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Zuppi, ritorno a Mosca: “Scambio di detenuti e rimpatrio dei minori”

Il cardinale Zuppi incontra il ministro Lavrov a Mosca

 (ansa)

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La diplomazia vaticana. Seconda missione in un anno del presidente della Cei. Ieri l’incontro con Lavrov, oggi vedrà il metropolita Antonij e Lvova-Belova
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MOSCA-CITTÀ DEL VATICANO — La diplomazia della Santa Sede continua a muoversi. A pochi giorni dal colloquio tra papa Francesco e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Vaticano, il cardinale Matteo Zuppi torna a Mosca per la seconda volta in poco più di un anno. Una visita stavolta non annunciata in anticipo. L’obiettivo della missione, ha dichiarato il portavoce vaticano Matteo Bruni, è «valutare ulteriori sforzi per favorire il ricongiungimento familiare dei bambini ucraini e lo scambio di prigionieri, in vista del raggiungimento della tanto sperata pace» in Ucraina. Secondo il presidente dell’Unione mondiale dei vecchi credenti, Leonid Sevastjanov, che rivendica contatti diretti col pontefice, ma persegue l’agenda del Cremlino, gli obiettivi di Zuppi sarebbero: il rimpatrio di tutti i bambini ucraini trasferiti in Russia; lo scambio di prigionieri di guerra nella formula “tutti per tutti” nonché di altri detenuti; e, infine, la revoca delle sanzioni europee per i familiari deg…

MOSCA-CITTÀ DEL VATICANO — La diplomazia della Santa Sede continua a muoversi. A pochi giorni dal colloquio tra papa Francesco e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Vaticano, il cardinale Matteo Zuppi torna a Mosca per la seconda volta in poco più di un anno. Una visita stavolta non annunciata in anticipo. L’obiettivo della missione, ha dichiarato il portavoce vaticano Matteo Bruni, è «valutare ulteriori sforzi per favorire il ricongiungimento familiare dei bambini ucraini e lo scambio di prigionieri, in vista del raggiungimento della tanto sperata pace» in Ucraina. Secondo il presidente dell’Unione mondiale dei vecchi credenti, Leonid Sevastjanov, che rivendica contatti diretti col pontefice, ma persegue l’agenda del Cremlino, gli obiettivi di Zuppi sarebbero: il rimpatrio di tutti i bambini ucraini trasferiti in Russia; lo scambio di prigionieri di guerra nella formula “tutti per tutti” nonché di altri detenuti; e, infine, la revoca delle sanzioni europee per i familiari degli individui presi di mira.

Quella umanitaria è la strettoia individuata da Bergoglio per tentare di allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina, ma è chiaro che l’obiettivo ultimo è più ambizioso. Il Papa aveva affidato a Zuppi la missione di pace in Ucraina nel maggio 2023 e da allora, sempre in coordinamento con il Segretario di Stato Pietro Parolin, nell’arco di tre mesi, l’inviato aveva visitato Kiev, Washington e Pechino e, per l’appunto, Mosca. Nella capitale russa, tra il 28 e 29 giugno 2023, il presidente della Conferenza episcopale italiana aveva incontrato il consigliere presidenziale per la politica estera Jurij Ushakov, il patriarca russo ortodosso Kirill e la Commissaria per i diritti dei bambini Maria Lvova-Belova, incriminata per crimini di guerra insieme a Vladimir Putin dalla Corte penale internazionale. Una missione che aveva portato al rimpatrio di centinaia di bambini ucraini. Mai abbastanza: i minori “trasferiti” in Russia sarebbero almeno 20mila secondo Kiev, 260mila per Washington, addirittura 700mila per un senatore russo. Quanto allo scambio di prigionieri, il nodo è che sono più gli ucraini in mano russa che il contrario.

Stavolta il calibro degli interlocutori è salito di livello. Accolto dalla prima neve dell’inverno moscovita, ieri Zuppi ha incontrato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov con il quale — ha fatto sapere Mosca — ha «discusso in dettaglio la cooperazione in ambito umanitario nel contesto del conflitto» e «questioni di attualità nell’agenda bilaterale e internazionale», oltre che «notato lo sviluppo costruttivo del dialogo russo-vaticano». Prima di rientrare domani, oggi il cardinale dovrebbe incontrare nuovamente Lvova-Belova oltre che il metropolita Antonij di Volokolamsk, a capo della diplomazia della Chiesa Russa Ortodossa. Il consigliere del patriarca Nikolaj Balashov ha invece smentito le notizie di un «possibile» incontro con Kirill date in un primo momento dai media russi.

A Mosca c’è molto apprezzamento per il Vaticano perché, spiegano fonti russe, «non ha ceduto all’isteria anti-russa e ha reagito con calma alla situazione in Ucraina». La diplomazia della Santa Sede, dal suo canto, è però convinta che, perché si apra un vero e proprio percorso di negoziato e di pace, debbano entrare in campo Cina e Stati Uniti. Il piano di pace presentato da Pechino è stato però respinto da Kiev e alleati occidentali e a Washington tutto è fermo in attesa delle presidenziali di novembre.

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