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Il piano dell’Occidente per rafforzare i caschi blu: “Anche i militari di Beirut a difendere il confine”

(afp)

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Meloni chiamerà oggi Netanyahu. Il tema domani al Consiglio di Sicurezza
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Dopo l’indignazione e la protesta ufficiale contro Israele, messa nero su bianco nella dichiarazione congiunta al vertice di Cipro da parte di Francia, Italia e Spagna, inizia una settimana decisiva per tentare una de-escalation nel sud del Libano, dove i caschi blu sono diventati un bersaglio mobile. «Inaccettabile» ha tuonato Emmanuel Macron, che ha rilanciato l’idea dell’embargo sulle armi a Israele e chiesto di convocare l’ambasciatore israeliano a Parigi, così come ha fatto anche Pedro Sánchez a Madrid.

L’Italia ha evitato una posizione di scontro frontale con il governo di Benjamin Netanyahu. Secondo fonti del governo, Giorgia Meloni vuole sentire oggi personalmente al telefono il premier israeliano. Nelle differenze di approccio, la sostanza non cambia: i tre Paesi che sono tra i maggiori contributori della missione Unifil non pensano ad abbandonare la Linea Blu. E stanno anzi lavorando in queste ore ad una iniziativa ad hoc che potrebbe essere già annunciata nel prossimo fine…

Dopo l’indignazione e la protesta ufficiale contro Israele, messa nero su bianco nella dichiarazione congiunta al vertice di Cipro da parte di Francia, Italia e Spagna, inizia una settimana decisiva per tentare una de-escalation nel sud del Libano, dove i caschi blu sono diventati un bersaglio mobile. «Inaccettabile» ha tuonato Emmanuel Macron, che ha rilanciato l’idea dell’embargo sulle armi a Israele e chiesto di convocare l’ambasciatore israeliano a Parigi, così come ha fatto anche Pedro Sánchez a Madrid.

L’Italia ha evitato una posizione di scontro frontale con il governo di Benjamin Netanyahu. Secondo fonti del governo, Giorgia Meloni vuole sentire oggi personalmente al telefono il premier israeliano. Nelle differenze di approccio, la sostanza non cambia: i tre Paesi che sono tra i maggiori contributori della missione Unifil non pensano ad abbandonare la Linea Blu. E stanno anzi lavorando in queste ore ad una iniziativa ad hoc che potrebbe essere già annunciata nel prossimo fine settimana in occasione del G7 Difesa organizzato a Napoli e forse concretizzarsi nei dettagli alla conferenza su Libano che l’Italia cerca di organizzare nelle prossime settimane in Sicilia.

La prima tappa è la riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu, come chiesto dalla Francia dopo gli ultimi anni attacchi contro l’Unifil. L’Italia dovrebbe essere associata alla riunione, con la possibilità di intervenire in quanto parte interessata, come già successo due settimane fa attraverso l’intervento dell’ambasciatore presso il Palazzo di Vetro, Maurizio Massari.

A Parigi c’è la consapevolezza che cambiare il mandato dell’Unifil – passando da peacekeeping a peace enforcement - richiederebbe un negoziato molto difficile in seno al Consiglio di Sicurezza. Impossibile, alla luce degli attuali equilibri geopolitici. L’idea di Macron – di cui ha discusso ancora ieri con Nabih Berri, il potente speaker del Parlamento libanese - sarebbe invece di rinforzare le Forze Armate Libanesi (Laf) per metterle in condizioni di schierarsi lungo il confine e assumersi il controllo della sicurezza a Sud, ovvero quello che prevedeva la risoluzione Onu 1701, la cui piena applicazione viene ora invocata da più parti.

L’ipotesi è incrementare fino a 5mila le unità delle Laf. Al tempo stesso, secondo quanto apprende Repubblica, potrebbe esserci un impiego più robusto di Unifil, prevedendo la disponibilità di una riserva operativa dispiegata nel sud del Libano con breve preavviso che possa operare in modo indipendente, anche senza unità delle Forze armate libanesi.

Schierare le Laf al fianco dell’Unifil e dei caschi blu italiani sarebbe l’unico modo di impedire, se necessario con la forza, a Hezbollah di continuare a lanciare razzi su Israele. I ministri della Difesa francese e italiano, Sébastien Lecornu e Guido Crosetto hanno indetto questa settimana una videocall con gli altri ministri Ue «grandi contributori» dell’Unifil. Il punto di caduta auspicato potrebbe essere già sabato al G7 di Napoli con una dichiarazione congiunta ad hoc sul Libano che includa gli Stati Uniti. Washington vede nell’indebolimento di Hezbollah un’opportunità non solo per applicare davvero la risoluzione 1701, ma anche per produrre un cambio negli equilibri politici in Libano.

Gli americani hanno chiesto ai libanesi di accelerare sull’elezione di un nuovo presidente. La scommessa è sul generale Aoun, il capo delle Laf, contro il cristiano Frangieh appoggiato dal partito di Dio. Ma è una strada con molte incognite, a cominciare dal terreno, dove Hezbollah continua a tenere le posizioni contro Israele, e dalle divisioni politiche interne, con la destra cristiana di Geagea che sta giocando una partita sua, e potrebbe voler arrivare a una candidatura del leader.

Ma più di tutte pensano le influenze regionali: i sauditi hanno simpatia politica per Aoun, ma hanno fatto arrivare a Washington il messaggio che non possono essere gli americani a decidere il presidente del Libano, con il rischio di trasformarlo in uno stato vassallo e finendo per rafforzare il consenso alla resistenza sciita e ai suoi sponsor iraniani. Anche l’Egitto e il Qatar sono contrari, riferiscono fonti diplomatiche libanesi, perché convinti che Israele non riuscirà a distruggere Hezbollah e che il partito di Dio resterà imprescindibile per qualunque accordo che porti alla fine del conflitto.

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