Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite: “La missione Unifil resta in Libano, ma c’è il rischio di incidenti creati ad arte per fermarla”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - «Non si può mai escludere». Risponde così il sottosegretario generale dell’Onu responsabile delle operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, quando Repubblica gli chiede se non teme il rischio di incidenti provocati ad arte contro i caschi blu, per costringere la missione Unifil ad abbandonare il Libano.
Come replica al premier Netanyahu, che ha chiesto il ritiro?
«Si è deciso di restare in tutti gli incarichi. Scelta molto ponderata, tenendo in conto numerosi fattori. La sicurezza e l’incolumità delle forze di pace, ovviamente, è molto importante, ma anche la responsabilità che Unifil ha di rispettare il mandato del Consiglio di Sicurezza. Se le posizioni fossero abbandonate, qualcuno le occuperebbe e non lo vogliamo. Poi tutti chiediamo e speriamo nella cessazione delle ostilità e la ripresa dei negoziati per attuare la risoluzione 1701. Ciò include un ruolo per Unifil, come ha detto anche il ministro israeliano Katz».
Netanyahu accusa Unifil di non aver fermato alcun…
NEW YORK - «Non si può mai escludere». Risponde così il sottosegretario generale dell’Onu responsabile delle operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, quando Repubblica gli chiede se non teme il rischio di incidenti provocati ad arte contro i caschi blu, per costringere la missione Unifil ad abbandonare il Libano.
Come replica al premier Netanyahu, che ha chiesto il ritiro?
«Si è deciso di restare in tutti gli incarichi. Scelta molto ponderata, tenendo in conto numerosi fattori. La sicurezza e l’incolumità delle forze di pace, ovviamente, è molto importante, ma anche la responsabilità che Unifil ha di rispettare il mandato del Consiglio di Sicurezza. Se le posizioni fossero abbandonate, qualcuno le occuperebbe e non lo vogliamo. Poi tutti chiediamo e speriamo nella cessazione delle ostilità e la ripresa dei negoziati per attuare la risoluzione 1701. Ciò include un ruolo per Unifil, come ha detto anche il ministro israeliano Katz».
Netanyahu accusa Unifil di non aver fermato alcun razzo di Hezbollah, che usa le sue postazioni per nascondersi.
«Ci sono diversi aspetti. Uno è la critica che Unifil non ha attuato la risoluzione 1701, ma il nostro mandato è sostenere le parti, che hanno la responsabilità di attuarla. Poi ci sono le accuse riguardo ad elementi di Hezbollah in prossimità delle postazioni. Non possiamo confermarlo al 100%, ma neanche escluderlo».
Vede la possibilità di aumentare il numero dei caschi blu?
«Quando si arriverà, e si spera molto presto, alla cessazione delle ostilità e alla ripresa degli sforzi reali per attuare la risoluzione 1701, ci potrebbe essere un’evoluzione o un adattamento di Unifil, deciso dal Consiglio di Sicurezza».
Le regole di ingaggio vanno cambiate? E come?
«I soldati di Unifil e il comandante, generale Lazaro, stanno facendo un lavoro davvero impressionante. Sanno come proteggersi, abbiamo fiducia che facciano ciò che devono».
Quali sono le misure di sicurezza che state adottando?
«Anche prima dell’inizio dell’invasione di terra, è stato fatto molto per rafforzare la protezione fisica delle posizioni. Abbiamo anche ridotto di circa il 25% i numeri lungo la linea blu. Continuiamo a rivedere la situazione ogni giorno col comandante della forza, abbiamo diversi piani di emergenza».
Unifil è stata presa di mira, per errore o intenzionalmente. Cosa dice al governo israeliano che ne è responsabile?
«Ovviamente abbiamo protestato. Abbiamo ricordato a Israele, ma a tutte le parti, pubblicamente e privatamente, che hanno l’obbligo di rispettare l’incolumità delle forze di pace».
Temete che venga provocato un incidente per fermare la missione?
«Non si può mai escludere, e io non lo faccio. Non faccio alcun tipo di ipotesi sull’intenzionalità. Ovviamente potrebbe verificarsi un incidente, stiamo facendo tutto il possibile affinché non accada».
Il primo ministro italiano Meloni ha visitato il Libano.
«L’Italia è un membro molto forte di quello che chiamiamo il Team Unifil. Siamo estremamente grati per il sostegno fornito».
Cosa chiede alle parti per attuare la risoluzione 1701?
«È l’appello dell’Onu per la cessazione delle ostilità, perché sta causando devastazione, perdita di vite umane e distruzioni in Libano. E ovviamente non dimentichiamo la popolazione israeliana, i civili sfollati. Dunque cessazione delle ostilità e ritorno al tavolo dei negoziati, con lo scopo di attuare una soluzione politica. Gli elementi sono nella risoluzione 1701, accettata da entrambe le parti. Il problema ora è che venga attuata».
Serve lo schieramento dell’esercito libanese a sud del Litani?
«Esatto. Siamo stati molto chiari sul fatto che le forze armate libanesi avrebbero un ruolo molto critico nel realizzare la soluzione politica. L’esercito libanese ha bisogno di sostegno».
Chi deve assicurare che Hezbollah non possa attaccare Israele?
«Fa parte dell’attuazione della risoluzione 1701. È una responsabilità fondamentalmente di tutte le parti».
La morte del capo di Hamas Sinwar può cambiare la situazione?
«È molto difficile fare speculazioni in questa fase. Si possono immaginare diversi scenari, ma è prematuro».