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Netanyahu a Guterres: “L’Unifil si deve ritirare”. Tank contro una base

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È scontro a tutto campo tra il premier israeliano e il segretario Onu: “Fate scudo ad Hezbollah”. Intossicati 15 peacekeeper: “Crimine di guerra”. Dagli Usa missili e uomini per difendersi dall’Iran
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GERUSALEMME – Dopo la dichiarazione di “persona non grata” nei confronti del segretario generale Antonio Guterres, il braccio di ferro fra il governo israeliano e le Nazioni Unite sembrava aver raggiunto il punto più basso possibile, ma ieri lo scontro ha raggiunto un nuovo minimo. Con un messaggio inviato allo stesso Guterres, il premier Benjamin Netanyahu ha intimato all’Onu di allontanare i suoi caschi blu dalle «roccaforti di Hezbollah» nel Sud del Libano. «Il suo rifiuto di ritirare i soldati di Unifil li ha trasformati in ostaggi», scrive Netanyahu. La loro stessa presenza «mette a rischio le vite dei nostri militari», insiste il premier. Il messaggio si conclude sottolineando come le forze armate israeliane abbiano più volte avanzato all’Onu la richiesta di ritiro, ma si siano trovate di fronte a ripetuti rifiuti: animati – nella visione di Netanyahu - dalla volontà di «fornire uno scudo umano a Hebollah».

Il messaggio era appena stato diffuso quando dal quartier generale…

GERUSALEMME – Dopo la dichiarazione di “persona non grata” nei confronti del segretario generale Antonio Guterres, il braccio di ferro fra il governo israeliano e le Nazioni Unite sembrava aver raggiunto il punto più basso possibile, ma ieri lo scontro ha raggiunto un nuovo minimo. Con un messaggio inviato allo stesso Guterres, il premier Benjamin Netanyahu ha intimato all’Onu di allontanare i suoi caschi blu dalle «roccaforti di Hezbollah» nel Sud del Libano. «Il suo rifiuto di ritirare i soldati di Unifil li ha trasformati in ostaggi», scrive Netanyahu. La loro stessa presenza «mette a rischio le vite dei nostri militari», insiste il premier. Il messaggio si conclude sottolineando come le forze armate israeliane abbiano più volte avanzato all’Onu la richiesta di ritiro, ma si siano trovate di fronte a ripetuti rifiuti: animati – nella visione di Netanyahu - dalla volontà di «fornire uno scudo umano a Hebollah».

Il messaggio era appena stato diffuso quando dal quartier generale di Naqoura, il comando di Unifil denunciava l’ennesimo attacco nei confronti delle sue postazioni: tank dell’esercito di Tel Aviv sono entrati in una base, distruggendone l’ingresso. Ecco la dinamica degli eventi secondo quanto ricostruito da Repubblica: la base dell’Unifil colpita è stata quella di Ramyah, occupata dal contingente ghanese. La brigata israeliana si è trovata in mezzo a un cerchio di fuoco tra Ramyah, Al-Qouzah, Aita Al-Shaab e Blida. Ieri mattina intorno alle 3.50 i combattenti sciiti hanno colpito un tank dell’Idf per impedire ai reparti di recuperare i feriti. Alle 4.30, due Merkava hanno sfondato il cancello principale della base Unifil, chiedendo più volte ai soldati di spegnere le luci. Il comando ha protestato perché «stavano mettendo in pericolo i peacekeeper», ma gli israeliani hanno abbandonato la posizione solo 45 minuti dopo. Alle 6.40 la base è stata colpita di nuovo e 15 peacekeeper sono rimasti intossicati dal fumo delle esplosioni, con irritazioni cutanee e reazioni gastrointestinali.

«Un carro armato delle Idf che stava cercando di evacuare i soldati feriti mentre era ancora sotto il fuoco, è andato a sbattere per diversi metri contro una postazione dell’Unifil», secondo l’Idf, per il quale si è trattato di un «incidente». Il Palazzo di Vetro ha replicato che lo sfondamento è stato «deliberato», «in violazione del diritto internazionale», e ha riaffermato che l’inviolabilità dei caschi blu deve essere «garantita in ogni circostanza».

La tensione fra Unifil e Israele è alle stelle da giorni: con l’inizio dell’operazione di terra contro Hezbollah, i militari israeliani sono penetrati in diversi punti lungo la Linea Blu che segna il confine con il Libano. E spesso, si sono ritrovati davanti le basi bianche con la bandiera azzurra che da 18 anni sono sparse lungo tutta l’area: anche se l’attività di pattugliamento dei caschi blu è stata bloccata, i militari hanno rifiutato di lasciare le zone loro assegnate. «Solo il Consiglio di Sicurezza può ordinarcelo, non un singolo Paese», aveva detto qualche giorno fa in un’intervista a Repubblica il portavoce della missione Andrea Tenenti. Della crisi discuterà nei prossimi giorni il Consiglio europeo: l’Italia con 1.200 soldati, la Francia con 700 e la Spagna con 680 sono i Paesi che contribuiscono con più uomini e donne alla missione.

Lo scontro su Unifil non è che l’ultima puntata del braccio di ferro che da un anno oppone Israele e le Onu. Era iniziato quando Guterres aveva detto che il 7 ottobre «non era venuto dal nulla», proseguito quando Israele aveva accusato l’Unrwa (agenzia Onu per i profughi palestinesi) di aver coperto Hamas. E ora al Parlamento israeliano è in discussione una legge per vietare le attività dell’Unrwa.

Aperta anche la crisi con l’Iran: il governo israeliano starebbe restringendo la lista di target da colpire in risposta all’attacco del 1 ottobre. Si tratterebbe di siti militari e non petroliferi, né tantomeno nucleari, come sembrava in un primo momento. Per garantire una maggiore difesa di Israele gli Stati Uniti hanno inviato nel Paese una batteria del sistema di difesa aereo Thaad, il più avanzato in dotazione all’esercito Usa, con un equipaggio di 100 militari.

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