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Cuba, tempesta sul buio: almeno sei morti. Cresce la rabbia

Cuba, tempesta sul buio: almeno sei morti. Cresce la rabbia
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Il passaggio dell’uragano Oscar ha travolto l’isola già alle prese con una delle peggiori crisi energetiche della storia recente. Alla quarta notte senza luce, barricate di spazzatura e fuochi in strada nel centro de l’Avana

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Almeno sei persone morte e una capitale totalmente paralizzata. È questo il primo bilancio, con ogni probabilità al ribasso, del passaggio dell’uragano Oscar su Cuba che da giovedì scorso è anche alle prese con una serie di blackout che sono arrivati ad interessare l’intera isola abitata da 11 milioni di persone.

A riferire il bilancio della prima giornata di tempesta sul buio è stata la protezione Civile. Argenis Perales Pèrez, capo del dipartimento Operazioni dello Stato maggiore della difesa civile, ha spiegato che i sei decessi sono avvenuti nel comune di San Antonio del Sur.

Oscar, che domenica pomeriggio è entrato a Cuba come uragano di categoria 1, ha trascorso poco più di 24 ore sull'isola trasformandosi in una tempesta tropicale. Secondo l'Istituto di meteorologia (Insmet), ha toccato terra nei pressi di Baracoa domenica e ha lasciato il territorio cubano nei pressi di Gibara lunedì sera. Durante il suo percorso ha sferzato l'isola con venti fino a 130 chilometri orari, forti piogge, con accumuli fino a 300 millimetri di precipitazioni in 24 ore e mareggiate che hanno portato l'acqua fin dentro alcune città costiere come Baracoa.

La tempesta tropicale ha travolto il Paese alle prese con la sua maggior crisi energetica della storia recente. Il collasso della centrale termoelettrica Antonio Guiteras nella zona di Matanzas la scorsa settimana ha portato a un black out totale venerdì. Nel fine settimana le autorità sono riuscite a ristabilire la rete solo a singhiozzo e in alcune aree urbane.

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A l’Avana la frustrazione ha iniziato a farsi sentire. Gran parte della popolazione è scesa per le strade nella capitale la notte di domenica aspettando il ritorno della luce. In molti hanno acceso fuochi e barbecue di fortuna per cucinare le scorte di cibo che sarebbero altrimenti andate a male per la mancanza di corrente ad alimentare i frigoriferi. La cucina all’aperto si è trasformata in una protesta: alcuni hanno iniziato a fare rumore con le pentole. Le persone affacciate ai balconi si sono aggiunte con stoviglie e coperchi. Altri ancora hanno costruito barricate di fortuna con la spazzatura nelle strade del centro.

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Le manifestazioni di dissenso, seppur limitate, hanno immediatamente causato la reazione del presidente Miguel Díaz-Canel che ha detto ieri che il Paese “non tollererà alcuna forma di vandalismo né di disturbo della quiete pubblica”. E sono proprio i blackout ad aver causato le maggiori proteste negli ultimi anni, in un Paese che ha scarsa tolleranza con le proteste: nel luglio del 2021 ci sono state le maggiori manifestazioni di dissenso degli ultimi 30 anni. Seguite da altre minori e sporadiche nell’ottobre 2022 e marzo 2024.

Le scuole sono rimaste chiuse e le attività economiche in gran parte paralizzate. Il ministro dell’Energia Vicente de la O Levy ha promesso in una conferenza stampa che la rete elettrica sarebbe stata ripristinata oggi, ma ha anche dovuto riconoscere che l’arrivo della tempesta tropicale avrebbe posto un ulteriore ostacolo.

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L’impressione è di trovarsi di fronte all’epilogo di una profonda crisi economica che ha già spinto milioni di cubani ha cercare fortuna negli Stati Uniti e in Europa. Le autorità incolpano l’embargo imposto dagli Stati Uniti da 62 anni a questa parte. La Casa Bianca ha informato ieri che l’Avana non ha presentato nessuna richiesta di aiuto per il blackout e ha denunciato “la prolungata cattiva gestione delle autorità che ha causato enormi difficoltà ai suoi cittadini”.

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