Netanyahu non si ferma dopo la morte di Sinwar: “È un bel giorno ma la guerra continua”
di Francesca CaferriSoldati israeliani festeggiano la morte di Sinwar offrendo dolci a un checkpoint a Sderot
(reuters)Da un anno e dieci giorni Israele aspettava una foto: l’immagine della vittoria, quella che avrebbe permesso allo Stato ebraico di dire che l’orrore del 7 ottobre era stato punito, che rispondesse al desiderio di rivalsa – o di vendetta – in cui buona parte del Paese vive da allora: ora quella foto è arrivata.
Yahya Sinwar, cervello della strage di un anno fa, è morto. Ma per il primo ministro Netanyahu la guerra non è finita: «La battaglia non è terminata. Continueremo con tutte le nostre forze sino a quando gli ostaggi rimasti non saranno portati a casa, è un impegno supremo».
Il ragionamento negli ambienti della Difesa israeliana è chiaro: se Sinwar fosse stato ucciso nelle prime fasi del conflitto, il governo avrebbe potuto dichiarare vendicata la strage del 7 ottobre e fermare l’esercito. Ma oggi lo scopo per cui la campagna militare è stata lanciata è diventato parte di uno scenario più ampio: da mesi Israele ha allargato il fronte, combattendo non solo nella Striscia, …
Da un anno e dieci giorni Israele aspettava una foto: l’immagine della vittoria, quella che avrebbe permesso allo Stato ebraico di dire che l’orrore del 7 ottobre era stato punito, che rispondesse al desiderio di rivalsa – o di vendetta – in cui buona parte del Paese vive da allora: ora quella foto è arrivata.
Yahya Sinwar, cervello della strage di un anno fa, è morto. Ma per il primo ministro Netanyahu la guerra non è finita: «La battaglia non è terminata. Continueremo con tutte le nostre forze sino a quando gli ostaggi rimasti non saranno portati a casa, è un impegno supremo».
Il ragionamento negli ambienti della Difesa israeliana è chiaro: se Sinwar fosse stato ucciso nelle prime fasi del conflitto, il governo avrebbe potuto dichiarare vendicata la strage del 7 ottobre e fermare l’esercito. Ma oggi lo scopo per cui la campagna militare è stata lanciata è diventato parte di uno scenario più ampio: da mesi Israele ha allargato il fronte, combattendo non solo nella Striscia, ma con operazioni di terra anche in Libano e in Siria. E si confronta con l’Iran: da settimane, il Paese e l’intera regione sono in attesa della promessa risposta dopo la pioggia di missili arrivata su Israele da Teheran il primo ottobre. Un’operazione a sua volta figlia degli attacchi che a Teheran e Beirut avevano eliminato i leader di Hamas e Hezbollah Ismail Hanyeh e Hassan Nasrallah.
Impossibile dunque pensare che una morte – per quanto la più importante di questi mesi – possa bloccare l’intera macchina militare. «Lo Stato di Israele ha una strategia non punta più alla “vittoria totale” di cui si parlava quando il ricordo delle atrocità del 7 ottobre era caldo. Ma a cambiare sostanzialmente la sicurezza nazionale, ricostruendo la deterrenza strategica danneggiata il 7 ottobre. L’idea è creare una nuova realtà: una realtà in cui i nostri nemici sentano che sarebbe un errore scontrarsi con Israele», scriveva due giorni fa su Yedioth Ahronoth Ron Ben-Yishai. Un’analisi ancora più valida oggi alla luce della morte di Sinwar.
Resta da vedere come e quanto gli alleati, Stati Uniti per primi, appoggeranno questa strategia. Da tempo la comunità internazionale chiede a Israele un cambio di passo: 42 mila morti a Gaza, le immagini dei civili uccisi in Libano, le proteste nelle piazze di tutto il mondo hanno lasciato il segno. In particolare in un’America che si appresta a scegliere il suo nuovo presidente: e che da mesi chiede a Netanyahu di contenere i costi umani della guerra e di presentare un piano per il futuro di Gaza e della regione.
La giornata di oggi dimostra ancora una volta che nessun terrorista, in nessuna parte del mondo, può sfuggire alla giustizia», ha detto ieri in una nota Joe Biden. Che poi però è passato a parlare di strategia: «Ho chiamato Netanyahu per congratularmi, ma anche per discutere il percorso per riportare gli ostaggi a casa e porre fine a questa guerra». Ora - ha detto - c’è l’opportunità per un “giorno dopo” a Gaza senza Hamas». «Gli Stati Uniti raddoppieranno gli sforzi per mettere fine al conflitto», gli ha fatto eco il segretario di Stato Antony Blinken, che sta programmando un nuovo viaggio nella regione.
Concetti condivisi in Europa: «Mi auguro che la scomparsa di Sinwar possa portare a un cessate il fuoco a Gaza», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre dalla Francia e dalla Germania il presidente Emmanuel Macron e la ministra degli Esteri Annalena Baerbock hanno lanciato un nuovo appello per il rilascio degli ostaggi prigionieri a Gaza.