BEIRUT – La strage dei poveri di Beirut. Sono diciotto al momento le vittime – secondo il ministero della salute libanese - del raid israeliano di ieri notte a Jnah, il quartiere delle case abusive impolverate davanti all’ospedale governativo Rafik Hariri, il più importante del Libano. La metà dei morti sono donne e bambini anche se il dato non sarebbe ancora certo perché altre fonti tengono il numero delle vittime più basso. È la prima volta che l’Idf colpisce Jnah, blocco urbano storicamente sciita ma non di Hezbollah.
Questo è territorio di Amal, l’altro partito della comunità sciita.I missili, a quanto raccontano i sopravvissuti, sono stati due o tre, uno dopo l’altro. "L’esercito israeliano non ha avvertito che avrebbe bombardato questa zona”, urlano gli abitanti mentre la ruspa scava tra le macerie.
Per tutta la mattina i soccorritori della protezione civile libanese hanno lavorato p…
BEIRUT – La strage dei poveri di Beirut. Sono diciotto al momento le vittime – secondo il ministero della salute libanese - del raid israeliano di ieri notte a Jnah, il quartiere delle case abusive impolverate davanti all’ospedale governativo Rafik Hariri, il più importante del Libano. La metà dei morti sono donne e bambini anche se il dato non sarebbe ancora certo perché altre fonti tengono il numero delle vittime più basso. È la prima volta che l’Idf colpisce Jnah, blocco urbano storicamente sciita ma non di Hezbollah.
Questo è territorio di Amal, l’altro partito della comunità sciita.I missili, a quanto raccontano i sopravvissuti, sono stati due o tre, uno dopo l’altro. "L’esercito israeliano non ha avvertito che avrebbe bombardato questa zona”, urlano gli abitanti mentre la ruspa scava tra le macerie.
Per tutta la mattina i soccorritori della protezione civile libanese hanno lavorato per estrarre i corpi nella speranza di trovare qualcuno ancora vivo. Cinque palazzine distrutte, cento i feriti. L’ospedale Hariri si trova dall’altra parte della strada, a una trentina di metri in linea d’aria dal cratere scavato dai missili israeliani. Il motivo del raid non è noto. Per i libanesi "non c’è un motivo, vogliono solo uccidere i civili”.
Nelle case sventrate dall’attacco, a quanto raccontano i testimoni, viveva gente povera che di recente aveva accolto sfollati provenienti dalla valle della Bekaa, da Dahieh e dal sud del Libano. Non risultano obiettivi militari o presenza di Hezbollah nel quartiere “‘È un segnale ad Amal’, dicono gli abitanti di Jneh. “Vogliono fare pressione su Berri”.
Nabih Berri è il presidente del Parlamento, sostanzialmente l’uomo più potente del Libano. "Un segnale perché lui sta negoziando a nome di Hezbollah e del Libano, vogliono fargli accettare le condizioni del cessate il fuoco di Israele presentate dall’inviato di Biden, Amos Hochstein”.