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Cinque bambini uccisi a Gaza da un raid dell’Idf nel nord. I testimoni: “Stavano giocando”

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Da giorni sono ripresi bombardamenti intensi a Jabalia perché Israele ritiene che Hamas si stia riorganizzando in quest’area
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L’orrore quotidiano nella Striscia di Gaza, bombardata da un anno dall’esercito israeliano armato dall’Occidente, ieri si è preso la vita di cinque bambini palestinesi che giocavano davanti a un bar nel campo profughi di Al-Shati. Non erano trascorse che poche ore dalla strage della famiglia palestinese che sabato notte dormiva nella sua casa nel campo profughi di Nuseirat, una manciata di chilometri più a sud; erano morti tutti: i genitori e i sei figli, il più piccolo aveva 8 anni e il maggiore 21.

Non c’è un giorno in cui questa guerra cinica — che mira eserciti e miliziani, ma uccide migliaia di civili — non prenda il suo tributo di sangue. Ieri è toccato ai bambini di Al Shati. Secondo fonti locali raccolte dall’agenzia palestinese Wafa, li ha uccisi sul colpo un attacco aereo israeliano, ferendone molti altri.

Lo scempio dei bambini uccisi mentre giocano ricorda la strage dei bambini drusi, uccisi a luglio sulle alture del Golan da un attacco di Hezbollah. La miccia accesa…

L’orrore quotidiano nella Striscia di Gaza, bombardata da un anno dall’esercito israeliano armato dall’Occidente, ieri si è preso la vita di cinque bambini palestinesi che giocavano davanti a un bar nel campo profughi di Al-Shati. Non erano trascorse che poche ore dalla strage della famiglia palestinese che sabato notte dormiva nella sua casa nel campo profughi di Nuseirat, una manciata di chilometri più a sud; erano morti tutti: i genitori e i sei figli, il più piccolo aveva 8 anni e il maggiore 21.

Non c’è un giorno in cui questa guerra cinica — che mira eserciti e miliziani, ma uccide migliaia di civili — non prenda il suo tributo di sangue. Ieri è toccato ai bambini di Al Shati. Secondo fonti locali raccolte dall’agenzia palestinese Wafa, li ha uccisi sul colpo un attacco aereo israeliano, ferendone molti altri.

Lo scempio dei bambini uccisi mentre giocano ricorda la strage dei bambini drusi, uccisi a luglio sulle alture del Golan da un attacco di Hezbollah. La miccia accesa da quella tragedia provocò l’attacco israeliano nel cuore del Libano contro Hezbollah (o ne fornì il pretesto, secondo altre interpretazioni) avviando il nuovo fronte libanese nel conflitto che lacera il Medio Oriente.

Questa strage non avrà lo stesso impatto, ma non per questo è meno dolorosa e avvilente. Da Al-Shati arrivano immagini dei bimbi colpiti dal drone, l’ennesimo colpo allo stomaco in questa guerra esplosa con l’attacco di Hamas e con la strage terrorista del 7 ottobre e proseguita con la reazione israeliana costata più di 42mila morti palestinesi, secondo le autorità sanitarie della Striscia che ne tengono il conto. Non fanno distinzioni tra civili e miliziani; ma più di metà, dicono, erano bambini o donne. L’incubo di un ulteriore allargamento del conflitto con la crisi iraniana e gli attacchi israeliani all’Unifil cattura l’attenzione internazionale e le reazioni preoccupate o indignate, ma lo strazio nella Striscia non passa inosservato e alimenta le accuse all’Occidente di un doppio standard.

Secondo la ricostruzione dalla Striscia, l’attacco israeliano ha preso di mira la parte occidentale del campo profughi di Al-Shati, lungo la spiaggia di Jabalia a nord di Gaza City, centrando i bambini «che giocavano davanti al Ghaban Cafe». La zona di Jabalia è ripetutamente sotto tiro perché le forze armate israeliane ritengono sia infiltrata dai miliziani di Hamas. Nell’ultimo anno le forze israeliane sono tornate più volte nel campo profughi, creato ai tempi della guerra del 1948.

Nonostante l’evacuazione forzata del nord della Striscia, circa 400mila palestinesi si trovano ancora nel nord dove sopravvivono in condizioni estreme. Persino mangiare è un miraggio: secondo l’Onu, a ottobre non è entrato cibo. Secondo fonti locali, inoltre, le strade sono un cimitero di cadaveri semisepolti dalle macerie, impossibili da recuperare: «Finiscono in pasto ai cani», dicono.

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