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Con l’uccisione di Sinwar si chiude il più sanguinoso rastrellamento della storia

Rafah (reuters)

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L’analisi. Non un raid mirato: Sinwar ucciso per caso dalle reclute dopo un anno di distruzione
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Alla fine Yahya Sinwar è caduto nella rete del più grande rastrellamento della storia. Non un’operazione mirata, né una caccia all’uomo, ma la sistematica distruzione di ogni possibile rifugio di Hamas assieme al controllo di tutti i possibili percorsi usati per i movimenti. Un’attività condotta con la massima potenza di fuoco pur di eliminare gli avversari, che ha trasformato Gaza in una distesa di macerie e di vittime palestinesi fino a permettere di uccidere il leader jihadista.

È stato il metodo a determinare il risultato, tanto che il protagonista dell’epilogo è il reparto in assoluto meno quotato nel gotha dell’esercito israeliano: la 282ma Brigata Bislah, ossia l’unità che si occupa dell’addestramento delle reclute. Quando il 7 ottobre di un anno fa i massacri di Hamas hanno fatto scattare la mobilitazione, la “Brigata Scuola” ha creato tre battaglioni mandati poi a combattere nella Striscia: soldati che avevano frettolosamente completato il corso iniziale, mentre gli altr…

Alla fine Yahya Sinwar è caduto nella rete del più grande rastrellamento della storia. Non un’operazione mirata, né una caccia all’uomo, ma la sistematica distruzione di ogni possibile rifugio di Hamas assieme al controllo di tutti i possibili percorsi usati per i movimenti. Un’attività condotta con la massima potenza di fuoco pur di eliminare gli avversari, che ha trasformato Gaza in una distesa di macerie e di vittime palestinesi fino a permettere di uccidere il leader jihadista.

È stato il metodo a determinare il risultato, tanto che il protagonista dell’epilogo è il reparto in assoluto meno quotato nel gotha dell’esercito israeliano: la 282ma Brigata Bislah, ossia l’unità che si occupa dell’addestramento delle reclute. Quando il 7 ottobre di un anno fa i massacri di Hamas hanno fatto scattare la mobilitazione, la “Brigata Scuola” ha creato tre battaglioni mandati poi a combattere nella Striscia: soldati che avevano frettolosamente completato il corso iniziale, mentre gli altri raggruppamenti sono composti di riservisti con almeno tre anni di servizio alle spalle. Nello scorso dicembre a Shejaiya le matricole di questo reparto di formazione sono state responsabili di un episodio drammatico: l’uccisione per errore di tre ostaggi israeliani che erano riusciti a fuggire dai carcerieri.

Due giorni fa i loro commilitoni del battaglione 450 hanno intercettato tre miliziani che si stavano spostando; forse c’è stato un breve scambio di colpi, poi i terroristi si sono appostati in un edificio. A quel punto hanno fatto intervenire un tank Merkava del 460, ossia la scuola dei carristi, che ha sparato contro la casa demolendola.

Come ha sottolineato il comunicato delle Israeli Defence Forces, l’ultima battaglia è scaturita dalle incursioni ininterrotte contro le posizioni di Hamas, reali o presunte, individuate dagli agenti segreti dello Shin Beth o dall’intelligence militare. Sinwar era nei dintorni di Rafah, nell’estremo angolo a sud ovest della Striscia: la colossale offensiva israeliana era partita dal punto opposto, a nord est. Un rullo compressore che ha schiacciato tutto, persone e cose, e adesso ha raggiunto il suo obiettivo. Basterà a fermarlo?

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