✕

“Il grande progetto" di Hamas: un attacco come l’11 settembre contro i grattacieli di Tel Aviv

Ascolta l'audio

Le rivelazioni del Washington Post escono insieme a quelle del New York Times sulla base di alcuni verbali di riunioni segrete dei miliziani. Secondo i documenti scoperti a Gaza, Sinwar ha inoltre cercato di coinvolgere per oltre due anni Hezbollah e Iran nel 7 ottobre. Ma Teheran smentisce
4 minuti di lettura

LONDRA – Per più di due anni prima del 7 ottobre 2023, Yahya Sinwar, l’allora capo dell’ala militare di Hamas, ha lavorato nell’ombra per coinvolgere direttamente Hezbollah e Iran nell’attacco a Israele, con l’obiettivo di infliggere allo Stato ebraico un colpo ancora più devastante di quanto è poi avvenuto. È una delle rivelazioni raccolte da New York Times e Washington Post sulla base di documenti scoperti a Gaza dall’esercito israeliano. Gli altri dettagli scoperti dai quotidiani americani includono il fatto che Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah ucciso da un raid israeliano a Beirut il 27 settembre scorso, era stato apparentemente informato del piano; e che anche Ismail Haniyeh, il leader politico di Hamas ucciso da una bomba del Mossad israeliano a Teheran il 31 luglio scorso, era a conoscenza dell’iniziativa.

Dai documenti emerge inoltre che anni prima del 7 ottobre, Hamas pianificava di realizzare quello che aveva ribattezzato “il grande progetto”, ovvero un raid mol…

LONDRA – Per più di due anni prima del 7 ottobre 2023, Yahya Sinwar, l’allora capo dell’ala militare di Hamas, ha lavorato nell’ombra per coinvolgere direttamente Hezbollah e Iran nell’attacco a Israele, con l’obiettivo di infliggere allo Stato ebraico un colpo ancora più devastante di quanto è poi avvenuto. È una delle rivelazioni raccolte da New York Times e Washington Post sulla base di documenti scoperti a Gaza dall’esercito israeliano. Gli altri dettagli scoperti dai quotidiani americani includono il fatto che Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah ucciso da un raid israeliano a Beirut il 27 settembre scorso, era stato apparentemente informato del piano; e che anche Ismail Haniyeh, il leader politico di Hamas ucciso da una bomba del Mossad israeliano a Teheran il 31 luglio scorso, era a conoscenza dell’iniziativa.

Dai documenti emerge inoltre che anni prima del 7 ottobre, Hamas pianificava di realizzare quello che aveva ribattezzato “il grande progetto”, ovvero un raid molto più grande di quello del 2023 che, ispirandosi all’attacco all’America dell’11 settembre 2001, avrebbe dovuto portare all’abbattimento di alcuni grattacieli a Tel Aviv. Scopo principale del piano era fare deragliare i negoziati per un accordo di pace fra Israele e Arabia Saudita, accordo che avrebbe avuto fra le sue condizioni il rilancio del negoziato fra Gerusalemme e l’Autorità Nazionale Palestinese, l’organismo che dal 1993 governa autonomamente il 19 per cento della Cisgiordania ed è il rivale di Hamas fra i palestinesi. La speranza di Hamas era di infliggere a Israele il colpo più duro da quando il movimento fondamentalista islamico palestinese è nato quarant’anni fa.

La smentita dell’Iran

Sono alcune delle clamorose rivelazioni contenute in 30 pagine di verbali di riunioni segrete di Hamas, recuperati dall’esercito israeliano durante la guerra in corso a Gaza e ottenute dal New York Times e dal Washington Post, che le pubblicano stamani. Se confermate, dimostrerebbero il coinvolgimento del gruppo paramilitare libanese e dell’Iran nel pogrom in Israele che il 7 ottobre di un anno fa ha causato oltre 1200 morti e il rapimento di 240 ostaggi, scatenando la guerra in Medio Oriente.

Da allora, Nasrallah e Haniyeh sono stati eliminati da Israele; mentre Sinwar, nominato in agosto capo supremo di Hamas dopo la morte di Haniyeh, continua a rimanere nascosto a Gaza, probabilmente nei tunnel facendosi scudo degli ostaggi. L’ambasciata iraniana all’Onu smentisce categoricamente le rivelazioni contenute dai documenti, sostenendo che si tratta di verbali falsi, confezionati da Israele. L’esercito israeliano non commenta. Il New York Times e il Post affermano di avere verificato l’attendibilità dei documenti che gli sono pervenuti.

Un nuovo 11 settembre

I documenti pubblicati dal Washington Post parlano di un piano di Hamas di alcuni anni prima del 7 ottobre, poi abbandonato per varie difficoltà ad eseguirlo, che avrebbe dovuto colpire Tel Aviv con un attacco simile a quello lanciato da al Qaeda contro le Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001. L’idea di Sinwar era di colpire con droni ed esplosivo le torri a Gush Dan, dei grattacieli sul lungomare della maggiore città israeliana, nel tentativo di farli cadere o danneggiarli, causando un grande numero di vittime.

Il sito Ynet pubblica in prima pagina la foto dei due grattacieli di Gush Dan (le Torri Azrieli e la Torre Moshe Aviv) che, stando ai documenti, dovevano essere rasi al suolo secondo i piani originari. "Hamas pianificava di fare l'11 settembre: queste sono le torri del centro che erano nel loro obiettivo", si legge nell'articolo di apertura che ripropone ampi stralci dei documenti, inclusa la richiesta del leader di Hamas, Yahya Sinwar, all'ayatollah Khamenei, per di circa 500 milioni di dollari per la formazione di 12mila membri di Hamas in modo da essere in grado di distruggere Israele "entro due anni". La zona che Hamas pensava di colpire ha una popolazione di circa 3.8 milioni di abitanti, su una estensione di 1.500 chilometri quadrati.

Una scelta che rappresenta una svolta, perché lo sceicco Ahmed Yassin, l’allora leader spirituale di Hamas, non espresse sostegno all’attacco di al Qaeda dell’11 settembre, affermando che il nemico dei palestinesi era Israele, non l’America.

La vigilia della rappresaglia

Si tratta senza dubbio di rivelazioni scottanti, pubblicate alla vigilia di una rappresaglia militare israeliana contro l’Iran per l’attacco missilistico del 1 ottobre e mentre continua l’incursione israeliana nel Libano: una ulteriore escalation del conflitto che potrebbe diventare una grande guerra mediorientale. I segnali inviati negli ultimi giorni da Israele, e in parte anche dagli Stati Uniti, sembrano indicare l’intenzione di distruggere Hezbollah, cambiando la situazione politica in Libano, come fine ultimo dell’offensiva.

Se ciò fosse vero, i documenti pubblicati dai due giornali americani potrebbero offrire una giustificazione delle azioni di Israele contro Hezbollah e Iran, rivelando il grado del loro coinvolgimento nell’attacco di Hamas del 7 ottobre. Finora sia Hezbollah che Teheran avevano negato di essere stati a conoscenza del piano di Hamas.

“Tempo per prepararsi”

I verbali affermano che, per ottenere l’appoggio militare di Hezbollah e Iran, Sinwar ha rinviato più volte il momento dell’attacco: nella visione del capo di Hamas, esso doveva scattare insieme a un concomitante attacco allo Stato ebraico da parte di Hezbollah e dell’Iran. Pur approvando il piano in linea di principio, sia il movimento sciita libanese che Teheran hanno chiesto ad Hamas più tempo “per prepararsi” e alla fine Sinwar ha deciso di attaccare lo stesso, anche per il timore che un nuovo scudo laser in via di sviluppo in Israele potesse proteggere del tutto lo Stato ebraico dai razzi di Hamas. Come che sia, l’8 ottobre 2023, il giorno dopo l’attacco di Hamas, Hezbollah ha iniziato a bombardare quotidianamente Israele per solidarietà con l’attacco palestinese.

“Camuffare il progetto”

Secondo i verbali Sinwar aveva in mente due date finali per l’attacco: il 25 settembre, giorno di Yom Kippur, la festa più sacra del calendario ebraico, o – come è poi avvenuto – il 7 ottobre, in coincidenza di Simchat Torah, un’altra festività religiosa ebraica. Dai verbali risulta che soltanto un gruppo ristretto di comandanti di Hamas era a conoscenza dei dettagli dell’attacco, mentre quadri medi e militanti ne sono rimasti all’oscuro fino a poche ore prima.

In Israele e nell’opinione pubblica occidentale ci si è a lungo chiesti come è possibile che lo spionaggio israeliano, con tutti gli informatori che ha a Gaza, sia stato preso di sorpresa dall’attacco del 7 ottobre. Ebbene, dai verbali emerge che Sinwar ha fatto di tutto per tenere segreta la sua iniziativa, ordinando di “nascondere le nostre intenzioni” e di “camuffare il grande progetto”. Ha perfino ordinato di limitare al massimo gli attacchi a Israele per dare a Gerusalemme l’impressione che Hamas volesse la calma a Gaza e non cercasse più uno scontro diretto.

I “problemi interni” di Israele

Tra le motivazioni che avrebbero spinto Hamas a orchestrare “il grande progetto”, rivelano infine i verbali, c’è un’allusione ai “problemi interni” vissuti da Israele, dove le polemiche sul governo di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu, e in particolare le proteste di massa contro una controversa riforma della giustizia, avessero diviso e indebolito la società israeliana. La speranza di Sinwar era evidentemente che, in un momento simile, un attacco concentrico di tutti i nemici dello Stato ebraico, cioè di Hamas, di Hezbollah e dell’Iran, avrebbe potuto mettere

Israele in grave difficoltà. Un ‘altra motivazione dell’attacco è la presenza di ministri di estrema destra nel governo israeliano e la loro campagna per allargare gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e prendere il controllo delle moschee della Città Vecchia di Gerusalemme.

I “sacrifici” di Gaza

L’ultima rivelazione del New York Times riguarda quello che Sinwar si aspettava dalla reazione israeliana al pogrom del 7 ottobre. I verbali indicano che il capo di Hamas prevedeva che l’attacco a Israele avrebbe “richiesto sacrifici” alla popolazione civile di Gaza: un riferimento ai danni umani e materiali che i due milioni di palestinesi della Striscia avrebbero sofferto a causa della guerra e che Sinwar a quanto pare accettava. Un “prezzo da pagare”, come lo hanno descritto in seguito alcuni leader di Hamas.

Leggi i commenti