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Raid israeliani a Gaza e in Libano: civili bruciati vivi nella tendopoli

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Bombardamenti dell’Idf a Nuseirat e all’ospedale Al-Aqsa. Colpito il villaggio cristiano di Aitou
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TEL AVIV – In lutto per i quattro soldati uccisi da un drone di Hezbollah nella base vicino a Haifa, Israele ha risposto con un susseguirsi di attacchi letali, almeno cinque in un solo lunedì di sangue.

Nella notte di domenica le forze armate israeliane hanno ucciso «22 persone rifugiate nella scuola» gestita dall’agenzia Unrwa, cioè dall’Onu, a Nuseirat, nella Striscia di Gaza. In quella scuola era stato allestito un centro di vaccinazione polio.

Poco dopo, all’alba di ieri, le bombe israeliane hanno bruciato vivi i rifugiati della tendopoli all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah, nella Striscia: almeno 5 morti e una settantina di ustionati, in un attacco condannato anche dalla Casa Bianca.

Poi nel mirino dell’esercito sono finite, sull’altro fronte, le famiglie di rifugiati di Aitou, una cittadina a maggioranza cristiana nel nord del Libano, dove è stata sbriciolata una palazzina e almeno 22 persone sono rimaste uccise. E mentre i cadaveri dei profughi tra le mac…

TEL AVIV – In lutto per i quattro soldati uccisi da un drone di Hezbollah nella base vicino a Haifa, Israele ha risposto con un susseguirsi di attacchi letali, almeno cinque in un solo lunedì di sangue.

Nella notte di domenica le forze armate israeliane hanno ucciso «22 persone rifugiate nella scuola» gestita dall’agenzia Unrwa, cioè dall’Onu, a Nuseirat, nella Striscia di Gaza. In quella scuola era stato allestito un centro di vaccinazione polio.

Poco dopo, all’alba di ieri, le bombe israeliane hanno bruciato vivi i rifugiati della tendopoli all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah, nella Striscia: almeno 5 morti e una settantina di ustionati, in un attacco condannato anche dalla Casa Bianca.

Poi nel mirino dell’esercito sono finite, sull’altro fronte, le famiglie di rifugiati di Aitou, una cittadina a maggioranza cristiana nel nord del Libano, dove è stata sbriciolata una palazzina e almeno 22 persone sono rimaste uccise. E mentre i cadaveri dei profughi tra le macerie di Aitou e le immagini strazianti — diffuse sui social — dell’ultimo respiro di un ragazzo intrappolato tra le tende in fiamme a Deir al-Balah scuotevano la comunità internazionale, le forze armate ufficialmente a caccia di miliziani di Hamas sono tornate a puntare il mirino nella Striscia uccidendo, secondo i testimoni sul posto, la gente in fila per il pane nel campo profughi di Jabalia: almeno dieci morti.

Almeno otto sono invece i morti nella strage al quartiere di Sheikh Radwan, a Gaza City, mentre si registra l’ennesima vittima nel mondo dell’informazione. Si tratta di Ayman Mohammed Ruwaished, cameraman della tv al-Aqsa: sono ormai almeno 177 i giornalisti uccisi negli attacchi di Israele.

Sono giornate estremamente tese in cui ogni buona notizia vale oro, e allora bisogna aggrapparsi all’unica di ieri: Israele «dopo approfondite ispezioni di sicurezza» ha finalmente concesso l’ingresso di 30 camion di aiuti umanitari nel nord di Gaza, in cui dal primo ottobre non entrava un chicco di grano. Qualche sacco di farina e altri aiuti dal Pam mentre cresceva l’indignazione per il “Piano degli ex generali” israeliani: assediare i civili nel Nord della Striscia mettendoli alla fame e dando un ultimatum, chi non se ne andrà entro una settimana diventerà un obiettivo militare legittimo.

Una proposta tale da costringere anche l’Idf (che ieri ha annunciato la morte, avvenuta a settembre, del capo di Hamas che il 7 ottobre coordinò i parapendii) a negare di avere mai ricevuto quel piano d’azione. E da indurre il premier israeliano Benjamin Netanyahu a far passare qualche chicco di riso per gli affamati allo stremo.

E queste sono le buone notizie. Per il resto, sul piano diplomatico il vertice dei servizi al Cairo ha sparso pessimismo su un accordo sul rilascio degli ostaggi, con convinzione generale che se ne riparlerà dopo le elezioni americane. Su quello militare la ferocia è all’estremo, in attesa della risposta all’Iran che tiene il mondo con il fiato sospeso. «Ci siamo svegliati tra fumo e fiamme, le esplosioni sommergevano le tende di oggetti infiammati», dice Ahmad Radi ad Al Jazeera.

Molte vittime hanno ferite gravi e non sopravviveranno. «Abbiamo aperto un’indagine», sostengono le forze armate israeliane secondo cui le tende non erano obiettivo dell’attacco. In Libano, invece, la palazzina colpita era affittata da famiglie sfollate dal sud sciita, martellato dai bombardamenti. «Una guerra di annientamento — denuncia il leader di Marada, partito cristiano alleato con Hezbollah — guidata dagli israeliani e dal primo ministro Netanyahu».

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