Un’opportunità che può cambiare il corso della guerra: non soltanto dal punto di vista militare, ma anche da quello negoziale. Così Michael Milshtein, a lungo capo del dipartimento Affari palestinesi dell’intelligence militare israeliana, oggi responsabile degli Studi palestinesi al Moshe Dayan Center dell’università di Tel Aviv, giudica la morte del leader di Hamas Yahya Sinwar.
Che conseguenze dobbiamo aspettarci, adesso?
«Ci saranno cambiamenti importanti dentro Hamas: la morte di Sinwar è stata preceduta da quella dei suoi numero due e tre, Mohammed Deif e Marwan Issa. Quindi le posizioni apicali a Gaza sono vuote. Non è una cosa da poco: Sinwar non era solo un capo simbolico, ma anche operativo. A lui facevano capo le scelte militari e sui negoziati».
Chi sono i candidati alla sua successione?
«Il primo è suo fratello Mohammad, ma lui ha un profilo prettamente militare. Per quanto riguarda la politica, mi aspetto che siano leader in esilio come Khaled Meshaal e Khalil al-Hay…
Un’opportunità che può cambiare il corso della guerra: non soltanto dal punto di vista militare, ma anche da quello negoziale. Così Michael Milshtein, a lungo capo del dipartimento Affari palestinesi dell’intelligence militare israeliana, oggi responsabile degli Studi palestinesi al Moshe Dayan Center dell’università di Tel Aviv, giudica la morte del leader di Hamas Yahya Sinwar.
Che conseguenze dobbiamo aspettarci, adesso?
«Ci saranno cambiamenti importanti dentro Hamas: la morte di Sinwar è stata preceduta da quella dei suoi numero due e tre, Mohammed Deif e Marwan Issa. Quindi le posizioni apicali a Gaza sono vuote. Non è una cosa da poco: Sinwar non era solo un capo simbolico, ma anche operativo. A lui facevano capo le scelte militari e sui negoziati».
Chi sono i candidati alla sua successione?
«Il primo è suo fratello Mohammad, ma lui ha un profilo prettamente militare. Per quanto riguarda la politica, mi aspetto che siano leader in esilio come Khaled Meshaal e Khalil al-Hayya a prendere il controllo e a decidere sul negoziato: e questo sarà un cambiamento importante».
Perché?
«Credo che con loro Hamas avrà una posizione più flessibile: perché sono sotto l’influenza del Qatar, vivendo lì, e perché sono caratterialmente meno testardi di Sinwar. Per Israele potrebbe essere un’opportunità».
Il suo Paese è pronto a coglierla?
«Me lo auguro. Le famiglie degli ostaggi lo stanno chiedendo a gran voce. Israele ha incassato un successo: deve scegliere se fermarsi o continuare a combattere. Mi preoccupa il fatto che il governo resta ostaggio di figure di estrema destra come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich (ministri della Sicurezza interna e delle Finanze, ndr), che rifiutano ogni prospettiva di dialogo. Siamo di fronte a un bivio, dobbiamo augurarci di prendere la strada giusta».