In Egitto sostituito Abbas Kamel, il potente capo degli 007. Il mistero della scelta del presidente Al Sisi
di Enrico FranceschiniLONDRA – La morte del capo di Hamas ha messo in ombra un giallo su cui si interrogano in questi giorni il Medio Oriente e la diplomazia internazionale: la decisione del presidente egiziano Abdel Al Sisi di sostituire il suo potente capo dei servizi di sicurezza, Abbas Kamel, uno dei mediatori chiave nel negoziato per un cessate il fuoco a Gaza. Al fianco di Al Sisi da quando erano due giovani ufficiali dell’esercito e considerato un suo fedelissimo, Kamel è stato nominato emissario speciale, consigliere personale del presidente e coordinatore dell’intelligence.
La sua è una rimozione o una promozione? Ed è una coincidenza che sia avvenuta alla vigilia della prima visita al Cairo di un ministro degli Esteri iraniano in un decennio? Secondo esperti di affari mediorientali, Kamel sembra destinato a rimanere il numero due nella piramide del potere. Ma circolano anche altre ipotesi.
Negoziatore per Gaza
Al suo posto a capo dei servizi di sicurezza è stato nominato Hassan Rashad, che e…
LONDRA – La morte del capo di Hamas ha messo in ombra un giallo su cui si interrogano in questi giorni il Medio Oriente e la diplomazia internazionale: la decisione del presidente egiziano Abdel Al Sisi di sostituire il suo potente capo dei servizi di sicurezza, Abbas Kamel, uno dei mediatori chiave nel negoziato per un cessate il fuoco a Gaza. Al fianco di Al Sisi da quando erano due giovani ufficiali dell’esercito e considerato un suo fedelissimo, Kamel è stato nominato emissario speciale, consigliere personale del presidente e coordinatore dell’intelligence.
La sua è una rimozione o una promozione? Ed è una coincidenza che sia avvenuta alla vigilia della prima visita al Cairo di un ministro degli Esteri iraniano in un decennio? Secondo esperti di affari mediorientali, Kamel sembra destinato a rimanere il numero due nella piramide del potere. Ma circolano anche altre ipotesi.
Negoziatore per Gaza
Al suo posto a capo dei servizi di sicurezza è stato nominato Hassan Rashad, che era già da tempo il suo vice: in apparenza, una scelta all’insegna della continuità. Kamel, tuttavia, è colui che dal 2013 ha diretto con pugno di ferro la repressione di ogni forma di dissenso da parte degli oppositori politici del presidente, contribuendo a mantenere Al Sisi fermamente al potere. Nell’ultimo anno è stato al centro delle trattative per mettere fine alla guerra di Gaza, lavorando a stretto contatto con William Burns, il direttore della Central Intelligence Agency (Cia), l’agenzia di spionaggio americana, con David Barnea, il direttore del Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana, e con Mohammed al Thani, il primo ministro del Qatar, l’emirato che ospita la leadership di Hamas in esilio e ha dato milioni di dollari di aiuti all’organizzazione palestinese.
La superspia egiziana, insomma, è un personaggio talmente importante, in uno dei due Paesi guida del mondo arabo e nel primo ad avere firmato un trattato di pace con lo Stato ebraico, che la sua uscita di scena equivale a un terremoto. A meno che non sia un’uscita di scena.
Ragioni “non chiare”
Le ragioni per la sostituzione “non sono chiare”, commenta il New York Times: la segretezza che circonda le alte sfere del governo al Cairo significa che probabilmente non ci saranno motivazioni ufficiali della decisione. La stampa egiziana l’ha presentata senza commenti. Per ora non è noto se, nel suo nuovo ruolo, Kamel continuerà a occuparsi dei negoziati su Gaza. Soltanto nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si capirà concretamente il senso di quanto è accaduto.
L’ipotesi iraniana
Fra le ipotesi, una è che la mossa di Al Sisi dipenda dalla visita al Cairo di Abbas Aragchi, il ministro degli Esteri dell’Iran, che nei giorni scorsi ha avuto colloqui con il presidente egiziano. È la prima volta da dieci anni che un capo della diplomazia di Teheran viene in Egitto. Il viaggio è la settima tappa della missione del ministro nelle capitali dell’Islam sunnita per migliorare i rapporti con la capitale dell’Islam sciita. Avviene per di più nell’attesa della rappresaglia israeliana all’attacco missilistico iraniano dell’1 ottobre e della contro rappresaglia che Teheran ha già promesso, sullo sfondo della guerra fra Israele e Hezbollah in Libano e di quella a Gaza, su cui pesa l’incognita delle conseguenze dell’uccisione di Yahya Sinwar, il capo di Hamas.
Ebbene, Hassan Rashad, il vice di Kamel, era responsabile fra l’altro proprio delle relazioni fra Egitto e Iran. Si dice che avesse migliori rapporti con Teheran rispetto a Kamel. In pratica, secondo questa tesi, Al Sisi avrebbe messo a capo dei servizi di sicurezza un collaboratore più adatto ad abbassare la tensione, per convincere gli ayatollah a non scatenare una grande guerra mediorientale.
L’ipotesi promozione
Una seconda ipotesi è che, per quanto siano importanti le relazioni con l’Iran, Al Sisi non avrebbe rimosso il suo braccio destro soltanto per questo motivo. Il nuovo capo dei servizi di sicurezza Rashad, oltretutto, non era finora soltanto il vice di Kamel: era il suo allievo, gli doveva molto e i due sono legatissimi. Potrebbe trattarsi, quindi, di una promozione anziché di una rimozione. “Kamel era e rimane una delle poche persone alla sommità del potere di cui Al Sisi si fida”, dice Michael Hanna, direttore dell’International Crisis Group, autorevole think tank di questioni militari e di sicurezza. “Non prevedo che scomparirà dalla scena”.
Una fonte diplomatica interpellata da Repubblica nota che, facendo di Kamel il proprio emissario, consigliere e coordinatore dell’intelligence, Al Sisi gli ha dato in sostanza lo stesso ruolo che ha il consigliere per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca, figura di peso cruciale nelle amministrazioni americane.
L’ipotesi successione
La terza ipotesi è che Al Sisi, con questa mossa, prepari addirittura Kamel per la successione in cima alla piramide: ovvero per prendere il suo posto. Al Cairo gira voce che il presidente sia gravemente malato. Potrebbe essere soltanto una maldicenza dei suoi oppositori. Ma Kamel, se non è caduto improvvisamente in disgrazia, è comunque un possibile successore di Al Sisi, nel caso in cui quest’ultimo non fosse più in grado di governare.
I due appartengono alla stessa generazione: Al Sisi sta per compiere 70 anni, Kamel ne ha 67. Mentre faceva carriera, da generale dell’esercito a capo dell’intelligence militare a ministro della Difesa e infine a presidente, Al Sisi ha sempre tenuto Kamel al suo fianco, come capo dello staff, capo dei servizi di sicurezza e ora consigliere personale.
Registrazioni radio trapelate nel 2015 rivelarono che nel 2013 Kamel aiutò Al Sisi a prendere il potere, deponendo Mohammed Morsi, il leader islamista affiliato ai Fratelli Musulmani, primo presidente dell’Egitto democraticamente eletto, entrato in carica nel 2011 dopo che la rivoluzione della Primavera Araba aveva messo fine al lungo regno autocratico di Hosni Mubarak e dei suoi predecessori. Finora, il “faraone” egiziano e il suo fido esecutore sono sempre stati alleati.