✕

“Ha fumato marijuana in Thailandia”, la Cina espelle il top manager della Volkswagen che doveva rilanciare il brand

Ascolta l'audio

Jochen Sengpiehl, guru del marketing della casa automobilistica tedesca, è stato sottoposto in aeroporto a un controllo antidroga di routine dopo una vacanza sull’isola di Ko Samui. In fatto di stupefacenti Pechino ha una delle legislazioni più severe al mondo
2 minuti di lettura

PECHINO - “Una canna in Thailandia gli è costata il posto di lavoro in Cina”. Jochen Sengpiehl, il guru del marketing di Volkswagen (l'uomo degli slogan accattivanti: suo ad esempio, quel “Das Auto” diventato famoso in tutto il mondo) che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine della casa automobilistica tedesca nel Paese del Dragone è stato espulso da Pechino.

Il motivo? Due settimane fa, atterrando all’aeroporto di Pechino dopo una vacanza sull’isola thailandese di Ko Samui, Sengpiehl è stato sottoposto ad un controllo antidroga di routine. Trovato positivo alla cannabis, è stato prima trattenuto per diverse ore dagli agenti della dogana e poi - come ricostruisce il giornale tedesco Bild - “lo hanno portato in prigione. Sengpiehl è rimasto in custodia per più di dieci giorni. I rappresentanti di Volkswagen Group China e dell'ambasciata tedesca sono riusciti a far uscire di prigione il manager. Che però ha dovuto lasciare immediatamente il Paese”.

In fatto di stupefacenti - uso e posses…

PECHINO - “Una canna in Thailandia gli è costata il posto di lavoro in Cina”. Jochen Sengpiehl, il guru del marketing di Volkswagen (l'uomo degli slogan accattivanti: suo ad esempio, quel “Das Auto” diventato famoso in tutto il mondo) che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine della casa automobilistica tedesca nel Paese del Dragone è stato espulso da Pechino.

Il motivo? Due settimane fa, atterrando all’aeroporto di Pechino dopo una vacanza sull’isola thailandese di Ko Samui, Sengpiehl è stato sottoposto ad un controllo antidroga di routine. Trovato positivo alla cannabis, è stato prima trattenuto per diverse ore dagli agenti della dogana e poi - come ricostruisce il giornale tedesco Bild - “lo hanno portato in prigione. Sengpiehl è rimasto in custodia per più di dieci giorni. I rappresentanti di Volkswagen Group China e dell'ambasciata tedesca sono riusciti a far uscire di prigione il manager. Che però ha dovuto lasciare immediatamente il Paese”.

In fatto di stupefacenti - uso e possesso - la Cina ha una delle legislazioni più severe al mondo. Anche il consumo all’estero può costare fino a quindici giorni di detenzione se al rientro in Cina si viene “beccati” durante un test.

“Un test antidroga positivo all’arrivo in Cina, anche se la droga era legale altrove, può portare alla detenzione immediata, a multe, all'espulsione e/o al divieto di rientrare nella Repubblica Popolare Cinese”, sta scritto in diversi avvisi sui siti di molte ambasciate straniere.

È già successo altre volte in passato che cittadini stranieri venissero espulsi dalla Cina dopo esser risultati positivi. La legge in materia di ingresso e uscita dal Paese stabilisce che “se gli stranieri svolgono attività non corrispondenti agli scopi del soggiorno o della residenza, o violano in altro modo le leggi o i regolamenti della Cina, il che li rende non più idonei a soggiornare o risiedere in Cina, può essere loro ordinato di lasciare il Paese entro un limite di tempo”.

Nel giugno del 2022 la Thailandia ha tolto la cannabis dalla lista dei narcotici liberalizzando le regole su coltivazione, consumo, possesso e vendita. Kitty Chopaka, una delle prime imprenditrici a Bangkok ad aprire un negozio a tema “maria”, aveva raccontato a Repubblica lo scorso anno che alcuni suoi clienti cinesi le avevano confessato di aver ricevuto sul loro telefonino all’arrivo in Thailandia un messaggino da parte delle autorità che li metteva proprio in guardia sul fatto che, una volta rientrati in patria, sarebbero potuti incorrere in test anti-droga. “Durante il vostro soggiorno in Thailandia se fate uso di marijuana e risultate positivi al test al ritorno in Cina, andrete incontro a sanzioni legali”, recitava l’avviso inviato dall’ambasciata cinese in Thailandia ai propri connazionali.

Già nel 2022 sul sito dell’ambasciata di Pechino a Bangkok si leggeva il seguente avviso: “L'uso di marijuana o il consumo di cibi o bevande contenenti marijuana lasciano tracce in campioni biologici come urina, sangue, saliva e capelli, che possono servire come prova del consumo di droga. Se una persona fa uso di marijuana in Thailandia e risulta positiva al test al suo ritorno in Cina dovrà affrontare sanzioni legali”. L’articolo 72 della legge sulle sanzioni per l'amministrazione della pubblica sicurezza afferma che “chi fa uso di droghe è detenuto per un periodo da 10 a 15 giorni e può incorrere in una multa fino a 2.000 yuan; per i reati meno gravi, la detenzione può essere fino a 5 giorni o una multa fino a 500 yuan”.

“In passato un manager Volkswagen sarebbe stato intoccabile in Cina”, scrive la Bild. La casa tedesca non se la passa benissimo ultimamente da queste parti. Le vendite, in questo che è il più grande mercato automobilistico del mondo, sono in calo da anni. Volkswagen è sempre più sotto pressione dai concorrenti cinesi: Byd ha scalzato l’anno scorso il marchio tedesco come leader di mercato in Cina. La scorsa settimana Volkswagen ha registrato un calo delle vendite del 15% in Cina nel terzo trimestre.

Leggi i commenti