NEW YORK - Un ulteriore mistero ieri ha infittito la trama del caso dei documenti segreti sull’imminente attacco di Israele all’Iran comparsi online domenica sera. Ieri diversi media hanno indicato il nome della persona ritenuta responsabile di aver diffuso i file segreti: Ariane Tabatabai, politologa iraniano-americana, capo dello staff del vice segretario alla Difesa per le operazioni speciali. Il suo nome era stato indicato prima da Sky News Arabic e successivamente dal Jerusalem Post.
Figlia di un filosofo iraniano, studi a Londra, Tabatabai ha un solido background in studi sulla sicurezza: ha lavorato con think tank di primo piano, tra cui Rand Corporation e German Marshall Fund ma, soprattutto, è stata coinvolta nei negoziati nucleari con l’Iran, per poi uscire a causa di contrasti sulla linea da seguire con Teheran.
Come consigliera di primo piano, la dirigente ed ex ufficiale della marina aveva accesso a informazioni top secret, e per questo è spuntato il suo nome. Ma non è …
NEW YORK - Un ulteriore mistero ieri ha infittito la trama del caso dei documenti segreti sull’imminente attacco di Israele all’Iran comparsi online domenica sera. Ieri diversi media hanno indicato il nome della persona ritenuta responsabile di aver diffuso i file segreti: Ariane Tabatabai, politologa iraniano-americana, capo dello staff del vice segretario alla Difesa per le operazioni speciali. Il suo nome era stato indicato prima da Sky News Arabic e successivamente dal Jerusalem Post.
Figlia di un filosofo iraniano, studi a Londra, Tabatabai ha un solido background in studi sulla sicurezza: ha lavorato con think tank di primo piano, tra cui Rand Corporation e German Marshall Fund ma, soprattutto, è stata coinvolta nei negoziati nucleari con l’Iran, per poi uscire a causa di contrasti sulla linea da seguire con Teheran.
Come consigliera di primo piano, la dirigente ed ex ufficiale della marina aveva accesso a informazioni top secret, e per questo è spuntato il suo nome. Ma non è ancora chiaro se si tratti di spionaggio, di hackeraggio o di una mossa solitaria (?) per boicottare l’attacco israeliano. A settembre dell’anno scorso la politologa era finita nella bufera, dopo essere risultata legata al ministero degli esteri iraniano. Alcuni rappresentanti del Congresso avevano chiesto il suo allontanamento.
La Difesa si è vista costretta a smentire in serata: «Tabatabai non è oggetto d’interesse dell’indagine Fbi», ha detto il portavoce, il generale Pat Ryder. Niente svolta, ma il mistero resta, perché la fuga di notizie c’è stata. E tutte le piste sono ancora aperte perchè non è ancora chiaro se si tratti di spionaggio, hackeraggio o di una mossa (solitaria?) per boicottare l’attacco israeliano.
I documenti, datati 15 e 16 ottobre, erano finiti online dopo essere stati postati sull’account Telegram Middle East Spectator legato all’Iran. Erano stati definiti “top secret” e a conoscenza solo degli Stati Uniti e degli alleati del gruppo “Five Eyes”, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito. Uno dei file, compilati dall’agenzia di intelligence geospaziale e contenenti immagini raccolte dai satelliti spia Usa, indicava i movimenti di Israele per trasportare le munizioni. Un altro, attribuito alla National Security Agency, citava esercitazioni missilistiche delle forze israeliane in vista di un attacco all’Iran.
L’account Telegram ha dichiarato che «non era a conoscenza di documenti riservati americani» e che «non c’era nessun legame con le fonti, che noi riteniamo sia una gola profonda all’interno del dipartimento di Difesa». Non sono tanto i contenuti a preoccupare Washington, ma il fatto che siano stati diffusi, avvelenando i rapporti, già tesi, con Israele e proprio nel momento in cui la crisi in Medio Oriente sembra a un punto di svolta.
Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha parlato di «episodio sconcertante». Donald Trump ha attaccato l’amministrazione democratica: «Israele non si fiderà più a condividere dati, come biasimarli». L’anno scorso un altro caso aveva incrinato le relazioni tra Usa e alleati, inclusi Corea del Sud e Ucraina, dopo che un aviere di 21 anni, Jack Teixeira, aveva pubblicato in un forum online materiale riservato, legato al conflitto con la Russia. L’Fbi era riuscita, però, a identificare subito Teixeira, arrestato, processato e condannato a 16 anni di carcere. Da allora il Pentagono ha ristretto il numero di persone che possono accedere a documenti segreti.