Moldova, passa il referendum pro-Ue. Sandu: “Da Mosca frodi mai viste”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Maia Sandu ha vinto contro una massiccia operazione di destabilizzazione orchestrata da Mosca. Secondo le stime moldave, circa 100 milioni di euro sono stati investiti dagli emissari di Vladimir Putin per inquinare il voto di domenica. Ossia, per sabotare il referendum sull’ingresso della Moldova nell’Ue e la riconferma della presidente uscente. Dunque, il risultato sul filo incassato sul referendum - il 50,5% di “sì” - e il 42% conquistato al primo turno delle presidenziali dalla stessa Sandu, rasentano il miracolo.
L’ex funzionaria della Banca mondiale ha parlato ieri di «bande criminali», di «prove inconfutabili» del tentativo di «comprare 300mila elettori». Una frode elettorale «di dimensioni mai viste». La presidente ha ammesso che «la battaglia non è finita»: al ballottaggio del 3 novembre sfiderà il filorusso Aleksandr Stoianoglo. Ma col voto di domenica, intanto, «il nostro futuro nella Ue sarà ancorato nella Costituzione. Abbiamo combattuto una battaglia con armi i…
BERLINO – Maia Sandu ha vinto contro una massiccia operazione di destabilizzazione orchestrata da Mosca. Secondo le stime moldave, circa 100 milioni di euro sono stati investiti dagli emissari di Vladimir Putin per inquinare il voto di domenica. Ossia, per sabotare il referendum sull’ingresso della Moldova nell’Ue e la riconferma della presidente uscente. Dunque, il risultato sul filo incassato sul referendum - il 50,5% di “sì” - e il 42% conquistato al primo turno delle presidenziali dalla stessa Sandu, rasentano il miracolo.
L’ex funzionaria della Banca mondiale ha parlato ieri di «bande criminali», di «prove inconfutabili» del tentativo di «comprare 300mila elettori». Una frode elettorale «di dimensioni mai viste». La presidente ha ammesso che «la battaglia non è finita»: al ballottaggio del 3 novembre sfiderà il filorusso Aleksandr Stoianoglo. Ma col voto di domenica, intanto, «il nostro futuro nella Ue sarà ancorato nella Costituzione. Abbiamo combattuto una battaglia con armi impari, e abbiamo vinto».
In realtà, con lo scoppiare della guerra in Ucraina, la Moldova ha già chiesto – e ottenuto – l’avvio dei colloqui per entrare nell’Unione. Il referendum era consultivo ed è stato voluto da Sandu per cementare il consenso intorno al processo di adesione. Secondo Sergiu Tofilat, ex consigliere energetico di Sandu e analista di Watchdog, uno dei principali think tank moldavi impegnati nella difesa della democrazia, la presidente uscente «ha commesso un errore nell’associare il referendum così fortemente alla sua persona». Perché, spiega al telefono da Chisinau, «il 50-60% dei moldavi è a favore della Ue. E se si conta anche la diaspora, la percentuale sale ancora. Mentre Sandu ha un tasso di popolarità del 35%, secondo i sondaggi». Insomma, Sandu ha compromesso il risultato del referendum legandolo troppo alla sua persona.
Il secondo errore di Sandu, argomenta, «è la scarsa comunicazione sui vantaggi dell’Unione europea e sugli attacchi della Russia». Troppa timidezza, insomma, nel contrasto alle trombe del Cremlino. Tofilat ricorda che uno dei principali registi dell’operazione di destabilizzazione moldava, l’oligarca Ilan Shor, «ha annunciato mesi fa che avrebbe investito 250 milioni di euro per compiere azioni sovversive» nel Paese.
Mosca ha tuonato ieri contro il voto «non libero» in Moldova e ha denunciato presunte irregolarità nel voto. Ma ieri un ampio fronte internazionale si è schierato al fianco di Chisinau, a partire dagli Stati Uniti. «La democrazia della Moldova è forte, è un passo avanti storico», ha commentato il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale Usa John Kirby. Mentre da Bruxelles è stata la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a complimentarsi con i cittadini moldavi e con Sandu. La numero uno dell’esecutivo europeo ha applaudito a un risultato ottenuto «nonostante le tattiche ibride della Russia».
Sulla Moldova, in realtà, Bruxelles non è stata con le mani in mano. Ma si sarebbe potuto fare di più, sostiene l’europarlamentare e vicepresidente del Ppe, Siegfried Muresan. La scorsa settimana il Consiglio Ue ha aggiunto cinque nuovi nomi «che puntano a destabilizzare la Moldova» alla lista delle sanzioni europee. Tra di esse figura ad esempio la governatrice della Gagauzia e notoria marionetta di Putin, Evghenia Gutul. Ma Muresan promette, interpellato da Repubblica, che «la lista sarà allungata».
L’europarlamentare liberale rumeno, che presiede la delegazione al Parlamento Ue che si occupa della Moldova, è convinto che «dobbiamo agire più attivamente contro chi ha tentato di sabotare questa consultazione democratica, contro chi cerca attivamente di destabilizzare la Moldova». Muresan è stato vicepresidente del Parlamento europeo nella scorsa legislatura, e pensa che Bruxelles dovrebbe impegnarsi di più per contrastare le guerre ibride del Cremlino. «La Commissione Ue avrebbe dovuto comunicare di più» - ci spiega -. Ovviamente non deve entrare nel merito della politica interna, ma nel caso della Moldova ha fatto lo stesso errore che fece per la Brexit. Si è tenuta completamente fuori da un referendum che la riguardava da vicino. Poteva essere più attiva nel contrastare la massiccia disinformazione e propaganda anti-Ue del Cremlino».