ricevere il servizio: c’è chi inserisce nella cassetta solo una monetina, c’è chi vi infila una grossa banconota. Quanto valore diamo ai complimenti? Quanto siamo disposti a pagare per sentirci «riconosciuti» e «visti»?

L’effetto più stupefacente, tuttavia, avviene quando inizia a crearsi una relazione tra l’Uomo che loda e alcuni clienti, i quali cercano sulle sue pagine online informazioni per sapere dove si recherà quel giorno, vanno a trovarlo e gli raccontano così l’evoluzione positiva di certe vicende.

Molti sono coloro che soffrono situazioni private e lavorative complesse ma, qualunque sia il posizionamento sociale, psicologico ed economico dei suoi clienti, basta rivolgere loro solo un paio di domande per comprendere come nella vita della maggior parte delle persone le figure di riferimento (familiari, amici, colleghi), quelle cioè più importanti, siano tendenzialmente avare di lodi. Sono proprio i genitori, i compagni di vita, i propri collaboratori a dare per scontati i propri meriti. Quanto utile sarebbe, invece, lodarsi un poco di più. L’energia che se ne ricava è notevolissima e la voglia di fare ne è moltiplicata. Servirebbe che venisse applicato anche al mondo degli adulti il proverbio homete nobasu ovvero «Far crescere lodando», e il cui senso si fa largo anche nella traduzione letterale, in quanto l’abbinamento di crescere e di un verbo generoso come lodare spiega come non è sgridando o punendo che si sviluppano l’intelletto e il comportamento di qualcuno, bensì evidenziandone i meriti e le abilità.

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