BEIRUT – È stata una domenica di sangue per l’esercito israeliano, tra le più difficili delle ultime settimane. Hezbollah è riuscito a bucare le difese aeree attaccando con un drone una base militare dell’Idf a Binyamina, a sud di Haifa. Era tarda sera, il colpo ha sventrato il tetto della caffetteria dove decine di soldati stavano cenando, 67 sono rimasti feriti, almeno 4 in condizioni molto gravi: è il singolo attacco con il più alto numero di feriti nel corso del conflitto con Hezbollah. Le sirene non sono scattate e ora sarà cruciale per l’Idf capire che cosa è successo. Probabilmente il drone faceva parte di uno sciame di tre, l’allarme si è attivato per un primo velivolo nell’area di Nahariya e l’altro è riuscito a bucare lo spazio aereo israeliano.
Hezbollah ha rivendicato l’attacco come risposta ai raid «contro i quartieri di Noueiri e Basta a Beirut, così come in altre regioni libanesi». Negli stessi momenti i combattenti sciiti sparavano contro il villaggio israeliano …
BEIRUT – È stata una domenica di sangue per l’esercito israeliano, tra le più difficili delle ultime settimane. Hezbollah è riuscito a bucare le difese aeree attaccando con un drone una base militare dell’Idf a Binyamina, a sud di Haifa. Era tarda sera, il colpo ha sventrato il tetto della caffetteria dove decine di soldati stavano cenando, 67 sono rimasti feriti, almeno 4 in condizioni molto gravi: è il singolo attacco con il più alto numero di feriti nel corso del conflitto con Hezbollah. Le sirene non sono scattate e ora sarà cruciale per l’Idf capire che cosa è successo. Probabilmente il drone faceva parte di uno sciame di tre, l’allarme si è attivato per un primo velivolo nell’area di Nahariya e l’altro è riuscito a bucare lo spazio aereo israeliano.
Hezbollah ha rivendicato l’attacco come risposta ai raid «contro i quartieri di Noueiri e Basta a Beirut, così come in altre regioni libanesi». Negli stessi momenti i combattenti sciiti sparavano contro il villaggio israeliano di confine di Menara, di fronte a Houla e contro Khallet Warda, che guarda il villaggio libanese di Aïta el-Chaab, le aree dove fin dal mattino è infuriata la battaglia, in quella che è stata la giornata più violenta anche sul piano degli scontri diretti con mitragliatrici, razzi e missili. In mattinata, 25 soldati dell’esercito israeliano erano rimasti feriti dagli anticarro in due attacchi separati, due dei quali in modo grave, ed erano stati evacuati negli ospedali del nord di Israele.
Anche se orfane di leader, le brigate di Hezbollah sono organizzate come cellule indipendenti, si autogestiscono e finora hanno tenuto le posizioni. La geografia del sud del Libano, poi, gioca un ruolo importante e consente ai miliziani sciiti - che in queste terre ci sono cresciuti - di nascondersi e organizzare imboscate. Il gruppo conserva ancora la metà del suo arsenale di missili a medio raggio e gran parte di quelli a lungo raggio.
Un giornalista di al Mayadeen, televisione vicina a Hezbollah, che da giorni segue i combattimenti a sud, ieri sera twittava: «Hello my enemies. State lontani dalle basi militari, è pericoloso! Guardate cosa è successo ai soldati nella caffetteria. È da due giorni che vi avverto: è pericoloso. Fino a nuovo ordine», un messaggio sarcastico che ricalcava gli ordini di evacuazione imposti ai villaggi libanesi dal portavoce in arabo delle Idf, che li posta su X e li conclude sempre con la stessa formula: «Fino a nuovo avviso».