A Berlino l’ultimo appello di Biden agli alleati: “L’Europa non lasci sola l’Ucraina”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — «Noi tedeschi non siamo famosi per il senso dell’umorismo, né per la spontaneità, né per la gioia di vivere». Quando il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier alza lo sguardo per cercare quello di Joe Biden, e aggiunge che i tedeschi, però, sono famosi per la loro accuratezza, e che già negli Anni ‘70 un dispaccio di un funzionario commentava la visita di un certo senatore del Delaware «molto interessato alla Germania e che sembrava avere un grande futuro davanti a sé», il presidente americano, per un momento, si commuove. Biden non è stato solo l’uomo più potente del mondo, sottolinea Steinmeier: «È un uomo profondamente perbene».
Sin dalle prime battute, la visita ufficiale a Berlino dell’«ultimo dei grandi transatlantici», come i tedeschi si ostinano a chiamarlo, assume i toni di un malinconico addio. Anche se nell’incontro con Steinmeier, nel faccia a faccia con il cancelliere Olaf Scholz e nella riunione allargata del Quad con il presidente francese Emm…
BERLINO — «Noi tedeschi non siamo famosi per il senso dell’umorismo, né per la spontaneità, né per la gioia di vivere». Quando il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier alza lo sguardo per cercare quello di Joe Biden, e aggiunge che i tedeschi, però, sono famosi per la loro accuratezza, e che già negli Anni ‘70 un dispaccio di un funzionario commentava la visita di un certo senatore del Delaware «molto interessato alla Germania e che sembrava avere un grande futuro davanti a sé», il presidente americano, per un momento, si commuove. Biden non è stato solo l’uomo più potente del mondo, sottolinea Steinmeier: «È un uomo profondamente perbene».
Sin dalle prime battute, la visita ufficiale a Berlino dell’«ultimo dei grandi transatlantici», come i tedeschi si ostinano a chiamarlo, assume i toni di un malinconico addio. Anche se nell’incontro con Steinmeier, nel faccia a faccia con il cancelliere Olaf Scholz e nella riunione allargata del Quad con il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer, si parla anzitutto di Ucraina e Israele. La notizia della morte del capo di Hamas Sinwar arriva mentre Biden era già in volo per la Germania, e da Berlino parte l’appello dei quattro leader «a porre fine alla guerra a Gaza».
Ma durante il suo vorticoso giro di incontri, quando Biden esclama «non sottovalutate mai la forza della democrazia», l’amarcord diventa straziante - anche per le anatre zoppe Scholz e Macron, alle prese con colossali crisi politiche interne. A Berlino, poi, il ricordo di Donald Trump e del suo disprezzo verso la Germania e le «Mercedes sulla quinta strada», l’incubo della fine della Nato durante la sua presidenza, è particolarmente vivo. E alle elezioni mancano meno di tre settimane.
Peraltro, che Scholz abbia voluto riunire i leader in trincea dell’Occidente si capisce dal mancato invito a Giorgia Meloni, ritenuta la capofila del fronte sovranista in Europa. Il giorno prima, la premier italiana ha raccolto l’ala dura dei leader europei per parlare di immigrazione a Bruxelles - e l’incontro è stato disertato dal cancelliere e da Macron.
La guerra in Ucraina domina i colloqui di Berlino, e da Biden arriva un appello a non mollarla: «So che il costo è alto, ma cerchiamo di non dimenticarci che l’alternativa è un mondo in cui l’aggressione prevale, e dove grandi Paesi attaccano e opprimono Paesi più piccoli».
Scholz, con cui non sono mancati negli anni momenti di tensione per la sua sporadica riluttanza nel sostegno a Kiev, gli riconosce che «alla tua leadership dobbiamo il fatto che il piano di Putin è fallito». E non fa che ribadire il sostegno, «il più forte possibile», all’Ucraina. Biden, però, è costretto ad ammettere che sui missili a lungo raggio «non c’è consenso» tra le maggiori potenze. Scholz ha rafforzato nelle scorse settimane il suo no ai Taurus tanto agognati da Zelensky a Kiev.
In serata, una nota congiunta di Biden, Scholz, Macron e Starmer chiede per l’Ucraina «una pace giusta e duratura, fondata sul diritto internazionale, compresa la Carta dell’Onu, e sul rispetto della sovranità e del diritto internazionale». I quattro hanno anche parlato del “piano per la vittoria” di Zelensky. Ma intanto dalla Corea piomba una pessima notizia per Kiev. Un rapporto degli 007 della Corea del Sud rivela che la Corea del Nord «ha deciso di inviare quattro brigate per un totale di 12mila soldati a sostegno di Mosca». È la prima volta che un Paese terzo interviene a sostegno delle truppe di Putin.