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Cuba al buio: il blackout scatena l’ira verso i leader

(afp)
Il guasto alla centrale di Matanzas ha lasciato l’isola senza elettricità per il secondo giorno consecutivo
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«Disconnessione totale del sistema energetico nazionale»: la frase postata sul canale Telegram dalle autorità cubane venerdì sera non lasciava spazio ad alcun dubbio sull’emergenza della situazione. Milioni di persone erano rimaste al buio nel corso del maggior blackout della storia recente. Una situazione senza precedenti che ieri è tornata a ripetersi: un secondo blackout a livello nazionale, poche ore dopo l’annuncio delle autorità che la corrente elettrica si stava lentamente ristabilendo. È una crisi profonda, che ha già innescato una vasta protesta contro il governo.

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All’Avana, venerdì sera, gli automobilisti circolavano in una città immersa nel buio e priva di semafori funzionanti, con solo qualche decina di vigili a dirigere il traffico. Le case sono rimaste nell’oscurità. Le cucine dei ristoranti, le luci dei caffè, i frigoriferi dei cittadini, tutti spenti. Anche l’acqua corrente ha sme…

«Disconnessione totale del sistema energetico nazionale»: la frase postata sul canale Telegram dalle autorità cubane venerdì sera non lasciava spazio ad alcun dubbio sull’emergenza della situazione. Milioni di persone erano rimaste al buio nel corso del maggior blackout della storia recente. Una situazione senza precedenti che ieri è tornata a ripetersi: un secondo blackout a livello nazionale, poche ore dopo l’annuncio delle autorità che la corrente elettrica si stava lentamente ristabilendo. È una crisi profonda, che ha già innescato una vasta protesta contro il governo.

(afp)

All’Avana, venerdì sera, gli automobilisti circolavano in una città immersa nel buio e priva di semafori funzionanti, con solo qualche decina di vigili a dirigere il traffico. Le case sono rimaste nell’oscurità. Le cucine dei ristoranti, le luci dei caffè, i frigoriferi dei cittadini, tutti spenti. Anche l’acqua corrente ha smesso di arrivare ai rubinetti, gettando la popolazione nello sconforto. Le lezioni scolastiche sono state cancellate, le discoteche e i centri ricreativi sono stati chiusi e solo ai “lavoratori essenziali” è stato richiesto di recarsi al lavoro.

(reuters)

Gli smartphone ancora carichi sono stati gli unici mezzi per informarsi sulla situazione: la rabbia si è sfogata sui social. Sotto alla foto di una stanza al buio e due candele accese accanto a un ventilatore fermo, qualcuno ha commentato su Facebook: «Se ne devono andare tutti e consegnarci il Paese». «I blackout sono solo la punta dell’iceberg, per tutto ciò che hanno fatto non solo dovrebbero dimettersi, ma essere portati davanti a un tribunale», rispondeva un altro. In rete, le foto delle città al buio sono diventate virali.

(reuters)

La corrente elettrica è venuta a mancare venerdì mattina in tutta l’isola dopo un guasto alla cruciale centrale termoelettrica di Matanzas, a est dell’Avana. Per settimane il Paese è rimasto senza carburante e per far funzionare la rete vaste aree dell’isola si sono trovate senza corrente per periodi da 15 a 20 ore. I funzionari cubani hanno attribuito la colpa a una concomitanza di eventi, dall’aumento delle sanzioni economiche statunitensi ai disagi causati dai recenti uragani, al degrado delle infrastrutture dell’isola.

«Non è un abisso senza fondo». Sono state queste le parole più confortanti che il presidente cubano Diaz Canel è riuscito a pronunciare quando i blackout hanno iniziato a interessare zone così vaste da non poter più essere tenuti nascosti alla popolazione. Finora «non esiste un tempo definito» per il ripristino totale del servizio elettrico, ha detto Lázaro Guerra Hernández, direttore generale dell’Elettricità del Ministero dell’Energia e delle Miniere.

Per molto tempo Cuba ha lottato con il mantenimento di una rete elettrica antiquata e danneggiata, che non è in grado di far fronte all’aumento della richiesta da parte di una popolazione di 11 milioni di abitanti. Tradizionalmente, l’isola dipendeva dal Venezuela per l’importazione di carburante, ma di fronte alla diminuzione delle forniture da Caracas, negli ultimi tempi si è trovata costretta a rivolgersi al Messico e alla Russia. La crisi economica e la conseguente carenza di liquidità hanno reso difficile per Cuba pagare le importazioni.

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