Attacco all’Iran, scatta l’indagine Usa sulla fuga di documenti segreti
dal nostro inviato Fabio TonacciBEIRUT — Si tratta del più grave leak di documenti segreti americani da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente. Il governo degli Stati Uniti è stato costretto ad aprire d’urgenza un’inchiesta per stabilire come sia stato possibile che due file, ritenuti autentici e riguardanti l’imminente piano israeliano di attacco all’Iran, siano finiti su un canale Telegram vicino ai pasdaran. E di chi sia la mano che ha esfiltrato le informazioni.
«Stiamo verificando», ammette non senza imbarazzo Mike Johnson, lo speaker della Camera. «Ci sono accuse molto pesanti che vengono prese in considerazione in queste ore. Presto ne sapremo di più». L’indagine dovrà anzitutto stabilire se è coinvolto un dipendente infedele o se i server dove si trovavano i file sono stati violati da qualche organizzazione di hacker.
I due documenti portano l’intestazione della Geospatial-Intelligence agency e della National security agency, ossia …
BEIRUT — Si tratta del più grave leak di documenti segreti americani da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente. Il governo degli Stati Uniti è stato costretto ad aprire d’urgenza un’inchiesta per stabilire come sia stato possibile che due file, ritenuti autentici e riguardanti l’imminente piano israeliano di attacco all’Iran, siano finiti su un canale Telegram vicino ai pasdaran. E di chi sia la mano che ha esfiltrato le informazioni.
«Stiamo verificando», ammette non senza imbarazzo Mike Johnson, lo speaker della Camera. «Ci sono accuse molto pesanti che vengono prese in considerazione in queste ore. Presto ne sapremo di più». L’indagine dovrà anzitutto stabilire se è coinvolto un dipendente infedele o se i server dove si trovavano i file sono stati violati da qualche organizzazione di hacker.
I due documenti portano l’intestazione della Geospatial-Intelligence agency e della National security agency, ossia le agenzie di spionaggio che monitorano per conto del Pentagono le manovre militari all’estero usando le immagini elaborate dai satelliti. Entrambi sono datati 16 ottobre, il giorno precedente a quello in cui sono apparsi su Telegram. Il gergo in cui sono scritti appare del tutto identico ad altri trafugati in passato dalle strutture di intelligence. Il primo si intitola: «Israele: l’aviazione militare continua i preparativi per colpire l’Iran e conduce una seconda esercitazione su larga scala». Riporta un analisi dei preparativi dell’Idf che, se confermati, svelano la natura della risposta ai 181 missili lanciati da Teheran che lo Stato ebraico ha intenzione di mettere in atto.
Dallo spazio gli 007 americani avrebbero visto caccia riforniti di carburante in aria, voli segreti di droni a lungo raggio sull’Iran e in altri Paesi mediorientali, operazioni legate al lancio di missili balisitici. Tutto ciò fa dedurre che Israele si starebbe preparando a una rappresaglia aerea simile a quella del 29 settembre contro i miliziani yemeniti Houti, quando il porto più importante dello Yemen fu bombardato da uno stormo di jet israeliani.
Il secondo documento si intitola: «Israele: le forze di difesa si preparano con le munizioni e attività coperte con i droni quasi certamente per colpire l’Iran». In nessuno dei file sono menzionati gli obiettivi che saranno colpiti e che costituiscono poi il vero punto della questione, oggetto di intense trattative diplomatiche tra Netanyahu e Biden. Il presidente americano è preoccupato dall’inevitabile escalation che, ad esempio, la distruzione degli oleodotti iraniani (una delle ipotesi sul tavolo del premier israeliano) scatenerebbe nell’intera regione
Negli scritti sono citati due modelli di missili a lungo raggio in dotazione all’arsenale israeliano: uno è prodotto dalla Rafael ed è in grado di distruggere anche bunker sotterranei, come quelli del programma iraniano di arricchimento dell’uranio; l’altro è uno sconosciuto sistema balistico denominato Golden Horizon, di cui non si trova traccia su fonti aperte. Secondo i media israeliani, sotto quel nome si nascondono i missili Blue Sparrow, che hanno una gittata di 2 mila chilometri e sono stati utilizzati già nel primo controattacco israeliano sull’Iran, in aprile.